La guerra in Ucraina ha rilanciato la Rust Belt russa

Federico Giuliani

28 Luglio 2024 - 06:25

Nella Rust Belt russa gli affari vanno a gonfie vele a causa della guerra in Ucraina. Le aree economicamente più depresse del Paese stanno attraversando un periodo d’oro.

La guerra in Ucraina ha rilanciato la Rust Belt russa

Abbiamo parlato dei grandi imprenditori russi che si stanno arricchendo grazie alla guerra in Ucraina e alla Putinomics adottata dal Cremlino per adattare il Paese al nuovo contesto internazionale, fatto di sanzioni e partner alternativi rispetto ai tradizionali Paesi europei.

C’è però un’altra tendenza, sempre collegata al conflitto che si sta combattendo tra Kiev e Mosca, che vale la pena sottolineare. Riguarda l’inaspettata rinascita della produzione in alcune tra le aree economicamente più depresse della Russia.

Nella Rust Belt russa - un’espressione traducibile con «cintura della ruggine» e riferita ad aree interessate a fenomeni come il declino economico, lo spopolamento e il decadimento urbano dovuti alla contrazione del settore industriale - gli affari vanno a gonfie vele. Il Financial Times, per esempio, ha acceso i riflettori sulla Ciuvascia, nella Russia centrale, una regione che ospita 1,2 milioni di persone e dove le fabbriche di epoca sovietica sono state ripristinate e oggi lavorano 24 ore su 24 per rifornire l’esercito al fronte.

“Abbiamo mai avuto un periodo come questo, nella storia del nostro Paese, in cui noi ’proletari’ abbiamo guadagnato così tanto?”, si chiedono gli abitanti del posto. Il motivo è facile da intuire: la Russia si prepara a una lunga guerra, e dunque gli ordini statali di armare, rifornire, nutrire e vestire i militari impegnati in Ucraina stanno iniettando ingenti somme di denaro nell’economia nazionale.

La rinascita della Rust Belt russa

La guerra, almeno nel medio periodo, ha scatenato un boom economico proprio nel momento in cui molti ipotizzavano che le sanzioni occidentali potessero azzoppare l’Orso russo. Le previsioni per il 2024 sono emblematiche: l’economia russa dovrebbe essere del 3%, ben al di sopra degli Stati Uniti e della maggior parte degli Stati europei.

“Alcune delle regioni meno performanti hanno improvvisamente iniziato a crescere. Regioni manifatturiere, aree in cui c’è molta difesa e industria correlata. Le regioni più sottosviluppate e i segmenti della popolazione a basso reddito sono quelli che stanno vincendo. È lì che vanno i soldi”, ha spiegato la politologa Ekaterina Kurbangaleeva. Ecco perché comprendere cosa sta accadendo in regioni come la Ciuvascia è fondamentale per provare quantomeno a prevedere la capacità a lungo termine della Russia di sostenere la guerra di logoramento contro l’Ucraina (sia economicamente che politicamente). Finché gli ordini vanno a gonfie vele e le persone lavorano, la sensazione è che il Cremlino possa dormire sonni tranquilli.

Le fabbriche in tutta la Russia, ha spiegato ancora il FT, hanno iniziato a spostare la produzione verso le esigenze militari. In Ciuvascia, prima del conflitto soltanto sette stabilimenti evadevano gli ordini per le forze armate; nell’ottobre 2022 il numero era salito a 36. Non solo: alla fine del 2023 la produzione industriale era aumentata in quasi il 60% delle regioni russe. La Ciuvascia ha registrato il secondo tasso più alto: le sue fabbriche producevano il 27% in più rispetto al 2022.

La spinta della guerra

Ad agosto dell’anno scorso, il tasso di disoccupazione in Ciuvascia era sceso al 2,2%. Le aziende hanno aumentato gli stipendi per trattenere il personale. Lo stipendio degli addetti, appunto, è aumentato di almeno il doppio. Anton, un lavoratore della Ciuvascia intervistato dal FT, ha detto che il suo stipendio è aumentato da circa 40.000 rupie (450 dollari) al mese prima della guerra alle 120.000 rupie oggi.

Sebbene la maggior parte della popolazione della Ciuvascia sia impiegata nel settore pubblico, dove gli stipendi sono rimasti invariati, lo stipendio mensile medio della regione ha raggiunto la cifra record di 68.657 rupie a dicembre dell’anno scorso, quasi il doppio del livello prebellico.

Certo, allo stesso tempo l’inflazione ha intaccato la crescita degli stipendi. I prezzi in tutto il Paese sono infatti cresciuti di oltre il 21% dall’inizio della guerra, con il costo del cibo in crescita ancora più rapida.

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