La sfida con Russia e Cina passa per l’Artico

Roberto Vivaldelli

16/09/2024

Le tensioni geopolitiche stanno intensificando la competizione per le risorse e il controllo strategico nell’Artico, minacciando la stabilità della regione.

La sfida con Russia e Cina passa per l’Artico

Le conseguenze della guerra in Ucraina giungono fino alla regione dell’Artico. Quest’ultima, infatti, tradizionalmente oggetto di cooperazione internazionale per il suo delicato equilibrio ecologico, sta ora subendo gli effetti delle crisi globali, con il conflitto in Ucraina che ha fatto emergere fratture profonde tra gli Stati coinvolti. Esempio? Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, i sette membri del Consiglio Artico (che include Norvegia, Canada, Stati Uniti e altri) hanno sospeso la collaborazione con Mosca.

Il Consiglio, istituito per promuovere la cooperazione e la gestione sostenibile dell’Artico, si è così trovato in una situazione di stallo. Nonostante l’interruzione formale dei lavori, la Russia ha continuato a portare avanti i propri progetti di sfruttamento delle risorse naturali della regione, intensificando le attività minerarie ed energetiche. Una rottura che evidenzia la rivalità geopolitica tra Mosca e l’occidente.

La guerra dei droni nell’Artico

La guerra è già nell’Artico, non solo a livello geopolitico. A fine luglio, droni ucraini hanno infatti colpito la base aerea russa di Olenya, nel nord della Russia, danneggiando un bombardiere strategico. La base di Olenya, situata sulla Penisola di Kola nell’Artico, si trova a oltre 1.900 chilometri dall’Ucraina, ma a soli 200 chilometri dal confine con la Finlandia. Nei giorni scorsi, Mosca ha abbattuto tre droni nella regione settentrionale di Murmansk mercoledì, a oltre 1.600 chilometri dall’Ucraina, secondo quanto riferito dal governatore locale Andrey Chibis. In seguito all’attacco, l’agenzia dell’aviazione russa ha chiuso due aeroporti nella regione per garantire la sicurezza degli aerei civili. Murmansk è una città situata nel nord-ovest della Russia, vicino al confine con la Norvegia e la Finlandia. Si trova sulla Penisola di Kola, lungo la costa del Mar di Barents, nel Circolo Polare Artico.

Addio alla collaborazione

Come ha evidenziato Didier Ortolland in un articolo pubblicato su Le Monde Diplomatique, la guerra in Ucraina ha radicalmente cambiato le dinamiche nell’Artico. Tradizionalmente, la regione è stata un luogo di collaborazione internazionale, focalizzata sulla ricerca scientifica, la protezione dell’ambiente e la gestione pacifica delle risorse. Tuttavia, l’attuale scenario geopolitico sta trasformando l’Artico in un campo di scontro indiretto tra le grandi potenze. Lo scioglimento dei ghiacci sta aprendo nuove rotte marittime e rendendo accessibili enormi risorse di gas e petrolio, scatenando una corsa tra i paesi per assicurarsi il controllo di questi territori. Anche la Cina sta aumentando la sua presenza, raccogliendo informazioni e cercando di investire in proprietà artiche.

A complicare ulteriormente la situazione, come spiega Ortolland, sono le rivendicazioni territoriali che coinvolgono diversi Stati, in particolare la Russia e gli Stati Uniti. Mosca ha infatti avanzato richieste per ampliare la propria zona economica esclusiva nel Mare di Barents e in altre aree strategiche. Contro la Russia si sono schierati Paesi come Norvegia, Danimarca e Stati Uniti che monitorano attentamente le mosse del Cremlino. Nel frattempo, la Russia ha rafforzato la sua presenza militare nell’Artico, costruendo nuove basi e infrastrutture, e gli Stati Uniti, insieme agli alleati della NATO, stanno valutando misure per contrastare questa avanzata.

Un ulteriore problema evidenziato da Ortolland riguarda l’impatto ambientale. L’Artico è una delle regioni più vulnerabili al cambiamento climatico, e il continuo scioglimento dei ghiacci sta avendo effetti drammatici sull’ecosistema locale. In questo contesto, la corsa allo sfruttamento delle risorse rischia di aggravare ulteriormente la situazione. La sospensione della cooperazione tra i membri del Consiglio Artico complica ulteriormente gli sforzi per la gestione sostenibile della regione, poiché il dialogo sulla protezione ambientale è stato notevolmente ridotto.

La nascita dell’ICE Pact

A margine del vertice NATO di luglio, è nata una nuova alleanza industriale tra Stati Uniti, Canada e Finlandia: l’ICE Pact (Icebreaker Collaboration Effort). Questo accordo mira a sfruttare le competenze tecnologiche dei tre Paesi per costruire una flotta moderna di rompighiaccio per i Paesi NATO e i loro partner. L’ICE Pact affronta due sfide strategiche legate alla crescente competizione con la Cina. La prima riguarda il declino dell’industria cantieristica statunitense, che rischia di essere ulteriormente surclassata dalla Cina, principale produttore mondiale di navi. La seconda sfida è la crescente competizione geopolitica nell’Artico, dove si evidenzia la necessità di una maggiore cooperazione tra gli alleati della NATO per contrastare l’alleanza tra Cina e Russia nella regione. Una cooperazione, quella tra Mosca e Pechino, che l’occidente vede sempre di più con una minaccia.

L’accordo è ancora in fase iniziale; la dichiarazione di luglio è solo un impegno a negoziare un memorandum d’intesa entro la fine dell’anno. Uno degli ostacoli principali è la crisi dell’industria cantieristica degli Stati Uniti, da decenni surclassata dai produttori asiatici (Cina, Corea del Sud e Giappone, che rappresentano oltre il 90% della produzione globale). La Cina è ora il principale produttore mondiale, grazie a cantieri dual-use che costruiscono sia navi commerciali che militari.