Quanto torna l’ora solare? Date e regole dell’ultimo cambio ora del 2026

Emanuele Di Baldo

8 Settembre 2026 - 15:34

Come ogni autunno, ci apprestiamo a salutare l’ora legale per ritornare all’ora solare, perdendo un’ora di sera. Ecco cosa cambia e quando spostare le lancette nel 2026

Quanto torna l’ora solare? Date e regole dell’ultimo cambio ora del 2026

È di nuovo il momento del cambio dell’ora: si saluta l’ora legale e torna l’ora solare, che ci accompagnerà per tutti i mesi freddi.

L’appuntamento di fine ottobre con lo spostamento delle lancette è ormai una consuetudine del calendario, ma resta ogni anno un passaggio che genera dubbi e qualche disagio. La buona notizia è che dormiremo un’ora in più. La cattiva è che perderemo un’ora di luce nel tardo pomeriggio, con giornate che si accorceranno sensibilmente proprio mentre iniziano ad aumentare i consumi domestici di illuminazione e riscaldamento.

Non si tratta solo di orologi. Il cambio dell’ora incide sul ritmo circadiano, cioè sul meccanismo biologico che regola l’alternanza tra sonno e veglia, e può portare con sé stanchezza e sonnolenza nei primi giorni di adattamento. Sul piano politico, poi, il tema è tornato di attualità: nel 2026 la Camera ha avviato un’indagine conoscitiva sull’ipotesi di rendere permanente l’ora legale, mentre in Europa la proposta di abolire il cambio stagionale resta ferma da anni.

Ecco allora una guida completa al ritorno dell’ora solare 2026: quando spostare le lancette, cosa cambia davvero e quali dispositivi vanno regolati a mano.

Quando torna l’ora solare 2026 e come spostare le lancette

Il passaggio all’ora solare è fissato, come sempre, per l’ultima domenica di ottobre. Nel 2026 questa data cade il 25 ottobre, un giorno prima rispetto al 2025.

L’appuntamento è quindi per la notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026. Alle 3 del mattino le lancette dovranno essere riportate alle 2: si guadagnano 60 minuti di sonno, l’alba arriverà prima secondo l’orario ufficiale, ma il tramonto sarà anticipato di un’ora. Nel pieno dell’inverno il buio arriverà quindi nel primo pomeriggio.

L’ora solare resterà in vigore fino all’ultimo weekend di marzo. Salvo modifiche normative, il ritorno all’ora legale è già calendarizzato per domenica 28 marzo 2027, quando le lancette torneranno avanti di un’ora: si perderà un’ora di sonno in cambio di serate più luminose.

Il calendario dei prossimi cambi è dunque il seguente:
25 ottobre 2026: torna l’ora solare;
28 marzo 2027: salvo modifiche normative, torna l’ora legale.

Perché si cambia l’ora e quanto si risparmia

L’ora solare coincide con l’orario del fuso di riferimento del Paese in cui ci si trova: è, in sostanza, l’ora «naturale», quella allineata alla posizione del Sole. L’ora legale, al contrario, è una convenzione adottata per sfruttare al massimo la luce naturale nei mesi in cui le giornate sono più lunghe, spostando in avanti l’orario civile.

La logica è essenzialmente energetica: meno illuminazione artificiale nelle ore serali significa meno consumi elettrici. L’idea di modificare l’orario per ragioni di risparmio risale alla Prima guerra mondiale, quando diversi Paesi iniziarono a sperimentare il meccanismo. In Italia il doppio cambio stagionale è in vigore in via definitiva dal 1966, mentre dal 2001 l’Unione Europea ha fissato un calendario condiviso per tutti gli Stati membri, con inizio e fine dell’ora legale rispettivamente nell’ultima domenica di marzo e nell’ultima domenica di ottobre.

I numeri aiutano a capire la posta in gioco. Secondo le stime di Terna, la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, i sette mesi di ora legale del 2026 (dal 29 marzo al 25 ottobre) porteranno a un minor consumo di circa 302 milioni di kWh, pari al fabbisogno medio annuo di 115.000 famiglie.

Tradotto in denaro, si tratta di un risparmio stimato in circa 80 milioni di euro, calcolato su un costo medio del kilowattora di 26,63 centesimi al lordo delle imposte per il cliente domestico tipo in tutela, secondo i dati Arera del primo trimestre dell’anno. Sul fronte ambientale, la minore richiesta di energia si traduce in una riduzione delle emissioni pari a 142.000 tonnellate di CO2.

Guardando alla serie storica, sempre secondo i dati Terna ripresi dall’Ansa, tra il 2004 e il 2025 l’ora legale ha permesso all’Italia di risparmiare oltre 12 miliardi di kWh, per un valore di circa 2,3 miliardi di euro.

Abolizione del cambio dell’ora: a che punto siamo

Il dibattito sull’abolizione del cambio dell’ora è aperto da anni, ma resta senza sbocco.

A livello europeo il percorso era partito nel 2018, quando la Commissione lanciò una consultazione pubblica alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini: l’84% si espresse a favore dell’abolizione. Nel 2019 il Parlamento Europeo approvò una proposta di direttiva che lasciava a ciascuno Stato membro la libertà di scegliere tra ora solare o ora legale permanente. Da lì in poi, però, l’iter si è arenato in Consiglio, dove serve una maggioranza qualificata che le posizioni divergenti tra Paesi del Nord, orientati verso l’ora solare, e Paesi mediterranei, favorevoli all’ora legale, non hanno mai consentito di raggiungere. Fino a una decisione definitiva del Consiglio, il doppio cambio stagionale resta obbligatorio per tutti i 27.

In Italia il tema è tornato in Parlamento nel marzo 2026, quando la commissione Attività produttive della Camera ha dato il via libera a un’indagine conoscitiva sull’ipotesi di rendere permanente l’ora legale, con l’obiettivo di valutarne effetti e ricadute sui diversi settori. Un passaggio istruttorio, non una decisione: per ora, quindi, le lancette continuano a muoversi due volte l’anno.

Cambio dell’ora su smartphone, pc e dispositivi connessi

Per la gran parte dei dispositivi elettronici non serve fare nulla: l’aggiornamento è automatico. Vale per smartphone, tablet, computer, smartwatch, console e televisori connessi, che ricevono l’informazione dalla rete e si regolano da soli durante la notte.

Un controllo preventivo, però, conviene farlo, soprattutto se in passato si sono modificate manualmente le impostazioni.

Il primo elemento da verificare è il fuso orario: va accertato che sia quello corretto, anche perché non tutte le aree del mondo adottano la distinzione tra ora solare e ora legale. Se il fuso risulta sbagliato, con ogni probabilità è stato impostato a mano oppure è stato ricavato in modo errato dalla rete mobile: in entrambi i casi la modalità automatica non è attiva.

Il secondo elemento riguarda proprio data e ora: se l’aggiornamento automatico è disattivato, il cambio andrà effettuato manualmente anche sul dispositivo connesso.

Il terzo, spesso trascurato, è la connessione a Internet. Molti apparecchi non riescono ad acquisire l’informazione oraria in assenza di rete e vanno quindi regolati da sé oppure ricollegati. Nei rari casi in cui la rete mobile fornisca indicazioni errate, può essere utile impostare il fuso orario in base alla posizione.

Discorso a parte per i televisori: quando ricevono i canali digitali acquisiscono in automatico anche data e ora, senza bisogno della connessione a Internet.

Come cambiare l’ora sui dispositivi analogici

Gli apparecchi analogici non hanno modo di aggiornarsi da soli: vanno regolati a mano due volte l’anno.

L’operazione in sé è semplice e si riduce quasi sempre a ruotare le lancette tramite l’apposita corona o a intervenire con i pulsanti di regolazione. Il problema, semmai, è la dimenticanza: oltre a orologi e sveglie conviene passare in rassegna il cruscotto dell’auto nei modelli meno recenti, il forno, il microonde e in generale tutti gli elettrodomestici con display orario.

Gli orologi radiocontrollati effettuano il cambio in autonomia grazie al segnale radio, ma la sincronizzazione può avvenire con ritardo: meglio non affidare a questi dispositivi la sveglia nei giorni immediatamente successivi al cambio.

Gli effetti dell’ora solare sull’organismo

Il passaggio all’ora solare modifica temporaneamente l’equilibrio tra luce e buio a cui il corpo si è abituato nei mesi estivi. A risentirne è il ritmo circadiano, il meccanismo biologico che regola numerose funzioni dell’organismo sulla base dell’alternanza tra giorno e notte.

Tra gli effetti più frequentemente segnalati ci sono sonnolenza diurna, senso di affaticamento e un aumento dell’appetito. Si tratta di manifestazioni generalmente transitorie: in media servono alcuni giorni per riallineare i propri ritmi al nuovo orario.

C’è però anche un rovescio positivo della medaglia. Con il ritorno dell’ora solare il risveglio avviene in condizioni di maggiore luminosità rispetto alle settimane precedenti, un vantaggio soprattutto per chi si alza presto. A cambiare, in sostanza, non è la quantità di luce disponibile ma la sua distribuzione nell’arco della giornata: più chiara la mattina, più buio il pomeriggio.

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