La peste suina è pericolosa per l’uomo e per gli altri animali?

Chiara Esposito

8 Maggio 2022 - 19:33

condividi

Alcuni risposte chiare e necessarie per comprendere i reali rischi dell’epidemia di peste suina che sta attraversando l’Italia.

La peste suina è pericolosa per l'uomo e per gli altri animali?

Dopo la scoperta di un esemplare infetto nella zona di Roma, cresce l’allerta per la peste suina (PSA). I timori più diffusi, sin dai primi casi manifestatisi in Piemonte e Liguria, riguardano la pericolosità di questo virus e la possibilità che la malattia a esso connessa possa decimare capi di bestiame e, contemporaneamente, mettere a rischio la salute della popolazione.

Le autorità sanitarie nazionali, oltre ad aver nominato già a marzo del 2022 un commissario straordinario per il contenimento del contagio, stanno quindi diffondendo importanti informazioni volte ad allertare i cittadini, fornire loro le istruzioni fondamentali per evitare di entrare in contatto con animali potenzialmente infetti e riconoscere i primi sintomi della peste.

Sebbene infatti non sia pericolosa per l’uomo il nostro organismo è un «veicolo di trasmissione» e la PSA prolifera in prodotti a base di carne di animali infetti (per esempio scarti di cucina, scarti alimentari, spazzatura). I comportamenti delle persone possono quindi favorire o rallentare la sua diffusione.

C’è poi l’incognita sulle altre specie animali e sulla loro possibilità di contrarre il virus. Un quesito molto diffuso in chi teme che ad essere contagiato possa essere il proprio cane o il proprio gatto. A tutte queste domande cerchiamo quindi dare delle risposte chiare e univoche avvalendoci del parere degli esperti e contestualizzando la pericolosità del fenomeno nella sua complessità.

Peste suina: quali rischi per l’uomo?

Questa malattia è causata da un’infezione virale e può essere trasmessa per contatto con oggetti contaminati dal virus o, infine, tramite puntura di zecche infette. Questo però riguarda solo i suini.

L’essere umano non è un soggetto predisposto al malanno, può esserne soltanto il “veicolo trasmissivo”. In questo caso il patogeno prolifera perché ingerito; la sua natura lo porta infatti a colonizzare salumi e carne congelata proveniente da animali infetti.

Il vero rischio è piuttosto risvolto all’economia di questo settore, il comparto alimentare che dà lavoro a circa centomila persone in tutta Italia tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione dei prodotti. Il timore è che l’intero settore, punta della filiera agroalimentare nostrana anche per quanto riguarda l’export, possa subire una dolorosa battuta d’arresto a causa della morte prematura dei capi di bestiame destinati al macello che, se infetti, non farebbero che alimentare il circolo vizioso e diffondere a macchia d’olio l’epidemia.

In materia si è espresso anche il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri che, a seguito dell’ordinanza restrittiva emanata per il parco romano dell’Insugherata, vede di buon occhio l’estrema tempestività della Regione.

Febbre suina: sintomi negli animali

Come testimoniano anche le note informative del Ministero della Salute, non esiste un vaccino o un farmaco capace di curare e prevenire la malattia provocata da questo ceppo di peste suina. La tecnica dell’abbattimento è perciò quella maggiormente praticata per salvaguardare la salute del resto degli animali. Quando un maiale o un cinghiale s’infettano del resto non restano in vita più di dieci giorni mentre, normalmente, se il virus è libero di circolare in un ambiente esterno può sopravvivere fino a 100 giorni.

I sintomi principali negli animali colpiti sono: febbre, perdita di appetito, debolezza del treno posteriore con conseguente andatura incerta, difficoltà respiratorie e secrezione oculo-nasale, costipazione, aborti spontanei, emorragie interne, emorragie evidenti su orecchie e fianchi. La diagnosi di malattia è effettuata tramite vari esami di laboratorio tra cui immunofluorescenza, PCR, ELISA e Immunoperossidasi.

La peste suina può contagiare altri animali?

L’ASFV, questa la sigla assegnata al patogeno, è quini particolarmente resistente e capace di sopravvivere ben 18 mesi nel sangue degli animali che definiremmo guariti. Rientrano in questo range però solo il 10% degli esemplari infetti.

L’incredibile tasso di mortalità della peste suina ha perciç diffuso il cocente timore che cani e gatti, entrando in contatto in ambienti di aperta campagna con mandrie di cinghiali o, nel caso degli allevamenti, con i suini, possano a loro volta contagiarsi.

Negli animali domestici però questa malattia non è trasmissibile, anche se, come nel caso dell’uomo, c’è sempre il rischio di rappresentare un vettore passivo di trasmissione indiretta.

Iscriviti a Money.it