Il Regno Unito ha nelle ultime settimane ripreso a fare della proiezione militare internazionale un fattore per mostrare la sua rilevanza nel sistema globale.
E il governo di Rishi Sunak ha ereditato dall’esecutivo di Boris Johnson la tendenza a usare strategicamente l’hard power, lo strumento militare e la proiezione delle forze armate di Sua Maestà come strumento volto a consolidare il ruolo di Londra come seconda potenza dell’Occidente a guida statunitense.
11 gennaio: dallo Yemen all’Ucraina il Regno Unito torna impero per un giorno
L’11 gennaio è stata in tal senso una giornata emblematica. Nella notte la Royal Air Force (Raf) ha contribuito assieme alle forze aeronavali statunitensi ai bombardamenti contro le postazioni degli Houthi in Yemen in funzione di interdizione delle operazioni contro il traffico marittimo nel Mar Rosso.
Decollando dalla base cipriota di Akrotiri, i caccia Typhoon e Tornado della Raf hanno contribuito a colpire lo Yemen nella prima operazione “oltre Suez” delle forze armate britanniche dai tempi della guerra in Iraq. Il giorno stesso, Rishi Sunak ha raggiunto a Kiev Volodymyr Zelensky per consolidare l’asse di ferro Regno Unito-Ucraina e concludere un partenariato strategico bilaterale.
Il Regno Unito diventa così, ufficialmente, ciò che de facto è da febbraio 2022: il garante militare e geopolitico dell’indipendenza ucraina dall’assertività russa. Un modello di quanto fatto in passato con Svezia e Finlandia prima del loro avvicinamento al campo atlantico.
L’hard power per dimenticare i guai post-Brexit
“Quale altra potenza europea sarebbe in grado di garantire da sola difesa di altre nazioni? Rispondo io: nessuna”, ha commentato su X il giornalista Rai esperto di Regno Unito Daniele Meloni, sottolineando il peso dello strumento militare nella Londra post-Brexit.
Il Regno Unito non ha una base industriale autonoma, dovrà mettere a terra progetti volti a inseguire l’Europa su regole commerciali di vario tipo, si trova a metà del guado sul fronte del superamento della recessione economica da Covid-19 e dei suoi impatti: insomma, con la Brexit non ha risolto le tare strutturali che lo spingono a condividere il destino incerto dell’Europa in declino sui principali indicatori della potenza economica e finanziaria su scala globale.
Lo strumento militare appare dunque come una via di fuga da questo destino, un sistema di proiezione che permette di valorizzare il ruolo di Londra come garante dell’ordine internazionale.
L’Anglosfera e le alleanze di Londra
La Brexit, non a caso, ha incentivato il peso delle strutture internazionali in cui Londra è inserita. Dal Five Eyes, il patto d’intelligence con le nazioni anglosassoni di stirpe e cultura, all’asse indopacifico dell’Aukus con Australia e Usa sul futuro del potere navale di deterrenza alla Cina si arriva alla Joint Expeditionary Force, l’asse dei Paesi del Nord Europa guidato da Londra. In un mondo sempre più competitivo, la potenza militare ricorda al mondo che Londra esiste e vuole essere uno dei suoi forgiatori principali. In un contesto che vede crisi di vario livello emergere, il peso della Difesa è sempre più strategico. Londra l’ha capito. La guerra in Ucraina ne é stata l’occasione di prova decisiva.
Il ruolo decisivo dell’Ucraina
La Gran Bretagna ha guidato gli sforzi per inviare più attrezzature sperimentali all’Ucraina, in parte attraverso il suo Fondo internazionale per l’Ucraina , che ha il mandato di procurare attrezzature “prioritarie” per il paese dilaniato dalla guerra saltando il processo di approvvigionamento standard. Oltre ai mezzi tradizionali, il fondo ha inviato una varietà di sistemi che sono stati sviluppati solo di recente.
Inoltre, nota Defense One, Londra ha beneficiato delle informazioni ottenute sul campo dalla prova dei mezzi messi a disposizione di Kiev e del “bottino” di armi russe cadute in mano agli ucraini: “La Gran Bretagna sta imparando dalle informazioni condivise dall’Ucraina, compresi i dati ottenuti dalle apparecchiature russe compromesse. A pochi giorni dall’invasione su vasta scala della Russia nel febbraio 2022, l’Ucraina ha iniziato a catturare sistemi di guerra elettronica russi altamente sofisticati e altre apparecchiature sensibili .La Gran Bretagna sta anche osservando attentamente come le armi e gli equipaggiamenti britannici donati – prototipi all’avanguardia e kit standard – si comportano sui campi di battaglia ucraini”.
Un mondo sempre più competitivo
Il guadagno più grande è però, di fatto, politico. Con la guerra in Ucraina Londra ha “spaccato” l’Europa diventando, più ancora degli Usa, l’alfiere di quella parte orientale del Vecchio Continente arruolata nella nuova Drang nach Osten, riproposta sotto forma di crociata contro Vladimir Putin da combattere con le armi occidentali, le truppe ucraine e le economie dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente. A cui Londra, per stirpe, tradizione e contesto socio-economico, appartiene ma dal cui giudizio agli occhi della superpotenza d’oltre Atlantico riesce a separarsi. In quanto non passabile di quell’ignavia di cui spesso Washington accusa le potenze dell’Europa continentale, a partire dall’asse franco-tedesco.
I raid contro gli Houthi hanno dimostrato questa tendenza a un crescente interventismo da parte di Londra. Che ora supera addirittura Washington nel definire il perimetro delle minacce dell’Occidente come comune.
La visione imperiale di Shapps
Il segretario alla Difesa Grant Shapps ha tenuto nella giornata di lunedì 15 gennaio un caloroso discorso alla Lancaster House di Londra ricordando che “i nostri avversari sono ora più connessi tra loro”. Ad esempio, abbiamo visto come gli agenti iraniani stanno causando il caos da Israele al Mar Rosso. Che la Russia ha quella che i due paesi descrivono come una “partnership senza limiti” con la Cina, con la quale conducono regolari esercitazioni. Nel frattempo, ha aggiunto, “Putin fa affidamento sui droni iraniani e sui missili balistici nordcoreani per alimentare i suoi bombardamenti illegali in Ucraina”.
Le parole di Shapps sono un manifesto dottrinale. Il Regno Unito rinfocola lo “spirito dell’Impero” sotto forma di invito al contenimento infinito delle potenze rivali. Si crea l’idea del “West versus The Rest”, della dicotomia democrazie-autocrazie perché “queste minacce combinate rischiano di fare a pezzi l’ordine internazionale basato su regole, stabilito per mantenere la pace dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il mondo di oggi, poi, è purtroppo molto più pericoloso”, ha chiosato il ministro del Partito Conservatore. Londra, in questi pericoli, vuole navigare da potenza con cognizione di causa. Ma la proiezione crescente della potenza aumenta, giocoforza, la competitività e il rischio di incidenti strategici e problemi in varie regioni del mondo. La Gran Bretagna sarà più forte e sicura con forze armate proiettate in vari contesti regionali. Ma potrà esserlo il mondo nel suo complesso? Il barometro della pace globale, da anni, segna un trend tutt’altro che rassicurante in tal senso da diversi anni.