Non è tutt’oro ciò che riluce: i numeri dell’economia di un Paese vanno letti tutti, non solo quelli che fanno comodo al governo in carica.
Vale per tutti, questa regola, anche per la Grecia che si vanta di aver raddrizzato i conti della finanza pubblica fuori controllo, che l’avevano condotta al default dopo la crisi del 2010: in vista della adesione all’euro, aveva adottato una serie di trucchi contabili che alla fine non potevano più essere nascosti.
La verità è che la Grecia era stata intossicata per anni dal debito estero, concesso con larghezza e ad alti tassi di interesse dall’estero, utilizzando le banche interne per erogare il credito alle famiglie che aveva drogato l’economia. Lo Stato greco aveva fatto altrettanto nel tripudio generale, fino allo scoppio della crisi finanziaria, pilotata dall’estero per far deflagrare l’euro: l’abbandono, anche solo temporaneo della moneta unica, avrebbe scatenato una incontenibile pressione sull’Italia che avrebbe travolto il disegno europeo.
Sarebbe stato un vantaggio per tutti, soprattutto per Francia ed Italia, trovarsi con un euro trasformato finalmente in moneta comune, abbinato ad altrettante monete nazionali: gli aggiustamenti valutari avrebbero ridotto la pressione sui salari che si è verificata in Italia ed avrebbero evitato alla Francia di crescere comunque in questi anni, ma sempre a debito, interno ed estero.
Insomma, quella della Grecia è stata una crisi sprecata: ha solamente devastato una nazione indebitata e poi depredata con la scusa di risanarne le finanze, che ormai è irrilevante. Il basso costo del lavoro alimenta prevalentemente il turismo ma non ha innescato una ripresa produttiva nei settori della manifattura o dei servizi ad alto valore aggiunti.
La crescita di questi ultimi anni è stata apprezzabile: dopo il crollo del 9,3% registrato nel 2020 per via dell’epidemia di Covid che ha colpito tutte le economie, il pil della Grecia è rimbalzato dell’8,4% nel 2021, crescendo ancora del 5,6% nel 2022, poi del 2% nel 2023 ed infine del 2,3% nel 2024. Per quest’anno, è stato accreditato un +2%.
Anche l’andamento del rapporto debito pubblico è stato positivo, essendo crollato dal 207% del 2020 al 195% del 2021, e poi fino al 155% del 2024: ha giovato la combinazione tra la crescita reale e l’andamento dell’inflazione, che è schizzata al 9,3% nel 2022, per scendere al 4,2% nel 2023 ed assestarsi al 2,9% nel 2024.
Lo sforzo fiscale è stato notevole, visto che l’avanzo primario di bilancio, quello calcolato al netto degli interessi, è stato del 4,1% del pil nel 2023 ed addirittura del 4,8% nel 2024, proiettandosi verso un eccezionale 5,1% nel 2025. Dinamiche formidabili, mai conseguite in Italia.
Sembrerebbe dunque che vada finalmente tutto bene in Grecia, considerando sia il dato del debito pubblico che quello della crescita economica: ed invece non è affatto cosí sul versante delle relazioni commerciali internazionali e della posizione finanziaria netta con l’estero.
Espresso in dollari, il saldo delle partite correnti non solo non è mai virato in positivo, visto che al passivo commerciale si aggiunge anche il consistente deflusso di risorse finanziarie per il pagamento di interessi e dividendi. Continua infatti ad oscillare attorno ai 15 miliardi di dollari annui, una cifra eccezionalmente alta visto che si colloca tra il 6,5% ed il 7% del pil.
In pratica, la Grecia continua sempre a comprare merci e servizi dall’estero per importi nettamente superiori alle esportazioni: è una situazione economica e finanziaria ancora insostenibile.
A fine 2024, la posizione internazionale finanziaria netta della Grecia è stata infatti passiva per 313 miliardi di euro: considerando che il pil è stato di 232 miliardi di euro, il rapporto arriva al 135%. Un enorme macigno debitorio verso l’estero, irredimibile.
E’ questa la strada pericolosa che Atene sta percorrendo, che prefigura una nuova crisi a medio termine nonostante l’impoverimento terribile, visto che il pil reale del 2024 è arrivato ad appena 199 miliardi di euro, rispetto ai 239 miliardi del 2008. E’ tornata sostanzialmente ai livelli del 2002, quando era stata di 196 miliardi di euro: due interi decenni sono stati letteralmente bruciati.
I sacrifici fatti sul piano fiscale non sono stati diretti al risanamento del deficit commerciale strutturale con l’estero, mentre il vincolo dell’euro rimane insuperabile: il debito pubblico ed il debito estero sono ancora le due zavorre che portano la Grecia sempre più a fondo.
Nel silenzio generale, anzi tra gli applausi.