A più di due anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, è chiaro che la strategia adottata dalla Federazione russa di intraprendere una dura guerra di logoramento si sta rivelando vincente e l’Ucraina rischia di andare incontro a una drammatica debacle. Nel 2022, Mosca ha ottenuto risultati contrastanti: pur conquistando Mariupol e Severodonetsk (ad altissimo prezzo), Kiev ha sfruttato la mancanza di uomini della controparte per riconquistare territorio nelle regioni di Kharkiv e Kherson.
Tuttavia, a seguito di una parziale mobilitazione militare ed economica, la Russia ha definitivamente voltato pagina nel corso dell’ultimo anno, sconfiggendo la controffensiva ucraina nel 2023 e prendendo il sopravvento in questi primi mesi nel 2024. Ciò che molti analisti ed esperti - come John J. Mearsheimer - avevano previsto, si sta pienamente realizzando.
Kiev verso la debacle
La strategia dell’occidente di armare Kiev e imporre alla Federazione russa delle dure sanzioni economiche si è rivelata doppiamente fallimentare. La Russia non è stata umiliata né isolata come l’occidente pensava, e le sanzioni economiche non hanno impedito al Cremlino di attuare un’economia di guerra in grado di sostenere l’operazione bellica. L’economia russa è stata giudicata debole e vulnerabile alle sanzioni, visto il Pil relativamente basso:. ma questa visione non teneva conto delle industrie strategiche della Russia, dell’autosufficienza delle risorse e delle materie prime e dei partner commerciali alternativi a cui la Federazione russa si è rivolta. Nel frattempo, sul campo di battaglia i russi avanzano più o meno ovunque e la mancanza di uomini di Kiev rende improbabile che l’Ucraina possa tenere ancora le sue posizioni per molto tempo. Come riportato da Politico, secondo alcuni ufficiali ucraini di alto livello che hanno servito Kiev sotto l’ex generale Valery Zaluzhny, recentemente sostituito da Volodymyr Zelensky, il quadro generale è desolante.
Secondo questi ufficiali, che hanno parlato a condizione di anonimato, il rischio di collasso delle truppe ucraine è alto e riguarda tutto il fronte. Inoltre, grazie a un peso numerico decisamente maggiore e dai droni che da settimane stanno distruggendo le posizioni ucraine, la Russia sarà probabilmente in grado di «penetrare la linea del fronte e di farla crollare in alcune parti», hanno detto. «Non c’è nulla che possa aiutare l’Ucraina ora, perché non ci sono tecnologie serie in grado di compensare l’Ucraina per la grande massa di truppe che la Russia probabilmente ci scaglierà contro. Noi non abbiamo queste tecnologie e anche l’Occidente non le ha in numero sufficiente», ha dichiarato a Politico una delle fonti militari di alto livello. Come spiega la prestigiosa rivista americana The National Interest, in occidente «la maggior parte dei commentatori e dei giornalisti hanno accettato alla lettera le stime ucraine, statunitensi e britanniche delle perdite russe»: tali affermazioni «hanno rafforzato l’ipotesi della superiorità militare della NATO sulla Russia, creando un notevole ottimismo bellico in Occidente». L’Ucraina avrebbe utilizzato «armi, tattiche e addestramento occidentali di calibro superiore per sconfiggere la Russia» mentre le «armi miracolose e rivoluzionarie della NATO» sarebbero state tenute in disparte e «avrebbero potuto essere introdotte» qualora l’Ucraina avesse avuto bisogno di un’assistenza decisiva. Queste ipotesi militari si sono ora rivelate errate".
E ora l’attenzione di Washington si sposta sulla Moldavia
Visto il probabile collasso di Kiev, l’attenzione dell’amministrazione Biden si sta pericolosamente dirigendo verso la Moldavia. Come spiega infatti l’ex sottosegretario dell’amministrazione Reagan ed esperto di Difesa, Stephen Bryen, le truppe statunitensi sono ora in Moldavia, insieme ai rumeni. Si tratta apparentemente di un’esercitazione militare chiamata JCET 2024 (Joint Command Exchange Training), iniziata il 1° aprile. Secondo una dichiarazione rilasciata dal Ministero della Difesa moldavo, «lo scopo dell’esercitazione è l’addestramento congiunto e lo scambio di esperienze tra le forze speciali moldave, rumene e americane», nonché «aumentare il livello di interoperabilità tra i contingenti partecipanti».
Tuttavia, come nota Bryen, ufficialmente la Moldavia dovrebbe essere un Paese neutrale: l’attuale governo intende però modificare la Costituzione per consentire al Paese di aderire ad alleanze militari e, potenzialmente, di aderire alla NATO. Inoltre, la formazione congiunta con Paesi stranieri (Stati Uniti e Romania) sembrerebbe violare le attuali disposizioni sulla neutralità costituzionale. Il Paese è diviso: in maniera analoga a quanto accaduto in Ucraina, il governo filo-europeista ha messo fuori legge i partiti e le organizzazioni di opposizione filo-russe e hanno incarcerato alcuni dei loro leader. Inoltre, scrive Bryen, il partito al potere ha chiuso 13 canali televisivi e mediatici perché collegati alla Russia. In Moldavia, come in Ucraina, esistono regioni che sono apertamente filo-russe, come la Transnistria - dove c’è un contigente militare russo di 1500 unità e la Gaugazia, che ha recentemente espresso la volontà di essere indipendente dalla Moldavia. Questa regione che confina con l’Ucraina, come ha spiegato Andrea Marcigliano, pur poco popolosa - solo 160.000 abitanti circa (secondo il censimento del 2004) all’82% di lingua gagauza, una lingua turca - è estremamente rilevante: si tratta di una regione autonoma con un suo governo con sede a Comrat, che rivendica la sua completa indipendenza dalla Moldavia, appellandosi ad un articolo dello statuto stilato alla fine dell’Urss.
Quest’articolo sancisce che se la Moldavia avesse voluto entrare a fare parte della Romania, la loro provincia non l’avrebbe seguita. E si sarebbe trasformata in uno Stato completamente indipendente a tutti gli effetti, osserva Marcigliano. Ed è esattamente quello che sta accadendo oggi, dato che a Kishnau vi è oggi un governo di nazionalisti rumeni che vogliono portare pericolosamente il Paese nella NATO e sempre più inglobato con la Romania. Secondo fonti rumene, infatti, in Moldavia ci sono 600.000 cittadini rumeni e a Bucarest si sta discutendo di approvare una legge che le consentirebbe di intervenire militarmente fuori dal Paese, per proteggere i cittadini rumeni presenti in Moldavia e Ucraina. Una deriva pericolosa.