Controllare le ricchissime rotte dell’Oceano Indiano, ovvero il trait d’union marittimo tra l’Asia da un lato e l’Africa e l’Europa dall’altro.
Acquisire un rilevante vantaggio strategico nell’Indo-Pacifico, il ring dove si sta disputando lo scontro a distanza tra le potenze del XXI secolo. Last but not least, piantare tante bandierine virtuali in un’area potenzialmente ricca di risorse energetiche ancora da sfruttare. Sono questi alcuni degli obiettivi dell’India, pronta a scoprire tutte le sue carte per ostacolare la sempre più ingombrante ascesa della Cina, a sua volta interessata a tagliare gli stessi traguardi regionali ambiti da Nuova Delhi.
Se in passato il colosso indiano aveva sempre concentrato la sua politica di difesa all’interno dei confini terrestri, adesso la nazione guidata da Narendra Modi è pronta a stringere i muscoli per mostrare i contorni della sua potenza navale. Perché proprio ora? Il motivo è presto detto: dopo anni di promesse non mantenute è forse arrivato il momento che potrebbe sancire il definitivo ingresso dell’India nel club delle potenze globali.
Questo significa che le ambizioni del Paese stanno diventando altrettanto globali, e che le navi di Delhi sono interessate a proiettare la loro forza (e presenza) nelle acque internazionali. Anche in quelle messe nel mirino da Pechino, che da mesi sta setacciando i fondali dell’Oceano Indiano. Ufficialmente per fini scientifici, ufficiosamente per mappare le profondità marine per ragioni militari.
Verso un’India globale
A novembre, quando i ribelli Houthi dello Yemen hanno iniziato a prendere di mira le navi transitanti nel Mar Rosso, causando interruzioni in una rotta commerciale che copre circa il 12% del commercio globale, l’India ha inviato in loco tre cacciatorpediniere lanciamissili e aerei da ricognizione. Ebbene, un simile dispiegamento rende il Paese un “contributore proattivo” alla stabilità marittima internazionale. “Non lo facciamo solo per altruismo. A meno che tu non sia una potenza marittima, non potrai mai aspirare a diventare una potenza globale”, ha affermato all’Associated Press il vice ammiraglio indiano Anil Kumar Chawla, ritiratosi nel 2021 da capo del comando navale meridionale dell’India.
È dunque in un contesto del genere che Delhi sta ampiamente pubblicizzando i suoi schieramenti, segnalando il desiderio di voler assumere una responsabilità più ampia nella sicurezza marittima nei confronti del mondo e, al tempo stesso, di sfidare il rivale cinese. “È un messaggio alla Cina: guarda, possiamo schierare una forza così grande qui. Questo è il nostro cortile. Anche se non ne siamo i proprietari, siamo probabilmente la potenza navale residente più capace e responsabile”, ha aggiunto Chawla.
Di recente la marina indiana ha aiutato almeno quattro navi finite nei guai nel Mar Rosso, tre delle quali attaccate dagli Houthi e un’altra forse dall’Iran, oltre ad aver compiuto varie missioni anti pirateria. Un esempio? Il 26 gennaio il cacciatorpediniere lanciamissili indiano INS Visakhapatnam ha assistito l’equipaggio di una petroliera battente bandiera delle Isole Marshall dopo che quest’ultima era stata colpita da un missile nel Golfo di Aden. Circa 10 giorni prima, la stessa Visakhapatnam aveva risposto ad una richiesta di soccorso da parte della nave mercantile Genco Picardy, di proprietà statunitense, a seguito di un attacco di droni nelle medesime acque.
Delhi sfida Pechino in alto mare
La Cina ha consolidato negli anni la propria presenza nell’Oceano Indiano, può vantare la Marina più grande del mondo per numero di navi (le dimensioni della sua marina sono il triplo rispetto a quella controllata da Delhi), gestisce una flotta di grandi navi della guardia costiera nonché una milizia marittima ombra composta da pescherecci in prima fila per rafforzare le rivendicazioni territoriali di Pechino nel Mar Cinese Meridionale.
Come se non bastasse, il Dragone ha intensificato il suo impegno nell’Oceano Indiano principalmente stipulando accordi infrastrutturali con i vicini dell’India, tra cui Bangladesh, Sri Lanka e, più recentemente, le Maldive. La scorsa settimana il governo delle Maldive ha autorizzato una nave da ricerca cinese ad attraccare nel suo porto. Imbarcazioni simili hanno fatto scalo nei porti dello Sri Lanka nel 2022 e nel 2023, con Delhi preoccupata che queste potessero essere utilizzate per sorvegliare la regione.
Ebbene, la crescente concorrenza con la Cina starebbe stimolando l’India ad acquisire navi, sottomarini e aerei più avanzati, e a investire maggiormente in tecnologie e infrastrutture. La quota della Marina nel bilancio della difesa indiano, che lo scorso anno ha raggiunto i 72,6 miliardi di dollari, è aumentata dal 14% fino a quasi il 19%. Non solo: la suddetta Marina indiana ha anche costruito o rafforzato partenariati strategici attraverso la partecipazione ad esercitazioni congiunte con altre nazioni.
Modi vuole insomma affermare la supremazia dell’India e far emergere il suo Paese come fornitore di sicurezza regionale, tenendo d’occhio importanti rotte marittime di comunicazione. La missione non è impossibile ma la strada è in salita, visto che in quelle stesse latitudini la Cina, già da anni, intende ottenere lo stesso risultato.