Dalla primavera 2025, l’andamento dei mercati azionari statunitensi ha sorpreso analisti e investitori. L’S&P 500 è passato dai minimi post-correzione di aprile a nuovi massimi storici in meno di tre mesi, spinto principalmente da titoli tecnologici e dalle aspettative sull’intelligenza artificiale. Questo movimento fulmineo è il secondo più veloce rimbalzo da un mercato orso in oltre settantacinque anni.
Ma dietro questa resilienza dei mercati, si cela una scommessa ben precisa: che le minacce tariffarie del presidente Trump siano solo strumenti negoziali e che, alla fine, le misure concrete saranno molto più blande di quanto dichiarato. Gli investitori sembrano convinti che l’Amministrazione userà i dazi solo come leva diplomatica, puntando a spuntare concessioni piuttosto che avviare una vera e propria guerra commerciale.
Questa narrativa ha preso persino un nome: la “strategia TACO” – acronimo di “Trump Always Chickens Out”. Si basa sull’idea che, in passato, Trump abbia minacciato spesso misure drastiche salvo poi fare marcia indietro. Questa convinzione è diventata una componente chiave dell’ottimismo attuale, alimentando posizionamenti aggressivi in azioni e una sottovalutazione del rischio politico.
Tuttavia, c’è un pericolo evidente: la forza stessa dei mercati potrebbe spingere Trump a non tirarsi indietro. Se l’azionario continua a salire nonostante le minacce, perché non passarle dalle parole ai fatti? È il rischio del cosiddetto “doom loop”: mercati forti → Trump si sente legittimato → nuovi dazi → mercati deboli → rischio recessione.
A differenza del passato, oggi l’attenzione di Trump si sta spostando dalla Cina verso altri partner commerciali di peso: l’Unione Europea, il Messico, il Brasile e persino il Canada. L’annuncio di un possibile dazio del 30% sulle importazioni europee e messicane non ha spaventato Wall Street, ma ha provocato leggere flessioni sui mercati di riferimento.
Questa reazione tiepida ha rinforzato l’idea che il mercato consideri i dazi più un rumore di fondo che un vero rischio sistemico. Ma i numeri raccontano un’altra storia: nel 2024, l’UE ha rappresentato il 18,6% delle importazioni statunitensi (oltre 605 miliardi di dollari), superando anche la Cina (13,4%). E sebbene il deficit commerciale con l’UE sia inferiore rispetto a quello con Pechino, resta il secondo più elevato: 235,9 miliardi di dollari.
In altre parole, se Trump vuole rafforzare il suo messaggio elettorale su “America First”, l’Europa è il bersaglio più visibile e potenzialmente più esplosivo.
Il rally post-aprile ha portato le valutazioni su livelli difficili da giustificare in caso di rallentamento economico. L’S\&P 500, su base forward earnings, è ben al di sopra della media storica. Il settore tech – alimentato dalle promesse dell’AI – è raramente stato così caro negli ultimi 25 anni.
La logica è chiara: se i dazi resteranno contenuti e l’AI porterà effettivi guadagni di produttività, allora i prezzi attuali sono sostenibili. Ma se le tariffe dovessero salire davvero — specie oltre il 20% — allora le previsioni di utili verrebbero riviste rapidamente al ribasso, innescando una correzione potenzialmente violenta.
Secondo gli analisti di BlackRock, l’attuale incertezza potrebbe diventare terreno fertile per strategie alpha: in altre parole, per chi riesce a identificare vincitori e vinti all’interno di mercati sempre più selettivi e volatili. Il problema è che pochi oggi sembrano davvero preparati a un’escalation commerciale globale.
Barclays avverte: se Trump dovesse effettivamente portare i dazi UE al 30%, le contromisure europee non si farebbero attendere, e si rischierebbe un nuovo crollo come quello successivo al “Liberation Day”, quando Trump inaugurò il secondo mandato con un’escalation tariffaria a sorpresa.
Il mercato oggi si comporta come se nulla potesse davvero compromettere il ciclo rialzista. Ma la fiducia cieca nella “strategia TACO” potrebbe essere mal riposta. Trump ha già dimostrato in passato di agire in modo imprevedibile. E mentre l’attenzione resta fissata sulla Cina, il vero rischio potrebbe arrivare da un’escalation commerciale con l’Europa — molto più integrata nel sistema economico statunitense di quanto molti vogliano ammettere.
Nel breve termine, il rally potrebbe continuare. Ma nel medio periodo, se le promesse tariffarie si trasformassero in realtà, i mercati potrebbero trovarsi davanti a una sgradita doccia fredda.