I dati del primo trimestre 2026 parlano chiaro: il PIL è sceso dello 0,2% dopo il calo dell’1,8% di fine 2025. Il Paese è in recessione tecnica.
Purtroppo l’economia della Romania non riesce ancora a trovare una strada per uscire dal tunnel. I dati pubblicati mercoledì 13 maggio dall’Istituto nazionale di statistica confermano ciò che molti temevano anche per il primo trimestre del 2026. Il Pil è infatti sceso dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Il problema è che anche nell’ultimo trimestre del 2025 si era registrato un calo del prodotto interno lordo pari all’1,8%. La contrazione dell’ultimo trimestre del 2025, unita a quella del primo trimestre 2026, porta quindi a due trimestri consecutivi negativi e ciò significa che la Romania è ufficialmente entrata in recessione tecnica.
Se si analizzano invece i dati su base annua, il quadro appare ancora più pesante: rispetto al primo trimestre del 2025, l’economia romena si è contratta dell’1,5%, mentre l’intero 2025 si era chiuso con una crescita limitata appena allo 0,7% rispetto al 2024.
Analizzando i vari settori economici, emerge l’immagine di un’economia fortemente squilibrata. Alcuni comparti, come edilizia, informatica, comunicazioni e agricoltura, hanno fornito un contributo positivo, mentre commercio, trasporti, turismo e servizi professionali hanno avuto un impatto negativo. Particolarmente preoccupante è il contributo quasi nullo dell’industria manifatturiera, che rappresenta oltre il 17% del Pil nazionale. A febbraio, la produzione industriale è diminuita dell’1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre i consumi sono crollati del 6,8% negli ultimi dieci mesi.
Preoccupa anche l’inflazione elevata
Anche gli investimenti mostrano segnali di rallentamento, soprattutto nel settore privato, dove l’incertezza economica e il costo sempre più elevato dell’accesso al credito hanno spinto aziende e famiglie verso un atteggiamento molto più prudente. A rendere il quadro ancora più complicato è poi l’inflazione: il tasso annuo ha raggiunto il 10,7%, un valore circa tre volte superiore rispetto alla media europea. I prezzi dei servizi sono aumentati del 13%, quelli dei beni non alimentari del 12%, mentre i prodotti alimentari costano il 7,4% in più rispetto a un anno fa. In forte crescita anche gli affitti, aumentati addirittura del 33%.
La Romania ha chiuso il 2025 con uno dei deficit di bilancio più elevati dell’Unione Europea, pari al 7,65% del Pil. Si tratta di un disavanzo molto pesante, mentre le previsioni per il 2026 stimano una riduzione soltanto intorno al 6%. Solo a gennaio il debito estero è aumentato di 1,9 miliardi di euro, un ulteriore segnale considerato molto preoccupante dagli analisti.
Purtroppo, anche le stime per il 2026 non lasciano spazio all’ottimismo. La crescita prevista è di appena lo 0,5% e molti esperti concordano sul fatto che la Romania difficilmente riuscirà a superare l’1% di crescita economica. Anzi, cresce il timore che il Paese possa chiudere l’anno nuovamente in rosso, trasformando la recessione tecnica di questi mesi in una vera e propria recessione economica.
La principale speranza resta legata agli investimenti pubblici finanziati dall’Unione Europea attraverso il PNRR, per il quale la Commissione europea ha dato il via libera a una quarta tranche da 2,6 miliardi di euro. Tuttavia, gli effetti concreti di questi fondi dovrebbero iniziare a farsi sentire soltanto nella seconda parte dell’anno.
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