Un’ombra del passato aleggia sull’Europa. Dopo la disfatta nella Prima Guerra dell’Oppio del 1842, la dinastia Qing firmò il Trattato di Nanchino, un accordo che condannò la Cina a oltre un secolo di oppressione straniera e controllo coloniale del commercio. Quei cosiddetti “trattati ineguali” videro una superpotenza militare e tecnologica imporre termini unilaterali per ridurre il proprio deficit commerciale.
Ora, a quasi due secoli di distanza, l’Unione Europea sembra rivivere un copione simile, come messo in luce da un articolo di Politico che paragona l’ultimo accordo commerciale con gli Stati Uniti a quel periodo di umiliazione cinese. Un’analisi che trova conferma anche nelle parole rivelatrici di Sabine Weyand, Direttrice Generale per il Commercio della Commissione Europea.
Le parole di Weyand
Intervenendo al Forum Europeo di Alpbach, ha ammesso: “Se non avete sentito la parola ‘negoziazione’ – è perché non c’è stata.” L’accordo, siglato sotto la pressione di Trump, impone dazi del 15% sulla maggior parte delle esportazioni UE, un compromesso che l’analista Arnaud Bertrand, in un post su X, ha definito “umiliante”. Weyand ha chiarito che non si è trattato di un equilibrio economico ideale, ma di una scelta strategica dettata dalla dipendenza dell’Europa dagli USA, soprattutto in materia di sicurezza. “Abbiamo una guerra terrestre sul continente europeo e siamo completamente dipendenti dagli Stati Uniti,” ha dichiarato, sottolineando come la paura di un’escalation abbia spinto l’UE a cedere.
Il Commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha aggiunto un ulteriore tassello: “Non si tratta solo di commercio, ma di sicurezza, Ucraina e volatilità geopolitica.” Questa ammissione riflette una debolezza strategica che Trump ha saputo sfruttare alla perfezione, forte del suo controllo militare e tecnologico, come evidenziato da Politico.
Asimmetrie e ricatti
L’intesa, negoziata in un’ora al resort di Trump, presenta squilibri evidenti. L’UE affronta dazi del 15% sulle sue esportazioni, senza contromisure simmetriche, mentre settori chiave come l’auto e i semiconduttori tedeschi hanno ottenuto esenzioni parziali.
In cambio, l’Europa si è impegnata ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia USA e a investire 600 miliardi, un impegno che Politico definisce vago e potenzialmente usato da Trump come leva per futuri ricatti. “Se l’UE non investirà, pagherà dazi del 35%,” ha avvertito Trump, dimostrando come l’accordo sia più un punto di partenza che una soluzione definitiva.
L’analogia con il Trattato di Nanchino è inquietante. Come la Cina del XIX secolo, l’UE paga il prezzo di anni di sottovalutazione dei segnali d’allarme. Thorsten Benner, del Global Public Policy Institute, ha criticato la riduzione della spesa militare post-Guerra Fredda e il ritardo tecnologico dell’Europa, che l’ha resa vulnerabile. “Siamo puniti per non aver investito in sicurezza e tecnologia per 20 anni,” ha detto.
Reazioni e critiche
Le reazioni in Europa sono state un misto di rassegnazione e indignazione. Il primo ministro francese François Bayrou ha definito l’accordo un “giorno oscuro” di sottomissione, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ammesso i danni economici, pur riconoscendo l’impossibilità di ottenere di più. In Ungheria, Viktor Orbán ha ironicamente commentato che Trump “ha mangiato von der Leyen a colazione”.
La sensazione è che nessuno dei grandi leader mondiali creda davvero - se non per mere questioni propagandistiche - al futuro dell’Ue. Che sembra, ormai, segnato.