200 esperti di economia, tra cui 16 premi Nobel, lanciano l’allarme per l’impatto dell’IA e invitano i governi mondiali ad agire più velocemente possibile
Gli effetti dell’intelligenza artificiale tornano prepotentemente al centro del dibattito pubblico.
Pochi giorni fa un gruppo di 200 esperti di economia di fama mondiale, tra cui spicca la presenza di 16 premi Nobel, ha pubblicato una dichiarazione in cui si invitano le istituzioni ad agire immediatamente per “governare” quella che rischia di essere una rivoluzione ben più impattante di quella industriale.
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L’appello We Must Act Now
Il documento, intitolato We Must Act Now, è stato pubblicato lunedì 13 luglio e ha come tesi centrale l’idea che un’intelligenza artificiale sempre più potente potrebbe stravolgere l’economia globale in un periodo di tempo estremamente più breve rispetto alla rivoluzione industriale.
L’economista Anton Korinek, tra i promotori dell’iniziativa, ha affermato che «l’IA potrebbe darci solo pochi anni» per adattarci.
Della stessa idea tutti i firmatari del documento, con una lista che comprende grandi nomi del mondo accademico e dell’industria. Ci sono la bellezza di 16 premi Nobel per l’economia, tra cui Daron Acemoglu del MIT e Michael Spence della New York University, esponenti di primo piano del settore tecnologico come il co-fondatore di Anthropic, Jack Clark, la direttrice finanziaria di OpenAI, Sarah Friar, l’ex CEO di Google, Eric Schmidt e il capo scienziato di Google DeepMind Jeff Dean.
Una nuova rivoluzione industriale dagli effetti potenzialmente devastanti
La dichiarazione inizia con l’avvertimento che l’IA potrebbe diventare ancora più potente nel prossimo decennio, portando a una trasformazione più grande rispetto a quella della rivoluzione industriale concentrata in un lasso di tempo brevissimo.
Una trasformazione che, se da un lato potrebbe aumentare la produttività e migliorare lo standard di vita, dall’altro rischia di rivelarsi devastante per il mondo del lavoro.
L’appello ai governi
Ajay Agrawal, tra gli accademici più noti della Rotman School of Management dell’Università di Toronto, è convinto che “il reale impatto dell’IA dipenderà dalle decisioni prese prima che la tecnologia raggiunga il suo pieno potenziale”.
Se l’evoluzione tecnologica ridurrà le disparità degli standard di vita globali o se, al contrario, concentrerà ulteriormente la ricchezza in poche mani, secondo Agrawal, non è predeterminato. In ogni caso, i governi “non possono permettersi di aspettare che la trasformazione sia completa”.
È questo uno dei punti centrali dell’appello. La richiesta agli economisti, ai leader delle aziende specializzate in IA e ai responsabili politici di prepararsi e gestire le conseguenze economiche della rivoluzione prima che diventi impossibile farlo.
I leader, secondo i firmatari We Must Act Now, “devono agire ora per capire l’economia dell’IA trasformativa” e pensare a elaborare incentivi, misure di sicurezza e sistemi gestionali per guidare la tecnologia verso un approccio che integri le capacità umane senza sostituirle o renderle irrilevanti.
Il problema è quanto mai urgente. Una recente analisi del FMI (Fondo Monetario Internazionale), stima che circa il 40% dei posti di lavoro è esposto agli effetti dell’IA; percentuale che sale al 60% all’interno delle economie più avanzate. Ancora più inquietante l’analisi del World Economic Forum che prevede entro il vicino 2030 la scomparsa di quasi 92 milioni di posti di lavoro a causa dei cambiamenti tecnologici.