Come si comporterà l’economia dell’India nel 2026? Le prime stime sono più che positive. La Reserve Bank of India ha previsto un aumento del pil del 6,8%, sulla scia della crescita dell’8,2% registrata nel trimestre luglio-settembre, e in miglioramento rispetto alla precedente stima del 6,5%.
Appare quindi indubbio che Delhi continuerà a ruggire. C’è però un problema che il governo guidato da Narendra Modi dovrà, se non risolvere, quanto meno iniziare ad affrontare: il fatto che questa crescita economica riguardi soltanto la macroeconomia senza riflettersi su ampie schiere della popolazione. In altre parole, c’è chi fa notare come i benefici economici si verifichino principalmente – o quasi esclusivamente - tra i più abbienti.
Questo nodo, ha scritto il Financial Times, è ben illustrato dalle vendite immobiliari. Già, perché mentre gli appartamenti di lusso che costano più di 1 milione di dollari vengono venduti entro pochi giorni (spesso entro il giorno stesso) dall’inaugurazione, i progetti di edilizia residenziale per le fasce di reddito medio restano invenduti per diverse settimane, a volte anche mesi. Ebbene, questa è soltanto la punta di un iceberg che rischia di essere molto più grande di quanto non preventivato da analisti ed esperti vari.
Il rebus del miracolo indiano
Per quale motivo un Paese che cresce a ritmi del genere non garantisce un aumento del benessere a tutta la sua popolazione? Da un lato bisogna considerare il nodo della disoccupazione. È vero che, secondo le statistiche governative, la disoccupazione ha toccato il minimo del 4,7% nel novembre 2025, ma è altrettanto vero che nelle aree urbane le persone sono assorbite da lavori saltuari o che non offrono opportunità di crescita né reti di sicurezza.
Se le persone non hanno a disposizione un reddito adeguato da spendere, allora non possono alimentare i consumi interni né partecipare da protagonisti alla riuscita del miracolo indiano. Arriviamo così al debito delle famiglie indiane: nel marzo 2025 superava il 41% del pil e quasi la metà era destinato ai consumi.
La crescita salariale più lenta e i livelli più elevati di disoccupazione stanno dunque costringendo gli indiani a indebitarsi per rimanere a galla. In un simile contesto, le prospettive macroeconomiche generali rimangono positive, l’inflazione continua a restare bassa e la banca centrale è tentata di tagliare ulteriormente i tassi di interesse. Con buona pace dei cittadini meno privilegiati.
Cresce meglio
Alla luce di quanto detto, cosa succederà nel 2026 all’economia dell’India? I dati principali continueranno molto probabilmente a impressionare ma, a meno che l’occupazione reale e la crescita salariale non aumentino, la crisi economica continuerà a scuotere la maggior parte dei settori.
Nel frattempo, i ricavi aziendali normalmente aumentano (o diminuiscono) con l’economia, in qualsiasi Paese, ma lo scorso anno la crescita dei ricavi delle società quotate in India ha rallentato, attestandosi a malapena sulla metà del tasso di crescita del pil.
E ancora: il gigante asiatico sta perdendo più persone e attraendo molto meno denaro rispetto al passato. In questo decennio, un totale netto di 675.000 persone è emigrato ogni anno lontano dall’India, rispetto alle 325.000 degli anni 2010. Solo Pakistan, Bangladesh e Ucraina hanno registrato un esodo maggiore.
Una parte di questo deflusso è dovuto alla «fuga di cervelli», ovvero alla perdita proprio dei lavoratori qualificati di cui ha bisogno per competere nei settori avanzati. Di conseguenza, per esempio, un terzo della forza lavoro tecnologica della Silicon Valley è ora indiana. Modi dovrebbe insomma prestare meno attenzione ai dati generali per concentrarsi su alcuni problemi interni. A Delhi serve una crescita di qualità.
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