L’effetto SpaceX su Piazza Affari. Quali società ne beneficiano di più?

Claudia Cervi

18 Giugno 2026 - 07:54

SpaceX vale più di Amazon, ma non tutte le azioni italiane sullo spazio meritano l’entusiasmo. Ecco la mappa.

L’effetto SpaceX su Piazza Affari. Quali società ne beneficiano di più?

SpaceX ha debuttato al Nasdaq il 12 giugno. A 135 dollari per azione ha raccolto 75 miliardi di dollari bruciando in un colpo il record per la più grande IPO della storia. In pochi giorni la capitalizzazione è salita oltre i 2.600 miliardi di dollari, superando quella di Amazon.

L’euforia si propaga anche fuori da Wall Street: a Piazza Affari sta già spingendo gli investitori retail a cercare i titoli più vicini al business dello spazio, spesso senza chiedersi se il legame industriale ci sia davvero o sia solo un’etichetta comoda.

Leonardo

Leonardo possiede il 67% di Telespazio, il 33% di Thales Alenia Space e il 28,7% di Avio. A ottobre 2025 ha firmato con Airbus e Thales il memorandum per fondere le rispettive divisioni spaziali in un’unica società da 6,5 miliardi di fatturato e 25mila dipendenti, con Leonardo al 32,5%: operativa dal 2027, salvo il via libera degli antitrust europei, che su un dossier di questa scala non sarà una formalità.

Il 12 marzo, giorno della presentazione del piano industriale 2026-2030, Leonardo ha toccato il massimo storico di 66,37 euro. Ad aprile il governo ha imposto la sostituzione dell’amministratore delegato Roberto Cingolani con Lorenzo Mariani e il titolo ha perso circa il 20% dai massimi nel giro di poche settimane. Il consensus degli analisti vede oggi un target medio attorno a 67,85 euro, upside potenziale del 30% dai livelli attuali: ma con lo Stato azionista di controllo e una governance che può cambiare per decreto, comprare Leonardo per esposizione allo spazio significa comprare anche quel rischio, non solo i satelliti.

Avio

Avio, quotata sul segmento STAR, è il fornitore dei booster P120C e P160C per Ariane 6 e il prime contractor del Vega C. Nel primo trimestre 2026 i ricavi sono saliti a 128,5 milioni di euro, +19% su base annua, con un portafoglio ordini fermo a 2,1 miliardi. Il 20 maggio ha pagato un dividendo di 14,8 centesimi per azione, dividend yield del 4,9%. Il titolo è salito di oltre il 100% nell’arco di dodici mesi.

Poi, il primo giugno, Equita ha tagliato il rating a “hold”, motivando la scelta con un rally settoriale che ha già eroso buona parte del potenziale di rialzo residuo. I fondamentali ci sono, ma il prezzo ha già anticipato i risultati futuri.

Il resto della filiera

Oltre ai due grandi nomi, la lista si fa scivolosa. SECO, quotata dal 2021 sempre su STAR, produce computer miniaturizzati anche per il settore aerospaziale e difesa: il titolo oggi vale circa un terzo dei massimi toccati subito dopo la quotazione, ma l’aumento dei ricavi (+2,8% nel primo trimestre a 48,5 milioni) e degli ordini ha convinto gli analisti di Intesa Sanpaolo a confermare la raccomandazione “buy” con un target price a 3,70 euro, anche se il rincaro dei prezzi dei componenti continuerà a pesare sui margini almeno fino all’estate.

SAES Getters produce componenti per il vuoto e l’isolamento termico, tecnologie che in teoria trovano impiego anche su satelliti e strumentazione spaziale. Un ragionamento ancora astratto: nei bilanci non c’è traccia di contratti specifici nel settore spazio.

Chi cerca l’“effetto SpaceX” italiano, infine, dovrà aspettare: D-Orbit, la società lombarda che gestisce il trasporto di satelliti in orbita, aveva tentato la quotazione al Nasdaq via SPAC nel 2022 e l’aveva congelata. Con l’euforia post IPO di SpaceX si torna a parlarne come possibile matricola. Per ora non si compra.

Il 15 giugno, agli Stati Generali della space economy italiana a Potenza, il governo ha confermato un piano da 7,8 miliardi di euro fino al 2028, tra fondi ESA, ASI e PNRR. Sulla carta è la cornice che dovrebbe far crescere l’intera filiera. Quanto di quei miliardi si traduca in ordini per le società quotate, e quanto resti spesa pubblica diffusa su un indotto fatto in gran parte di aziende private, è la prima domanda da porsi prima di mettere i propri risparmi pensando di fare l’affare del secolo.

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