Il report del 2025 è impietoso: i numeri dell’industria nella più grande economia europea sono in calo e si continua a perdere posti di lavoro.
Dopo due anni molto difficili dal punto di vista economico, nel 2025 la Germania è tornata finalmente a registrare il segno positivo del PIL. È quanto emerge dai dati preliminari diffusi il 15 gennaio dall’Ufficio federale di statistica Destatis. Il prodotto interno lordo per il 2025 è stimato in crescita dello 0,2%, un dato modesto ma significativo dopo due anni di recessione: nel 2023 l’economia si era contratta dello 0,9% e nel 2024 dello 0,5%.
Per il 2026 è atteso un consolidamento della ripresa e, secondo le stime, il PIL tedesco dovrebbe crescere almeno dell’1%. Tuttavia, il settore industriale resterà debole e la ripartenza richiederà un deciso miglioramento della produttività e maggiori investimenti in innovazione.
Gli effetti della recente recessione continuano infatti a riflettersi nei numeri dell’industria tedesca, la più importante d’Europa. Secondo un’analisi della società di consulenza EY, il 2025, pur registrando un lieve ritorno alla crescita, è stato un anno complesso per il comparto industriale, che ha dovuto affrontare un calo dei ricavi e la perdita di circa 124.000 posti di lavoro. Nell’arco di dodici mesi, il numero degli occupati nel settore è sceso a 5,38 milioni, con una flessione del 2,3%.
Il settore più colpito dalla crisi è quello automobilistico
Il comparto più colpito è stato quello automobilistico, che ha perso circa 50.000 posti di lavoro. I settori che hanno retto meglio sono invece quelli chimico e farmaceutico, dove la contrazione è stata più contenuta, con circa 2.000 posti in meno. Oltre al calo occupazionale, si registra anche una diminuzione dei ricavi complessivi del settore industriale, scesi del 5% tra il 2023 e il 2025. Secondo gli esperti, per arrestare ulteriori perdite di posti di lavoro sarà necessaria una ripresa più robusta, che al momento non è garantita nel corso del 2026.
Il report analizza anche l’andamento nel lungo periodo, prendendo come riferimento il 2019, ultimo anno prima della pandemia da Covid-19 e considerato da molti come punto di partenza prima della crisi economica scatenata nel 2020. Dal 2019 a oggi, l’occupazione nell’industria tedesca è diminuita di 266.000 unità, pari a quasi il 5%. Il solo settore automobilistico ha perso 111.000 posti di lavoro, con un calo del 13%.
Nell’industria tessile e in quella metallurgica le perdite sono state rispettivamente del 16% e del 13%, mentre i comparti chimico-farmaceutico ed elettrotecnico hanno registrato, seppur timidamente, un aumento dell’occupazione intorno al 3%.
Nonostante il ritorno alla crescita del PIL, gli analisti prevedono che l’occupazione industriale potrebbe continuare a ridursi anche nel 2026. Le cause principali sono una domanda ancora debole e la crescente concorrenza internazionale, in particolare quella cinese. Pechino sta rafforzando la propria presenza in Europa in diversi settori strategici, soprattutto in quello automobilistico, dove i veicoli asiatici, in particolare quelli elettrici, stanno conquistando quote di mercato a discapito delle tradizionali auto premium tedesche.
Molte case automobilistiche europee stanno attraversando una fase di difficoltà anche a causa di investimenti ritenuti insufficienti nel comparto elettrico e di un’offerta ancora poco competitiva sul piano dei prezzi. La sfida per l’industria tedesca, dunque, sarà recuperare terreno in termini di innovazione, competitività e capacità di adattamento a un mercato globale sempre più dinamico e selettivo.
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