L’Europa sorprende: i mercati superano gli USA dopo anni di rincorsa

Redazione Money Premium

23 Ottobre 2025 - 07:20

Dopo anni di rincorsa, l’Europa sorprende: lo Stoxx 600 batte l’S&P 500 sia in dollari che in euro. Ma la ripresa è strutturale o solo un riflesso del rallentamento americano?

L’Europa sorprende: i mercati superano gli USA dopo anni di rincorsa

Per oltre un decennio l’Europa è stata sinonimo di sottoperformance. Crescita lenta, crisi del debito, disoccupazione elevata e un mercato azionario incapace di tenere il passo con la potenza di Wall Street. Oggi, però, qualcosa sembra cambiare.

Nei primi nove mesi del 2025, l’indice Stoxx 600 ha superato l’S&P 500 sia in termini di dollaro che di euro. Persino durante la “liberation day sell-off” di aprile, le perdite europee sono risultate più contenute rispetto a quelle statunitensi — un’inversione storica rispetto al passato.
Non si tratta di un episodio isolato ma di un pattern iniziato nel 2022.

Il vantaggio europeo nasce anche dalle debolezze altrui. L’S&P 500 è oggi fortemente concentrato nei “Magnificent Seven” — Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta e Tesla — che rappresentano oltre un quarto del valore totale dell’indice. Questa concentrazione amplifica volatilità e correzioni. L’Europa, priva di colossi tecnologici di pari dimensione, mostra invece una maggiore stabilità settoriale.

Ma non si tratta solo di effetto comparativo. Diversi indicatori macroeconomici suggeriscono un miglioramento reale: l’indice PMI manifatturiero dell’area euro ha superato quota 50 lo scorso agosto, segnalando per la prima volta dal 2022 un ritorno all’espansione. Anche la Germania, tradizionale locomotiva europea, ha intrapreso una politica fiscale più espansiva, con nuovi investimenti in difesa e infrastrutture.
Le politiche fiscali più coordinate e la maggiore stabilità politica rendono oggi l’Europa più prevedibile — e perciò più attraente — rispetto agli Stati Uniti.

Il rallentamento della crescita americana ha contribuito a ridimensionare l’euforia di Wall Street. Gli investitori iniziano a percepire gli USA come un mercato più esposto a rischi di bolla, saturazione tecnologica e debito pubblico. Al contrario, la struttura industriale europea appare più bilanciata, con settori come energia rinnovabile, automotive, lusso e farmaceutico che beneficiano della transizione verde e della ripresa dei consumi.

Tuttavia, i fondamentali restano fragili. Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale stimano una crescita del PIL europeo dell’1,4% nel 2025 e 2026, ben lontana dai ritmi americani pre-pandemia. Le divergenze tra Nord e Sud Europa permangono, così come la mancanza di un vero mercato finanziario unico e di politiche comuni per la competitività.

L’ottimismo europeo è dunque fondato, ma va letto in chiave relativa. L’Europa sta beneficiando del rallentamento americano e di un contesto valutario favorevole, più che di un’accelerazione autonoma. Senza riforme su deregulation, innovazione e integrazione dei capitali, difficilmente potrà trasformare questo slancio in una crescita sostenibile.
La vera sfida per l’Europa non è più dimostrare di poter resistere agli shock globali, ma di saperli trasformare in opportunità.