La bolla del food delivery in Italia: qual è il destino dei rider?

Enrica Perucchietti

31/08/2023

L’uscita di aziende come Getir, Uber Eats e Gorillas dall’Italia evidenzia le vulnerabilità della GIG economy e la necessità di riforme che pongano al centro i diritti dei lavoratori.

La bolla del food delivery in Italia: qual è il destino dei rider?

L’industria del food delivery è stata una delle poche a beneficiare dell’isolamento imposto dalla pandemia da Covid-19.

Tuttavia, dietro l’apparente convenienza delle consegne a domicilio si nascondono molte problematiche, che spaziano dalla precarietà dei lavoratori alla mancanza di sostenibilità delle aziende operanti nel settore.

La recente uscita di Getir dal mercato italiano, insieme all’abbandono di Uber Eats e Gorillas – con conseguente licenziamento di migliaia di fattorini – è un segno delle insidie della GIG economy, dell’approccio sconsiderato al mondo del lavoro, dello sfruttamento della manodopera con inquadramenti al ribasso.

Ora, come osserva Valeria Casolaro per L’Indipendente, è scoppiata la bolla del cibo a domicilio.

Dopo il boom registrato tra il 2020 e il 2021, in piena pandemia, la crescita del settore è notevolmente rallentata nel 2022, registrando un +15% sul 2021 (molto lontano dal +87% del 2020 sul 2019).

Per questo, ora le multinazionali abbandonano il nostro Paese per puntare su mercati più promettenti, mentre migliaia di lavoratori si ritrovano da un giorno all’altro senza lavoro.

La GIG Economy e la precarietà lavorativa

La GIG economy, caratterizzata dalla flessibilità e dalla temporaneità dell’impiego, è stata ampliamente adottata nell’industria del food delivery.

Molti lavoratori in questa industria vengono trattati come «collaboratori occasionali» o addirittura come partite IVA, privi di diritti e tutele lavorative, senza contare i rischi che i rider corrono pedalando avanti e indietro per le città. Questa pratica è alla base della crescente precarietà lavorativa e dell’insicurezza economica che affligge migliaia di lavoratori.

Le aziende di food delivery sfruttano il concetto di «lavoro autonomo» per evitare di fornire le adeguate tutele, come i sussidi di disoccupazione o l’accesso a coperture sanitarie. I lavoratori si ritrovano privi di reti di sicurezza, costretti a subire fluttuazioni improvvise nella domanda di lavoro senza alcuna garanzia di reddito.

La situazione è ulteriormente aggravata dall’assenza di negoziazioni collettive e dalla mancanza di canali di comunicazione efficaci tra le piattaforme e i lavoratori.

L’effimero successo delle aziende di food delivery

L’uscita di Getir, Uber Eats e Gorillas dall’Italia solleva interrogativi non solo sul futuro dei lavoratori del settore, ma anche sulla sostenibilità del modello di business delle aziende di food delivery.

Mentre queste aziende hanno sperimentato una crescita esplosiva durante i lockdown, è diventato chiaro che la domanda non poteva rimanere costante nel lungo termine. La fuga di investitori e l’abbandono del mercato italiano sottolineano la fragilità delle aziende che dipendono esclusivamente dalla crescita rapida e dalla mancanza di attenzione al benessere dei lavoratori.

Sfide e prospettive per l’industria del food delivery

L’industria del food delivery si trova di fronte a diverse sfide, tra cui l’instabilità economica, la precarietà lavorativa e la concorrenza crescente. Per un settore che si è sviluppato rapidamente durante la pandemia, ora è fondamentale adottare un approccio più responsabile che metta al centro sia i lavoratori che i consumatori.

Per garantire un futuro più sostenibile per l’industria del food delivery, è necessario adottare misure che includano contratti di lavoro più solidi, diritti sindacali per i lavoratori e una maggiore regolamentazione delle pratiche di lavoro delle piattaforme. Inoltre, è cruciale promuovere l’educazione dei consumatori sulle implicazioni etiche e sociali delle loro scelte di acquisto.