L’Italia pronta a lasciare la Via della Seta? L’annuncio di Meloni potrebbe arrivare giovedì alla Casa Bianca

Enrica Perucchietti

25 Luglio 2023 - 10:00

Bloomberg e altri quotidiani citano fonti secondo cui Meloni potrebbe notificare agli USA già giovedì prossimo il suo piano per ritirare l’Italia dalla Nuova Via della Seta.

L’Italia pronta a lasciare la Via della Seta? L’annuncio di Meloni potrebbe arrivare giovedì alla Casa Bianca

Giovedì prossimo Giorgia Meloni incontrerà il presidente Joe Biden nello Studio Ovale.

La premier è riuscita a ritagliarsi un ruolo di alleata preziosa su tutti i dossier più importanti per gli USA, dall’Ucraina alla Cina sino al Mediterraneo.

Ora, a dimostrazione di ciò, diverse fonti hanno diffuso l’indiscrezione, rilanciata da Bloomberg e da altri media, che proprio giovedì Meloni potrebbe ufficializzare l’abbandono della Nuova Via della Seta.

Le parole di Meloni

Meloni ha dichiarato a Reuters di non aver mai ricevuto dal presidente USA pressioni o reciminazioni circa la partecipazione dell’Italia alla Belt and Road Initiative (BRI). La premier ne discuterà alla Casa Bianca e, secondo alcune fonti, non sarebbe stata ancora presa una decisione definitiva.

Ma dagli esperti cinesi la dichiarazione rilasciata a Reuters è stata letta diversamente. Anche Bloomberg cita fonti secondo cui la Meloni potrebbe ufficializzare già questo giovedì agli USA il suo piano per ritirare l’Italia dalla BRI.

Il capo del governo italiano, del resto, ha detto già a maggio che l’Italia può avere ottimi rapporti con la Cina anche senza far parte dell’accordo.

Tuttavia, Wang Yiwei, direttore dell’Istituto per gli affari internazionali della Renmin University of China, ritiene che se la Meloni segnalerà il suo piano sulla BRI durante la sua visita negli USA, ciò avrà comunque un impatto sulle relazioni Cina-Italia.

L’Italia abbandona il MOU?

La presunta decisione del governo italiano di non rinnovare il Memorandum of Understanding (MOU) che lo legava alla Nuova Via della Seta cinese segna infatti una significativa svolta nella politica estera del nostro Paese. Tale scelta potrebbe sancire un crescente assoggettamento del governo italiano alla politica geopolitica e commerciale degli Stati Uniti.

È innegabile che il rifiuto di rinnovare l’accordo con la Cina, qualora venisse confermato, è avvenuto sotto la forte pressione e le richieste provenienti dalla Casa Bianca. Non bastano infatti le dichiarazioni di Meloni per fugare questa impressione.

La visita della presidente del Consiglio agli Stati Uniti sembra essere stata condizionata dalla necessità di ottenere supporto e garanzie da parte degli alleati americani, confermando un allineamento sempre più stretto con la politica degli Stati Uniti, soprattutto riguardo alle questioni cinesi.

Questo cambio di rotta non è frutto di una profonda riflessione o di un interesse strategico autonomo da parte dell’Italia, ma sembra essere stato spinto da pressioni esterne e da garanzie offerte dall’Unione Europea.

La creazione dell’Anti-Coercion Instrument (ACI) da parte dell’UE, visto come un equivalente economico dell’Articolo V della NATO, potrebbe fornire una copertura alla decisione italiana, offrendo una sorta di protezione in caso di ritorsioni da parte della Cina.

Jia Guide, ambasciatore cinese in Italia, in un’intervista su Fanpage rilasciata a giugno, ha avvertito che se l’Italia sceglie di ritirarsi dalla BRI, una piattaforma che dimostra la fiducia politica reciproca e la cooperazione strategica con la Cina, ciò avrà un impatto negativo sull’immagine, la credibilità e la cooperazione dell’Italia con il suo Paese.

L’Italia rischia infatti di chiudere la porta a una delle più grandi economie mondiali e a un partner commerciale importante. Sebbene si cerchi di sostenere che gli scambi con gli Stati Uniti valgano di più di quelli con la Cina, non si può negare che una politica di esclusione nei confronti della Cina possa comportare delle conseguenze negative per l’economia italiana.

Le conseguenze

Inoltre, questa posizione pro-americana potrebbe avere implicazioni politiche e strategiche. L’Italia rischia di essere vista come un Paese che segue pedissequamente le richieste degli Stati Uniti, anziché come un attore indipendente nella politica internazionale. Ciò potrebbe comportare la perdita di opportunità commerciali e un minore peso politico a livello internazionale.

Il governo italiano dovrebbe riflettere attentamente sulle implicazioni a lungo termine di questa scelta. Mentre la politica estera dovrebbe essere orientata verso un approccio bilanciato e indipendente, sembra che l’Italia stia piegando le sue decisioni agli interessi e alle richieste degli Stati Uniti, sacrificando la propria autonomia e la possibilità di trarre vantaggio dalle relazioni con altre potenze mondiali.