Un nuovo indice di prosperità rimescola le carte sulla ricchezza dei Paesi. E per l’Italia, il quadro è ancora più impietoso.
Siamo abituati a misurare la ricchezza dei Paesi con il PIL pro capite. Chi produce di più viene considerato il più ricco. Ma questo modo di guardare il mondo è viziato, ha un difetto di fondo che gli economisti conoscono bene e che raramente finisce nei titoli dei giornali, perché il PIL misura quanto un Paese produce, non quanto i suoi cittadini effettivamente guadagnano, né il modo in cui quella ricchezza viene distribuita.
È partendo da questa critica che HelloSafe, piattaforma di comparazione di servizi finanziari, ha costruito il suo Prosperity Index 2026, una classifica che mette insieme oltre 50 Paesi valutando non solo il PIL, ma anche il Reddito Nazionale Lordo pro capite, l’Indice di Sviluppo Umano, il tasso di povertà relativa e la disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Il tutto sulla base di dati provenienti da fonti autorevoli come FMI, Banca Mondiale, UNDP e OCSE.
E il risultato è sorprendente. Germania e Francia, due delle economie più forti d’Europa e del mondo, non compaiono nella top 10. Ma perché?
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Norvegia prima in classifica, l’Italia in fondo
La classifica è dominata dall’Europa del Nord. La Norvegia guida la graduatoria per la prima volta, seguita da Irlanda e Lussemburgo.
Gli Stati Uniti si collocano al 17° posto, come conseguenza degli alti livelli di disuguaglianza e povertà relativa. La Francia è 20ª nella classifica mondiale, 14ª in Europa. La Germania, 12ª nella graduatoria europea, non entra in quella globale tra le prime dieci.
L’Europa mediterranea occupa la parte bassa della classifica, con Italia, Grecia, Spagna e Portogallo che ottengono punteggi modesti a causa dei livelli di povertà relativa. Per l’Italia, non c’è nemmeno la parziale consolazione del «siamo nella stessa situazione dei nostri vicini grandi». Siamo più indietro di loro.
Classifica europea dei Paesi più ricchi
| Posizione | Paese | Punteggio (0–100) |
|---|---|---|
| 1 | 🇳🇴 Norvegia | 77,65 |
| 2 | 🇮🇪 Irlanda | 75,06 |
| 3 | 🇱🇺 Lussemburgo | 74,39 |
| 4 | 🇨🇭 Svizzera | 72,46 |
| 5 | 🇮🇸 Islanda | 72,23 |
| 6 | 🇩🇰 Danimarca | 65,78 |
| 7 | 🇳🇱 Paesi Bassi | 58,17 |
| 8 | 🇧🇪 Belgio | 54,83 |
| 9 | 🇸🇪 Svezia | 54,62 |
| 10 | 🇩🇪 Germania | 50,41 |
| 11 | 🇫🇮 Finlandia | 49,13 |
| 12 | 🇦🇹 Austria | 43,46 |
| 13 | 🇨🇿 Repubblica Ceca | 38,49 |
| 14 | 🇫🇷 Francia | 38,12 |
| 15 | 🇬🇧 Regno Unito | 38,05 |
| 16 | 🇸🇮 Slovenia | 35,68 |
| 17 | 🇲🇹 Malta | 34,40 |
| 18 | 🇮🇹 Italia | 25,22 |
| 19 | 🇪🇸 Spagna | 22,30 |
| 20 | 🇪🇪 Estonia | 15,23 |
Classifica mondiale dei Paesi più ricchi
| Posizione | Paese | Punteggio (0–100) |
|---|---|---|
| 1 | 🇳🇴 Norvegia | 77,65 |
| 2 | 🇮🇪 Irlanda | 75,06 |
| 3 | 🇱🇺 Lussemburgo | 74,39 |
| 4 | 🇨🇭 Svizzera | 72,46 |
| 5 | 🇮🇸 Islanda | 72,23 |
| 6 | 🇸🇬 Singapore | 66,43 |
| 7 | 🇩🇰 Danimarca | 65,78 |
| 8 | 🇳🇱 Paesi Bassi | 58,17 |
| 9 | 🇧🇪 Belgio | 54,83 |
| 10 | 🇸🇪 Svezia | 54,62 |
| 11 | 🇶🇦 Qatar | 50,60 |
| 12 | 🇩🇪 Germania | 50,41 |
| 13 | 🇦🇪 Emirati Arabi Uniti | 50,22 |
| 14 | 🇫🇮 Finlandia | 49,13 |
| 15 | 🇦🇺 Australia | 46,24 |
| 16 | 🇦🇹 Austria | 43,46 |
| 17 | 🇺🇸 Stati Uniti | 43,39 |
| 18 | 🇨🇦 Canada | 39,44 |
| 19 | 🇨🇿 Repubblica Ceca | 38,49 |
| 20 | 🇫🇷 Francia | 38,12 |
Fonte: HelloSafe, Prosperity Index 2026
Perché Germania e Francia sono fuori dalla top 10
Il caso tedesco è il più interessante perché smentisce la narrazione consolidata secondo cui Germania è il motore economico d’Europa, sinonimo di solidità industriale e disciplina fiscale. Eppure l’indice la penalizza e le ragioni vanno cercate sia nei dati macroeconomici più recenti quanto nei problemi di lungo periodo.
Manca una crescita significativa ormai dal 2022, quando l’attività economica stava ancora completando il rimbalzo dalla recessione causata dal Covid-19. Rispetto al 2019, il PIL tedesco è salito solo dello 0,2%, il risultato peggiore tra i Paesi del G7, chiaro segnale che i problemi della Germania sono in gran parte interni - dalla crisi del settore manifatturiero alla concorrenza cinese sempre più agguerrita, passando per il calo degli investimenti, la stasi della produttività e l’inverno demografico sono tutti fattori di declino di lungo periodo. A questi si aggiungono i problemi energetici seguiti all’interruzione delle forniture di gas russo dopo l’invasione dell’Ucraina, che hanno colpito duramente un modello industriale costruito sull’energia a basso costo.
Il governo tedesco ha già abbassato le stime di crescita per il 2026 all’1%, dopo che il PIL nel 2025 è salito appena dello 0,2%, zavorrato da quei problemi strutturali che richiederanno anni ed anni per essere risolti. Non siamo davanti a un’economia in declino terminale, ma a un Paese che fatica a tradurre la sua ricchezza aggregata in benessere diffuso.
Per la Francia il discorso è diverso. Con un punteggio di prosperità di 38,12, Parigi si classifica 14ª in Europa. Le sue infrastrutture e la sua protezione sociale figurano tra le migliori del mondo, ma il dinamismo economico è a dir poco limitato e il divario con i leader nordici rimane netto. In altre parole, la Francia ha un ottimo sistema di welfare, ma la sua economia non cresce abbastanza da sostenere nel lungo periodo l’insieme di politiche, istituzioni e risorse pubbliche che garantiscono un tenore di vita dignitoso ai cittadini. Il debito pubblico francese ha superato il 110% del PIL e la pressione fiscale è tra le più alte d’Europa, fattore che limita la capacità delle famiglie di accumulare ricchezza privata.
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