Inizialmente destinato a uso interno, il nuovo clone AI di Mark Zuckerberg verrà creato nei minimi dettagli, riproducendo persino il tono della voce.
Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Meta, ha ufficialmente presentato il suo clone digitale: una replica fotorealistica basata sull’intelligenza artificiale generativa destinata a cambiare le dinamiche interne del colosso. Non si tratta di un semplice avatar per videogiochi, ma di un sofisticato strumento di management progettato per scalare la presenza del leader e velocizzare i processi decisionali.
L’idea sembra essere quella di creare una serie di avatar tridimensionali dall’aspetto fisico iperrealistico e dal pensiero generato artificialmente sulla base di precedenti dichiarazioni. Il clone AI di Mark Zuckerberg riprodurrà fedelmente l’aspetto fisico del CEO, la gestualità e il tono della voce originali. Avrà il compito di partecipare alle riunioni e interagire con i dipendenti come se fosse sempre presente in azienda.
Secondo il Finalcial Times, che ha confermato la notizia, il clone di Zuckerberg è pensato inizialmente per un utilizzo interno, in modo che i lavoratori di Meta possano sentirsi più connessi con il fondatore.
Mark Zuckerberg presenta il suo clone AI per la gestione aziendale
Dopo il caso di Khaby Lame, anche Mark Zuckerberg è pronto a utilizzare il suo clone digitale creato con l’intelligenza artificiale per migliorare la gestione aziendale di Meta e garantire la sua presenza (digitale) in qualsiasi occasione. Questo nuovo progetto è l’incarnazione della filosofia aziendale che vede l’intelligenza artificiale non come un sostituto dell’uomo, ma come un suo potenziamento.
Il clone digitale del fondatore di Facebook è addestrato su decenni di discorsi, e-mail, video e decisioni strategiche del CEO. L’obiettivo dichiarato è permettere a questo «gemello digitale» di partecipare a riunioni interne, fornire feedback ai team di sviluppo e rispondere a quesiti operativi dei dipendenti, agendo come un’estensione diretta della mente di Zuckerberg.
Dal punto di vista finanziario, questa mossa riflette la nuova direzione di Meta: dopo aver investito miliardi nel progetto Horizon Worlds (recentemente ridimensionato), l’azienda sta canalizzando le proprie risorse nell’integrazione verticale dell’AI. Il clone di Zuckerberg è il «pilota» di una tecnologia che Meta intende vendere: la possibilità per ogni grande leader o creator di essere ovunque, simultaneamente. In questo modo viene garantita maggiore efficienza e velocità al processo produttivo e forse in futuro potremmo avere più cloni digitali che imprenditori fisici.
Per gli investitori di Wall Street, questo rappresenta un segnale di efficienza operativa: se un’IA può gestire la supervisione di progetti secondari, il CEO umano può concentrarsi esclusivamente sulla visione a lungo termine e sulle relazioni istituzionali, ottimizzando il valore della risorsa più costosa dell’azienda.
L’impatto sul mercato del lavoro e i rischi
L’introduzione di un clone digitale ai vertici di una Big Tech solleva interrogativi senza precedenti sulla Corporate Governance. Se un clone digitale prende una decisione che porta a una perdita finanziaria, chi è il responsabile legale? Il codice sorgente, gli sviluppatori o il CEO in carne ed ossa?
Inoltre, il progetto di Zuckerberg è solo la punta dell’iceberg. Meta ha già lanciato AI Studio, una piattaforma che permette ai creator di Instagram e agli imprenditori di creare le proprie versioni AI per interagire con i follower. Per il mercato del lavoro, questo significa l’ascesa della «presenza sintetica»: un domani, ogni dipendente di alto livello potrebbe avere un assistente digitale che risponde alle chat o partecipa a briefing al suo posto.
Dall’altro lato della medaglia, il tema dei cloni digitali solleva numerosi rischi. Il tema dei deepfake e della sicurezza informatica diventa centrale: un clone digitale capace di impartire ordini aziendali è un bersaglio primario per gli hacker. Se un malintenzionato dovesse prendere il controllo dell’identità sintetica di Zuckerberg, potrebbe manipolare i mercati o diffondere informazioni riservate in pochi secondi.
Infine, resta il nodo etico: quanto potere vogliamo delegare a un algoritmo che imita la personalità umana? La leadership è fatta di empatia e intuito, doti che per quanto bene simulate restano ancora prerogativa biologica.
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