Così la guerra di Israele in Medio Oriente potrebbe allargarsi

Roberto Vivaldelli

31/07/2025

Alta tensione anche con l’Egitto: e secondo Mosca, Tel Aviv è pronta a tornare a colpire l’Iran. Il Medio Oriente è una polveriera

Così la guerra di Israele in Medio Oriente potrebbe allargarsi

Non solo Gaza. La tensione Medio Oriente è tornata a livelli critici dopo le recenti dichiarazioni della Russia, che ha messo in guardia contro un possibile nuovo attacco israeliano alle infrastrutture nucleari iraniane, a poche settimane dalla guerra di 12 giorni tra Israele e Iran scoppiata a giugno per - almeno ufficialmente - il programma nucleare di Teheran. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha condannato con forza le minacce di ulteriori attacchi militari, sottolineando i rischi per la stabilità regionale.

La parte russa condanna categoricamente qualsiasi invito ad attacchi militari volti a risolvere malintesi o conflitti relativi al programma atomico pacifico della Repubblica Islamica dell’Iran,” ha dichiarato, avvertendo che tali azioni porterebbero il mondo “a pochi millimetri da una catastrofe nucleare”. Zakharova ha ribadito che l’Iran non possiede né sviluppa armi nucleari, come confermato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), e ha accusato le minacce di essere motivate da “giudizi parziali privi di obiettività tecnica e chiaramente influenzati da sentimenti anti-iraniani”.

Israele pronta a colpire (di nuovo) l’Iran?

Il conflitto diretto tra Israele e l’Iran, iniziato con gli attacchi israeliani a siti nucleari come Fordo, Natanz e Isfahan, rappresenta la prima guerra dichiarata di Israele contro uno Stato-nazione dalla guerra dello Yom Kippur con l’Egitto nel 1973. "Le cause immediate sono legate al programma nucleare iraniano, ma le radici del conflitto affondano in questioni irrisolte, come il conflitto israelo-palestinese e la competizione per il dominio regionale,” scrive su the American Conservative Shady El Ghazaly Harb, ricercatore presso l’Ash Center for Democratic Governance and Innovation dell’Università di Harvard. La Russia ha espresso particolare preoccupazione per la sicurezza della centrale nucleare di Bushehr, dove operano specialisti russi. Sebbene inizialmente indicata come obiettivo degli attacchi israeliani, è stato successivamente chiarito che si trattava di un errore, ma la minaccia a Bushehr rimane un punto di tensione, dato il coinvolgimento russo nella sua gestione.

Tensioni con l’Egitto

L’escalation con l’Iran segna una nuova fase, con il rischio che il conflitto si allarghi ad altri Stati della regione. “Un giornalista israeliano ha scherzosamente paragonato la situazione a un torneo calcistico, suggerendo che dopo l’Iran, Israele potrebbe ‘affrontare’ la Turchia o l’Egitto,” osserva Harb, sottolineando come questo rifletta “un crescente desiderio in Israele di affermare la propria forza regionale, ma rischia di destabilizzare ulteriormente una regione che non intende sostituire il dominio iraniano con quello israeliano.

La Turchia, pur non essendo direttamente coinvolta nel conflitto, ha assunto un ruolo attivo nel sostegno alla causa palestinese. Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo del presidente Recep Tayyip Erdogan ha organizzato un grande raduno a Istanbul per esprimere solidarietà al popolo di Gaza, invitando leader di diversi Stati arabi. Inoltre, la Turchia partecipa al “Gaza Contact Group”, che include ministri degli Esteri di Egitto, Indonesia, Giordania, Nigeria, Palestina, Arabia Saudita e l’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC). Questo gruppo ha visitato Russia, Regno Unito, Francia e Cina per promuovere un cessate il fuoco immediato e garantire aiuti umanitari a Gaza, dimostrando l’influenza diplomatica di Ankara nella regione.

L’Egitto, invece, è sempre più allarmato dalle azioni di Israele. “Le continue incursioni israeliane in Siria e le proposte radicali di alcuni ministri di Netanyahu, come lo spostamento di quasi 2 milioni di palestinesi nel Sinai o addirittura la sua conquista, hanno accresciuto le preoccupazioni del Cairo per la propria integrità territoriale,” scrive Harb. L’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, ha definito l’Egitto un “punto critico”, avvertendo che la guerra a Gaza potrebbe spingere il Cairo ad allontanarsi dall’alleanza con gli Stati Uniti. Sebbene l’Egitto sia economicamente vulnerabile e riluttante a entrare in guerra, la minaccia alla sicurezza nazionale, in particolare nel Sinai, potrebbe costringerlo a reagire.

Accordi di Abramo a rischio?

Le tensioni stanno mettendo a dura prova il trattato di pace tra Israele ed Egitto, con Israele che considera l’aumentata presenza militare egiziana nel Sinai una violazione, mentre il Cairo insiste sulla natura difensiva delle sue azioni. «L’Egitto ha intensificato la cooperazione militare con la Cina, con esercitazioni aeree congiunte nell’aprile 2025 e l’acquisto di caccia J-10C e J-35, aggiungendo una nuova dimensione geopolitica al conflitto», nota Harb. La visita del ministro della difesa iraniano a Pechino dopo il cessate il fuoco e l’annunciata visita di Stato di Xi Jinping al Cairo segnalano un possibile riallineamento strategico. O comunque la volontà, da parte di al-Sisi, di operare in un contesto multipolare, dialogando con tutti, senza padroni.

Tuttavia, con gli Stati Uniti che offrono un supporto quasi incondizionato a Israele, il conflitto rischia di trasformarsi in un terreno di scontro per procura tra potenze.