La guerra che vorrebbero

Lorenza Morello

10 Marzo 2025 - 14:03

Dopo il disimpegno degli USA dalla NATO, l’Europa è chiamata a una scelta cruciale: rafforzare la difesa o puntare sulla diplomazia? La risposta non è un derby ideologico, ma una strategia concreta.

La guerra che vorrebbero

Come noto a tutti, i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione europea al vertice straordinario sulla difesa hanno dato il via libera al piano ReArm proposto da Ursula von der Leyen.
Il dibattito politico è tutto incentrato sul tema.

Ora, ad essere sinceri, bisognerebbe ammettere che, in realtà, nessuno sa quale sia la strategia giusta per l’Europa dopo il disimpegno americano dalla NATO.
Quella davanti ai nostri occhi è infatti una situazione nuova, e pertanto ci si deve inventare una nuova lettura della realtà e una nuova strategia.

Fa davvero sorridere chi ha la certezza che Putin ci attaccherà, come chi è sicuro che la Russia non ha alcun interesse ad attaccarci.
Quello che farà Putin non lo sa nessuno, in realtà neanche lui. Avrà i suoi piani ma, come tutti, poi deciderà in base a come vanno le cose, e comunque tra qualche anno ci saranno altri al suo posto.

Cosa farà la Russia in futuro ci è ignoto come tutto il futuro, dobbiamo prepararci a ogni possibilità ma soprattutto lavorare perché si realizzino quelle per noi più convenienti, tra cui ovviamente non c’è una guerra Europa-Russia.
In tutto questo, è surreale che l’opinione pubblica si divida in due partiti opposti: da una parte quelli del “riarmo” e dall’altra quelli della “diplomazia”.
Chiunque infatti capisce che per evitare l’ipotesi peggiore (guerra Europa-Russia) saranno necessarie entrambe.
Un riarmo senza diplomazia rischia di portare alla guerra.
Una diplomazia in condizioni di debolezza e confusione militare dopo la fuga del Comandante Usa, idem.

Che senso ha litigare sui social e nei parlamenti se bisogna pensare ai cannoni o parlare con Putin?
È ovvio che, nel momento in cui gli Usa sembrano amare più la Russia che noi, dovremo fare entrambe le cose, perché l’unica alternativa è fare “Europa contro Usa + Russia”, cioè suicidarsi.
È ovvio che nei prossimi anni dovremmo sia ripensare il nostro modello di difesa (finora fondato sugli Usa) sia ristabilire relazioni con la Russia, visto che dividiamo lo stesso mezzo continente e combatterci non conviene a nessuno, di sicuro non a noi.

Quindi che senso ha litigare come guelfi e ghibellini su “riarmo vs diplomazia”?
Facciamo discussioni più specifiche. Ad esempio, sulla diplomazia: parlare con russi come? Quali sono i valori su cui possiamo trattare e quali no? Che patto vogliamo stabilire con loro e con la nuova America? Quali tipi di relazioni instaurare per evitare il conflitto? Quanto rispettare e quanto combattere valori diversi dai nostri? Su che punti specifici possiamo accettare la diversità e su quali no? Quali accordi commerciali sviluppare? Quali dipendenze evitare? E così via per altre mille domande specifiche, che però sono quelle decisive, che andranno a determinare il futuro.

Idem sul riarmo: quale riarmo e per fare cosa? In quale quadro istituzionale? Riarmo dei singoli stati o in comune? Con che tipo di comando? Con quali tipi di armi? Per affrontare quali evenienze? E così via per tante altre domande, le cui risposte andranno a determinare il futuro.
Invece no.

Invece, purtroppo, ho l’amara impressione che si scenda nuovamente in piazza e sui social per il “riarmo” o per la “diplomazia”, così in generale, per fede o tifo, come fosse un derby.
Ad ennesima riprova di una classe politica globale che mistifica la realtà e usa slogan per pilotare le masse pro domo propria, del tutto incurante dei problemi reali e delle conseguenze.