Il panorama economico attuale sta creando uno scenario difficile da interpretare: l’inflazione sale, e i rendimenti decrescono mentre nell’ultimo mese, l’inflazione sembrava contenuta, ma i rendimenti salivano. Un controsenso, almeno secondo la logica che ci si aspetterebbe di solito: inflazione crescente:, rendimenti in salita e prezzi delle obbligazioni in discesa.
Teoricamente, se l’inflazione non è sotto controllo, la Fed dovrebbe rispondere con aumenti dei tassi d’interesse per cercare di contenere l’inflazione o quanto meno non dare speranze al mercato di un taglio. Eppure il mercato sembra scontare esattamente l’opposto.
Aumento dell’inflazione CPI
I dati sull’inflazione di gennaio, con l’indice dei prezzi al consumo (CPI) che è aumentato dello 0,5% mese su mese, sono stati un campanello d’allarme per gli analisti e i policymaker della Federal Reserve. L’inflazione non solo rimane alta, ma sta anche accelerando.
La Federal Reserve aveva già indicato che i tassi d’interesse non sarebbero stati ridotti a breve, ma i numeri di gennaio, soprattutto considerando la forza dell’inflazione core, fanno temere che la lotta contro i prezzi elevati potrebbe durare ancora più a lungo del previsto. Il mercato del lavoro, infatti, non accenna a rallentare, con il tasso di disoccupazione che è sceso al 4% a gennaio, un segno di una forza economica che non sembra essere in crisi.
Previsioni sui tassi della Fed
La Federal Reserve, tramite il Federal Open Market Committee (FOMC), ha dichiarato che non ci sono prospettive di riduzione dei tassi nel breve termine. Jerome Powell, presidente della Fed, ha affermato che «non c’è fretta di cambiare la politica monetaria», una dichiarazione che riflette il desiderio della banca centrale di rimanere cauta e di non prendere decisioni affrettate.
La Fed vuole evitare di esagerare con i tagli, soprattutto in un contesto economico dove il mercato del lavoro è forte, e l’inflazione non sembra volersi fermare. L’obiettivo dichiarato della Fed è quello di riportare l’inflazione annuale al 2%, ma con i dati di gennaio che mostrano una certa accelerazione dei prezzi, è difficile immaginare una politica espansiva a breve.
Il controsenso dei mercati obbligazionari
La parte più interessante di questa situazione si manifesta nei mercati obbligazionari. Nonostante l’inflazione alta e l’incertezza economica, i prezzi delle obbligazioni stanno salendo e i rendimenti sono in calo. Questo fenomeno, che potrebbe sembrare controintuitivo, è in realtà la continuazione di un processo di «steepening» della curva dei rendimenti, che sta interessando principalmente i titoli di Stato dei paesi occidentali. Con l’aumento della domanda di obbligazioni, i prezzi salgono, e i rendimenti scendono, creando guadagni in conto capitale per gli investitori che possiedono titoli a lunga scadenza.
Questo comportamento dei mercati obbligazionari è un controsenso in quanto, in teoria, i rendimenti dovrebbero salire in risposta a un’inflazione in aumento. Ma, al contrario, i rendimenti sono in calo. Anzi, l’indicazione da parte del CME FedWatch Tool è sempre più orientata verso l’idea che nel 2025 non ci sarà alcuna riduzione dei tassi.
TLT
Grafico lineare del TLT ETF. Fonte: baha.com