La Cina (e i Brics) sfidano il dollaro Usa puntando sull’oro

Federico Giuliani

7 Maggio 2024 - 06:47

Attraverso l’accumulo di oro la Cina, e più in generale i Paesi Brcis, starebbero cercando di proseguire nella lenta strada verso la dedollarizzazione.

La Cina (e i Brics) sfidano il dollaro Usa puntando sull’oro

Se non è una febbre dell’oro, poco ci manca. In Cina, un Paese che da solo rappresenta circa un quinto delle vendite globali del prezioso materiale, sta succedendo qualcosa di singolare. O almeno di inedito rispetto al recente passato.

Già, perché se fino a qualche anno fa erano di solito le persone più anziane ad accaparrarsi l’oro (per lo più donne di mezza età desiderose di acquistare grossi braccialetti o di aggiungere qualcosa ai loro risparmi), oggi i negozi d’oltre Muraglia hanno assistito ad un elevato numero di giovani, spesso ventenni, interessati in «trattative dorate» prima a loro sconosciute o quasi.

Nei giorni scorsi, intanto, il prezzo dell’oro ha superato per la prima volta il livello di 2.300 dollaril’ondia. Il motivo, a detta degli analisti, dipenderebbe da un mix di tre fattori: le questioni geopolitiche, le aspettative di taglio dei tassi d’interesse statunitensi e, appunto, l’accumulo di questo metallo da parte della Cina.

In merito a quest’ultimo punto, Xiaohongshu, una nota piattaforma social cinese diffusa tra gli appartenenti alla cosiddetta generazione Z, e cioè i nati tra il 1997 e il 2012, è pieno di discorsi sull’oro. Secondo quanto riportato dall’Economist, inoltre, i giovani della Repubblica Popolare Cinese non hanno molti soldi di riserva, nelle città il tasso di disoccupazione che li riguarda è di circa il 15%, e molte aziende stanno tagliando gli stipendi. I ragazzi starebbero dunque cercando di sfruttare al meglio i pochi risparmi che hanno a disposizione riversandosi sul citato oro.

La febbre dell’oro della Cina

Il contesto non è affatto roseo. Già, perché gli investimenti tradizionali non stanno affatto andando nel modo migliore - il mercato azionario è in forte calo mentre i prezzi delle case sono crollati per dieci mesi consecutivi – e allora ecco che i giovani avrebbero deciso di partecipare alla corsa all’oro.“ Dall’inizio dell’anno, abbiamo assistito a enormi acquisti al dettaglio da parte dei cinesi. Quantità record di acquisti sulla borsa dell’oro di Shanghai”, ha dichiarato a Bloomberg TV John Reade, chief market strategist del World Gold Council.

Un altro motivo importante utile a spiegare l’aumento della domanda del metallo prezioso oltre la Muraglia coincide con le ultime mosse della banca centrale cinese. La People’s Bank of China (PBC) ha infatti acquistato oro per diversificare le sue partecipazioni lontano dai dollari, nel bel mezzo delle crescenti tensioni con gli Stati Uniti.

Secondo il World Gold Council, negli ultimi 16 mesi consecutivi la PBC ha incrementato a dismisura le proprie riserve auree. Nel 2023, avrebbe acquistato più oro di tutte le altre banche centrali. Le stime parlano di una quantità pari a circa 225 tonnellate, ovvero un quarto delle 1.037 tonnellate acquistate da tutte le banche centrali del mondo. Krishan Gopaul, analista senior EMEA del World Gold Council, ha fatto notare che, nei soli mesi di gennaio e febbraio, la PBC ha aumentato le proprie riserve auree di 22 tonnellate. Adesso la banca centrale cinese deterrebbe circa 2.257 tonnellate d’oro nei suoi depositi.

L’oro, il dollaro e le tensioni internazionali

Come ha spiegato DW, la Cina dipende fortemente dal dollaro per gli scambi commerciali con il resto del mondo. Essendo la valuta di riserva del pianeta, la maggior parte delle materie prime è prezzata in dollari, e più della metà degli scambi commerciali mondiali avviene mediante l’uso del biglietto verde.

Negli ultimi 30 anni, mentre cresceva per sfidare il dominio economico degli Stati Uniti, è vero che la Cina ha accumulato enormi riserve di valuta estera, per lo più in dollari, ma il gigante asiatico teme adesso di esser diventato troppo dipendente dalla valuta Usa. Pechino sta quindi diversificando le riserve della PBC affidandosi anche all’oro, perseguendo lo stesso obiettivo di altri Paesi del gruppo Brics (le cui economie sono destinate a dominare l’economia globale entro il 2050).

La posizione del dollaro consente a Washington di prendere in prestito denaro a un costo molto più basso, oltre ad utilizzare la valuta come strumento di diplomazia (ad esempio per imporre sanzioni. Per maggiori informazioni chiedere a Russia, Iran e Corea del Nord).

Accanto ad un trend che rispecchia una crisi socio-economica – l’acquisto di oro da parte dei giovani per cercare sicurezza in un momento complesso – dobbiamo dunque considerare anche un aspetto geopolitico. Insomma: attraverso l’accumulo di oro la Cina, e più in generale i Paesi Brcis, starebbero cercando di proseguire nella lenta strada verso la dedollarizzazione. Chissà che la mossa non debba essere letta pure in chiave militare, in un implicito tentativo cinese di prevenire l’effetto di eventuali sanzioni economiche.