Contrariamente alle previsioni più cupe, la sterlina si sta dimostrando solida.
Attualmente, il cambio con l’euro si attesta vicino a €1,20, il livello più alto dal referendum sulla Brexit.
Rispetto allo yen giapponese, la valuta britannica appare persino sopravvalutata, mentre l’indice ponderato della sterlina ha raggiunto il suo massimo degli ultimi nove anni. Inoltre, il commercio estero ha registrato un aumento del 4,5% su base annua, segno di una crescente fiducia internazionale nella solidità della valuta.
Anche i mercati obbligazionari sembrano ignorare le preoccupazioni di una crisi imminente. I credit default swap (CDS) sul debito britannico a cinque anni si attestano a 23 punti, inferiori a quelli di paesi come gli Stati Uniti (31), la Francia (35) e perfino la Cina (55). Questo indicatore, che esclude il rischio inflazionistico, rappresenta una misura efficace del rischio di default percepito dagli investitori. Inoltre, i rendimenti sui titoli di Stato britannici a dieci anni sono scesi dal 4,5% al 4,0% nell’ultimo trimestre, un chiaro segnale di crescente fiducia nei confronti del debito pubblico.
Secondo gli esperti finanziari internazionali, l’economia del Regno Unito sta lentamente superando le recenti crisi: la pandemia di Covid-19, la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina e il processo di distacco dall’Unione Europea. Il tasso di crescita del PIL, dopo una contrazione del 9,8% nel 2020, è tornato in territorio positivo con un +1,9% nel 2023 e una proiezione di +2,1% per il 2024, secondo l’Office for National Statistics.
Rispetto all’Europa continentale, il Regno Unito si mostra più aperto all’adozione di tecnologie disruptive e intelligenza artificiale. Il settore tecnologico britannico ha registrato investimenti record di 35 miliardi di sterline nel 2023, con Londra che si conferma la capitale europea delle start-up. Inoltre, è meno incline a introdurre barriere regolatorie e commerciali, offrendo un ambiente più favorevole alla crescita della produttività, aumentata dell’1,5% nell’ultimo anno.
Secondo i dati dell’UNCTAD, il Regno Unito ha registrato un aumento del 32% nei progetti greenfield, raggiungendo gli 85 miliardi di dollari. A confronto, l’Europa ha subito un calo del 45%, con la Germania e la Polonia che hanno perso rispettivamente il 60% degli investimenti.
Un esempio emblematico è il progetto da 10 miliardi di sterline di Blackstone per costruire il più grande data center europeo a Blyth, alimentato prevalentemente da energia eolica del Mare del Nord. Questa iniziativa evidenzia la crescente importanza della transizione energetica nel posizionamento strategico del Regno Unito. Inoltre, il settore energetico ha attirato oltre 20 miliardi di sterline in nuovi investimenti nel 2023, con una capacità rinnovabile installata prevista in crescita del 15% entro il 2025.
Nonostante le critiche, la situazione fiscale del Regno Unito non è paragonabile alle crisi del passato. Il deficit delle partite correnti si è ridotto dal 6,2% del PIL nel 2016 al 2,8%. La riduzione della dipendenza dall’importazione di energia, grazie alle rinnovabili e ai veicoli elettrici, sta contribuendo a migliorare l’equilibrio macroeconomico. Il debito pubblico, pur rimanendo elevato, è sceso dal 101% al 98% del PIL nel corso del 2023.
Il vero rischio per il Regno Unito non sembra derivare dall’economia, ma dal clima politico instabile. Le recenti turbolenze politiche e l’instabilità nella leadership potrebbero minare la fiducia degli investitori più della situazione finanziaria reale. L’incertezza legata alle prossime elezioni potrebbe influenzare la fiducia dei mercati nel breve termine.
Nonostante le sfide, il Regno Unito sembra aver imboccato la strada della ripresa. Con una politica monetaria più flessibile, una crescente apertura agli investimenti tecnologici e una transizione energetica ben avviata, le prospettive economiche sono meno cupe di quanto molti temano. I mercati, almeno per ora, sembrano essere d’accordo, con una previsione di crescita del PIL del 2,1% per il 2024 e un’inflazione attesa in discesa dal 6,7% al 4,2%.