Perché le piccole e medie imprese della Cina puntano sui mercati esteri

Federico Giuliani

6 Febbraio 2024 - 07:24

In Cina sempre più piccole e medie imprese stanno pensando di avventurarsi all’estero per risolvere due spinosi problemi: la crescente concorrenza interna e il crollo delle vendite.

Perché le piccole e medie imprese della Cina puntano sui mercati esteri

In Cina sempre più piccole e medie imprese stanno pensando di avventurarsi “all’estero” per risolvere due spinosi problemi: la crescente concorrenza interna e il crollo delle vendite. La tendenza è apparsa evidente nel corso dell’ultimo mese, quando un discreto numero di player cinesi ha preso parte alla fiera CES di Las Vegas sfruttando l’evento per mostrare i propri prodotti agli acquirenti locali, sondare il mercato statunitense e cercare eventuali partnership, il tutto nonostante le tensioni geopolitiche in corso lungo l’asse Washington-Pechino.

Al netto delle scintille tra l’amministrazione Biden e il governo cinese, le imprese d’Oltre Muraglia sono rimaste scottate da un rallentamento economico nazionale frutto di molteplici fattori. I mesi della pandemia di Covid-19 e i blocchi draconiani imposti nel Paese, le difficoltà riscontrate dal settore immobiliare, la fuga di un consistente numero di investitori stranieri, questo e altro ancora hanno frenato la ruspante crescita del Dragone.

Di conseguenza il mercato cinese, pur restando enorme e ricco di opportunità, si è trasformato in una gara ad ostacoli, tanto più per le piccole e medie imprese, le stesse che non hanno i mezzi per competere con i grandi colossi nazionali. Da qui la scelta di esplorare strade alternative, compresa quella che porta dritta verso gli Usa, i cui investitori appaiono attratti dalle nuove tecnologie e dotati di consistenti capacità finanziarie per sopportare eventuali perdite.

Diventare globali

Sia chiaro: non è una novità che le imprese cinesi decidano di avventurarsi all’estero. Come ha tuttavia sottolineato il sito Nikkei Asian Review, dagli ultimi tre anni a questa parte – e per le motivazioni sopra sintetizzate – l’imperativo di trovare sostentamento al di fuori del mercato cinese è diventato tanto urgente quanto impellente. La parola d’ordine per molti soggetti economici cinesi è dunque diventata una: diventare globali. I governi locali dell’ex Impero di Mezzo hanno non a caso organizzato la partecipazione delle aziende orientate all’esportazione a fiere sparse in tutto il mondo.

Giusto per sintetizzare alcune tendenze, alcuni marchi cinesi di bevande che hanno trovato spazio nel sud-est asiatico - come il colosso delle bevande energetiche EastRoc Beverages - si stanno ora affermando anche nelle economie sviluppate. Di pari passo le aziende fondate in Cina, come il rivenditore di moda Shein e le piattaforme di e-commerce Temu e TikTok Shop, si stanno rapidamente espandendo in tutto il pianeta, sfruttando l’efficiente catena di fornitura nazionale e spingendo modelli di business cinesi innovativi su scala globale.

Come ha poi raccontato Liu Jingfeng, direttore della ricerca presso Shine Global, una società di consulenza con sede a Pechino, svariati produttori cinesi di design originale (ODM) e produttori di apparecchiature originali (OEM), che progettano e realizzano prodotti per il marchio di aziende terze, stanno ora esplorando i mercati esteri per conto proprio, in contrasto con l’era pre pandemica, quando la maggior parte di essi si avventurava nelle acque internazionali solo se lo facevano anche le catene di fornitura con le quali collaboravano.

Come è cambiato il mercato cinese

Cambiamenti del genere dipendono da importanti trasformazioni subite dal mercato cinese, ormai arrivato ad un punto tale da non poter più riuscire a sostenere elevati livelli di crescita come in passato. E in un simile contesto sono, come detto, sono soprattutto le piccole e medie imprese a ritenere necessario di dover espandere le loro attività all’estero. In parte a causa dell’intensa guerra dei prezzi in patria, e in parte per via della diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori, con un consequenziale e significativo calo delle vendite.

Numeri alla mano, nel 2023 le esportazioni cinesi si sono contratte per la prima volta dal 2016, evidenziando la debolezza della domanda globale. Tra i principali partner commerciali del Dragone, l’export della Cina verso gli Stati Uniti è calato del -13% rispetto all’anno precedente. Anche la domanda proveniente dall’Ue e dai Paesi del sud-est asiatico è diminuita, mentre l’economia del gigante asiatico è cresciuta del +5,2% nel 2023, battendo l’obiettivo ufficiale del +5%.

Le aziende cinesi sono insomma motivate a tentare l’opzione estera, si stanno aggiornando a un livello competitivo con marchi e prodotti occidentali e potrebbero presto vendere i loro beni al di fuori dei confini nazionali eliminando gli intermediari.