La Cina premia Orban: in Ungheria la maxi fabbrica delle auto elettriche cinesi

Federico Giuliani

31 Dicembre 2023 - 06:49

Orban è stato l’unico leader dell’Ue a partecipare al forum della Belt and Road Initiative di ottobre, con il presidente cinese Xi Jinping che lo ha definito “amico” di Pechino.

La Cina premia Orban: in Ungheria la maxi fabbrica delle auto elettriche cinesi

Continua l’espansione di BYD nei mercati europei. Il colosso cinese dei veicoli elettrici ha annunciato la costruzione di uno stabilimento di assemblaggio in Ungheria, per la cronaca il suo primo impianto di produzione di auto a batteria in Europa.

I piani dell’azienda sono ambiziosi e coincidono con la chiara volontà di espandersi oltre i confini dell’Asia, per poi affermarsi come leader mondiale nelle vendite delle auto elettriche. Nel corso di questo trimestre, come ha spiegato Bloomberg, BYD dovrebbe superare Tesla a conferma dell’ascesa della Cina nell’industria automobilistica globale.

In tutto questo, per quanto riguarda il Vecchio Continente, Budapest sta giocando un ruolo chiave. Già, perché il governo ungherese si è continuamente opposto alle richieste dell’Unione Europea di allentare i legami con la Cina. Al contrario, il premier magiaro, Viktor Orban, è ben felice di accogliere nel proprio Paese gli investimenti del Dragone.

Un anno fa il produttore cinese di batterie CATL ha costruito una struttura da 7,3 miliardi di euro nella città orientale di Debrecen. Altre aziende cinesi nella catena di fornitura di veicoli elettrici, come Nio, Eve Energy, Huayou Cobalt e Ningbo Zhenyu Technology, hanno tutte annunciato nuovi progetti in terra ungherese nel corso degli ultimi mesi.

La maxi fabbrica di BYD in Ungheria

La Cina è il principale investitore straniero dell’Ungheria dal 2020. Il commercio bilaterale tra le parti ha raggiunto i 15,52 miliardi di dollari nel 2022, con un aumento dell’84% rispetto al 2013. Alla fine del 2022, gli investimenti diretti del gigante asiatico nel territorio ungherese ammontavano a 426 milioni di dollari, coinvolgendo svariati settori tra cui commercio, prodotti chimici, finanza, apparecchiature per le comunicazioni, nuove energie e logistica.

Budapest ha quindi intenzione di blindare le relazioni con Pechino e, infischiandosene delle preoccupazioni di Bruxelles, è ben felice di accogliere gli investimenti miliardari del Dragone. L’ultimo, come anticipato, coincide con la fabbrica di BYD, che sorgerà a Szeged, nel sud dell’Ungheria. L’impianto creerà “migliaia di posti di lavoro locali” e promuoverà “scambi tecnologici e innovazioni tra Cina e Ungheria”, ha spiegato l’azienda in un comunicato. Secondo alcune stime rilanciate dal New York Times, il sito potrebbe impiegare dai due ai tre anni per arrivare a costruire e produrre 200.000 automobili all’anno.

BYD ha già un impianto di autobus in Ungheria, ma la società ha evidentemente voluto anche uno stabilimento automobilistico a pieno titolo per realizzare la sua ambizione di dominare l’industria europea dei veicoli elettrici entro la fine del decennio. Il colosso cinese intende diventare il più grande venditore di veicoli elettrici “se possibile” in Europa, e rappresentare un’auto a batteria su dieci venduta nella regione entro il 2030, ha dichiarato l’amministratore delegato europeo di BYD, Michael Shu, al Financial Times.

La sponda dell’Ungheria

Nel frattempo le case automobilistiche statunitensi ed europee, che hanno speso miliardi per riorganizzare i loro impianti al fine di realizzare più veicoli elettrici, sono consapevoli della minaccia rappresentata da BYD e dagli altri brand cinesi. I legislatori europei hanno recentemente avviato un’indagine per verificare se questi colossi cinesi abbiano ricevuto sussidi governativi, un passo che potrebbe portare a fantomatiche tariffe imposte dall’Unione Europea sui mezzi made in China.

Ciò nonostante, l’Ungheria continua a flirtare con il Dragone. Orban è stato l’unico leader dell’Ue a partecipare al forum della Belt and Road Initiative di ottobre, con il presidente cinese Xi Jinping che lo ha definito “amico” di Pechino. Ricordiamo che Budapest non solo ha aderito al formato 14+1, un gruppo che collega la Cina con l’Europa centrale e orientale, ma anche alla Belt and Road.

Per quanto riguarda la costruzione dell’impianto di BYD a Szeged, la realizzazione di automobili in Europa consentirebbe alla società cinese di ridurre i costi logistici e tariffari. Il settore automobilistico rappresenta circa il 6% del prodotto interno lordo dell’Ungheria, mentre i fornitori automobilistici rappresentano un ulteriore 8-9%. Come ha evidenziato il sito Politico, inoltre, praticamente tutte e tre le grandi aziende automobilistiche tedesche hanno stabilimenti ungheresi, e sono presenti anche aziende con sede in Corea del Sud e Giappone, attratte dalla forza lavoro qualificata ma poco costosa dell’Ungheria e dai suoi stretti legami con il resto del mercato dell’Ue. I grandi brand dell’automotive mondiale, dunque, considerano Budapest una sponda perfetta per penetrare (o consolidare la propria posizione) all’interno dei mercati europei.