La BCE stacca la spina ai BTP, Lagarde annuncia la data

Laura Naka Antonelli

04/12/2024

Basta con l’altra droga pro BTP e non solo. La presidente della BCE Christine Lagarde ha fatto l’annuncio.

La BCE stacca la spina ai BTP, Lagarde annuncia la data

La BCE è vicina a dire basta all’altro salva BTP che ha continuato a mantenere attivo in tutti questi mesi e anni, ovvero al PEPP, QE pandemico, accusato in particolare da Robin Brooks, ex responsabile strategist del forex di Goldman Sachs, ora Senior Fellow presso il think tank Brooking Institution, di aver continuato a blindare soprattutto i titoli di Stato italiani.

L’annuncio dello stop è arrivato dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, che ha indicato anche una data.

Lagarde ha parlato nella giornata di oggi di politica monetaria, dunque della direzione dei tassi dell’area euro e di inflazione, più in generale delle sfide che l’Europa sta affrontando.

BCE, Lagarde ricorda la fine dell’altra droga pro-BTP

Lagarde ha parlato oggi, mercoledì 4 dicembre 2025, nel corso di un’audizione alla Commissione degli Affari economici e monetari del Parlamento europeo, in un momento che lei stessa ha definito “cruciale per l’Europa”.

“Stiamo facendo fronte a uno scenario geopolitico che sta cambiando rapidamente, ma siamo alle prese, anche, con grandi sfide strutturali, che mettono alla prova il nostro modello economico”, motivo per cui “la risposta dell’Europa deve essere veloce”.

L’Europa, ha continuato Lagarde, “dovrebbe focalizzarsi sulla necessità di sostenere gli investimenti, promuovere l’innovazione e far salire la produttività”: obiettivi “che richiedono un intervento politico forte e che vedranno questo Parlamento ricoprire un ruolo importante, insieme alla nuova Commissione europea e al Consiglio UE ”.

Tornando alla frase sui BTP, Lagarde ha ricordato la fine imminente del PEPP-QE pandemico o anche QE pandemico, l’altro QE o Quantitative easing (quello originale aveva invece il nome di APP, ed è stato interrotto da tempo), che la BCE ha continuato imperterrita a portare avanti anche nel periodo in cui ha alzato i tassi di interesse dell’Eurozona, al fine di far rientrare la minaccia dell’inflazione in Eurozona: secondo Robin Brooks, quello strumento PEPP ha aiutato soprattutto l’Italia e i suoi BTP.

I reinvestimenti dei titoli in scadenza da parte dalla BCE effettuati nell’ambito del PEPP saranno fermati del tutto, ha annunciato oggi la presidente della BCE, a partire dal prossimo “ 15 dicembre ”.

PEPP o QE pandemico, Lagarde: acquisti si fermeranno il 15 dicembre

Il PEPP o anche QE pandemico, sfornato come dice il nome ai tempi della pandemia, è stato tenuto in vita dalla BCE, in questi ultimi anni e ultimi mesi del 2024, in vista di una data di scadenza già stabilita, genericamente entro la fine del 2024.

La scelta di staccare la spina anche a questi reinvestimenti era stata rimarcata nell’ultima riunione del Consiglio direttivo della BCE del 17 ottobre scorso, quando l’istituzione aveva ricordato che “riguardo al Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (pandemic emergency purchase programme, PEPP), l’Eurosistema non reinveste più tutto il capitale rimborsato sui titoli in scadenza, riducendo il portafoglio di 7,5 miliardi di euro al mese, in media”.

La BCE aveva sottolineato anche che “il Consiglio direttivo intende terminare i reinvestimenti nel quadro di tale programma alla fine del 2024”.

Il mercato sapeva già, dunque, che entro la fine di questo anno l’Eurotower avrebbe intimato l’alt definitivo al piano.

Tuttavia, la data precisa non era stata ancora annunciata.

Oggi, Lagarde l’ha indicata al prossimo 15 dicembre.

La data si discosta di appena qualche giorno da quella indicata nel comunicato che è stato diramato ieri dalla BCE, che ha ricordato quanto avvenuto negli ultimi anni, ovvero la decisione solita dell’Eurosistema di interrompere i reinvestimenti del capitale rimborsato sui titoli in scadenza nell’ambito del piano PEPP “ in anticipo a dicembre, in vista della liquidità significativamente più bassa che caratterizza la fine dell’anno ”.

L’ultimo giorno di trading prima di Natale sarà martedì, 17 dicembre 2024”, si legge nella nota.

Lo stesso comunicato ha annunciato però, stavolta, anche la fine dei giochi definitiva per i reinvestimenti che avvengono con il QE pandemico: “Come annunciato il 14 dicembre 2023 e ribadito il 17 ottobre 2024, il Consiglio direttivo intende interrompere i reinvestimenti effettuati con il PEPP alla fine del 2024”.

E oggi, al Parlamento europeo, Lagarde ha confermato la fine del bazooka:

“Effettivamente gli acquisti si fermeranno il 15 dicembre

PEPP o QE pandemico: storia del bazooka lanciato in tempi di pandemia

Noto anche come l’altro QE, il PEPP è stato attivato nei mesi più drammatici della pandemia Covid-19, con una potenza di fuoco iniziale pari a 750 miliardi di euro, che la BCE ha incrementato di altri 600 miliardi di euro successivamente, il 4 giugno del 2020, trasformando poi lo strumento in un vero e proprio bazooka monetario il 10 dicembre di quell’anno, con l’aggiunta di altri 500 miliardi di euro.

Risultato: il valore del programma, definito fin dall’inizio temporaneo, è schizzato fino a 1,850 trilioni di euro.

Con quel piano, la BCE ha fatto shopping anche dei bond emessi dalla Grecia, che erano stati esclusi invece dagli acquisti di asset attivati con il QE tradizionale, il QE-Quantitative easing, varato dall’ex presidente della BCE, Mario Draghi.

Così come ha ricordato Bankitalia, gli acquisti netti di titoli nell’ambito PEPP sono terminati a marzo del 2022; da quel momento, e fino alla fine del 2024, sono stati condotti solo gli acquisti per il reinvestimento del capitale rimborsato sui titoli in scadenza.

BTP sotto controllo, oggi la paura è tutta per la Francia

Per ora i BTP non battono ciglio di fronte all’annuncio di Lagarde: nel giorno del giudizio per il governo francese di Michel Barnier, l’attenzione è tutta rivolta a Parigi.

I rendimenti dei BTP a 10 anni scendono anzi di 3 punti base al 3,21%, dopo una ritirata che, nell’ultimo anno, è stata pari a -91 punti base e che, dall’inizio del 2024, è stata di 45 punti base.

Questa ritirata è finita più volte nel mirino dell’economista Robin Brooks, ex Goldman Sachs, ora nel think tank Brooking Institution.

In tutti questi ultimi anni, Brooks ha criticato puntualmente la BCE per aver continuato sostanzialmente a drogare i BTP, sostenendone il valore e ponendo un tetto massimo ai rendimenti proprio attraverso il PEPP.

I mercati cercano di interpretare oggi anche cosa implichino le parole di Christine Lagarde per la direzione dei tassi dell’area euro, che sono stati sforbiciati dalla BCE lo scorso 17 ottobre, di nuovo di 25 punti base, per la terza volta dal 6 giugno scorso.

Oggi la presidente dell’istituzione ha ribadito che l’Eurotower “non si impegna in anticipo su un percorso particolare dei tassi”, che “l’outlook economico di medio termine è incerto, dominato da rischi al ribasso” e che “la crescita sarà più debole nel breve periodo”. I “rischi geopolitici sono elevati”, ha continuato Lagarde, con minacce crescenti al commercio globale.

Detto questo, la numero uno della BCE rimane fiduciosa nella capacità dell’economia dell’Eurozona di tornare a riprendersi. Per quanto riguarda l’inflazione del blocco, le attese sono di un tasso che tornerà a risalire temporaneamente nel corso del quarto trimestre, per scendere poi nel corso del 2025.

Sui mercati, intanto, si assottigliano le speranze di un taglio dei tassi di 50 punti base da parte della banca centrale europea, in occasione dell’ultimo atto di questo anno, ormai alle porte. Contestualmente, ci si interroga su quale sarà la direzione dei tassi il prossimo anno.

Con shock Francia nuovo alert per l’Italia?

Nel frattempo, in una fase in cui la Francia ripiomba di nuovo nel caos politico, con il governo al collasso, la polemica delle ultime ore riguarda l’aiuto che la BCE è disposta a dare alla Francia, dopo aver blindato per anni lo spread e i BTP dell’Italia.

L’ultimo post che riguarda l’Italia e l’aiuto arrivato puntualmente dalla BCE firmato da Robin Brooks risale alla giornata di ieri, quando l’ex Goldman Sachs ha ricordato che Roma “avrà bisogno dell’aiuto” dell’istituzione anche “nel prossimo shock negativo”.

Ancora prima, Brooks aveva scritto su X ex Twitter che “nessuno sano di mente crede che la Francia soffrirà una crisi del debito come quelle sofferte dall’Italia o dalla Spagna negli anni 2011-2012. Tuttavia, nel caso in cui la situazione in Francia dovesse peggiorare - (riferendosi a oggi, nel caso in cui le mozioni di sfiducia presentate contro il governo Barnier dovessero passare) - il rischio di un contagio sarebbe reale. Il debito dell’Italia oggi è pari al 135% del PIL rispetto al 120% del 2010. Non si è risolto niente. Gli spread BTP-Bund sono bassi solo a causa della BCE”.

Robin Brooks continua dunque a individuare il problema non tanto nella Francia, pur alle prese con il governo sull’orlo del collasso, ma nell’Italia, portando avanti la narrativa di un Paese e dei suoi bond che sono riusciti in questi ultimi anni a farcela solo in quanto sotto l’ala della BCE, che li ha protetti dalle fauci della speculazione grazie al PEPP.

Peccato però che ora il PEPP, a quanto pare, sia destinato a essere mandato in soffitta.

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