Pensateci un momento: lavorate in una fabbrica. Quest’occupazione, al netto di sudore e fatica, vi offre uno stipendio adeguato con il quale poter coprire le spese e soddisfare i bisogni. Succede che un giorno i vostri responsabili iniziano a tagliare il personale. Aria di crisi? Neanche per idea. Lo fanno semplicemente perché sono stati sviluppati dei robot che riescono a compiere le vostre stesse azioni, in molto meno tempo e ad un costo nullo. Una macchina ha appena preso il vostro posto di lavoro e voi siete rimasti senza occupazione. Ecco l’incubo più grande che potrebbe succedere in futuro a milioni di addetti e operai vari, quando orde di robot umanoidi saranno in grado di lavorare come e meglio dell’uomo.
In Cina c’è già chi inizia a preoccuparsi. Basta dare un’occhiata a cosa sta succedendo a Foshan, provincia del Guangdong, cuore della cintura industriale del Dragone, dove circa l’80% delle aziende locali ha adottato o adotterà una qualche forma di automazione entro la fine dell’anno. Certo, questo non significa che arriverà un robot umanoide a sostituire in toto l’azione umana.
Ci saranno però – almeno per il momento – macchinari aggiornati e braccia meccanizzate che riscriveranno i flussi di lavoro. E gli addetti in carne e ossa? Dovranno gestire l’intero processo, assicurarsi che tutto proceda senza intoppi. La conseguenza principale è che gli addetti richiesti – in numero minore rispetto al passato – devono essere qualificati.
I robot e il nuovo mercato del lavoro: cosa succede in Cina
Come ha spiegato il portale The Sixth Tone, a Foshan gli aggiornamenti digitali hanno portato a un aumento del 16% della produttività e ad una riduzione dei costi del 17%. In tutto il Guangdong, la produzione annuale di robot è invece passata da 44.700 unità nel 2019 a 246.800 quest’anno, con un aumento di cinque volte che ha mantenuto la provincia come principale produttrice di robot industriali in Cina per cinque anni consecutivi.
In tutto il settore lavorativo i ruoli poco qualificati stanno diventando sempre più difficili da proteggere. “Il packaging è uno dei primi a scomparire”, ha spiegato Fan Qiyuan, professore associato di tecnologia robotica industriale presso la Shunde Polytechnic University.
Nell’ambito del «Piano per un Milione di Talenti», la provincia del Guangdong si è impegnata a riqualificare 3 milioni di lavoratori industriali in tre anni, concentrandosi su ruoli legati all’intelligenza artificiale. L’obiettivo? Mantenere il personale occupabile in prima linea – con compiti di supervisione - nonostante la diffusione dell’automazione.
I media cinesi, intanto, parlano di questo fenomeno come di un tentativo di affrontare il “paradosso sostituzione-creazione”, in cui le macchine cancellano alcuni posti di lavoro e ne creano altri, spesso più velocemente di quanto i lavoratori possano adattarsi.
Un dilemma complesso
Pechino sta investendo oltre 20 miliardi di dollari in robot umanoidi e promette che le fabbriche manifatturierie integreranno queste macchine al personale umano. E però, ha scritto Tech Wire Asia, ci sono almeno 123 milioni di operai che si chiedono se questa promessa sarà mantenuta visto che ci sono evidenti segnali che preannunciano radicali cambiamenti.
Eppure i funzionari governativi parlano di collaborazione e armonia, anche se i numeri raccontano una storia diversa. Obiettivi di produzione di oltre 10.000 unità umanoidi entro il 2025, proiezioni di costo che potrebbero dimezzare i prezzi dei robot in un anno e la già aggressiva traiettoria di automazione della Cina, suggeriscono un futuro in cui i lavoratori umani potrebbero ritrovarsi obsoleti anziché potenziati.
Nel frattempo la popolazione cinese in età lavorativa – definita nel Paese come quella compresa tra 16 e 59 anni – è scesa a 875,6 milioni nel 2022 dagli 896,4 milioni del 2019, mentre la popolazione di età superiore ai 65 anni è salita a 209,78 milioni lo scorso anno dai 176 milioni del 2019. Ecco, queste tendenze creano una logica economica convincente per l’automazione, a prescindere dalle garanzie ufficiali sul mantenimento dei posti di lavoro.