La chiamano economia parallela perché opera, cresce e si sviluppa accanto all’economia ufficiale che tiene in piedi un Paese. In alcuni casi è tuttavia la prima delle due economie citate a far funzionare intere nazioni. L’esempio più eclatante chiama in causa la Russia, travolta dalle sanzioni occidentali in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina e «abbandonata» dalle grandi multinazionali e aziende occidentali.
All’ombra del Cremlino, almeno in linea teorica, i cittadini russi non potrebbero acquistare prodotti di alcuni brand stranieri. Il governo, allo stesso tempo, dovrebbe riscontrare difficoltà nel rifornirsi di alcuni beni sanzionati e riscontrare gravi problemi economici. A Mosca e dintorni, almeno nel breve termine, non starebbe però succedendo niente di simile.
Il mercato russo ha semplicemente dimostrato una resilienza inaspettata, sapendosi adattare alle sfide derivanti dall’esodo di marchi stranieri e dal regime sanzionatorio avallato da Europa e Stati Uniti. La riprova di quanto appena detto si trova in un lungo articolo di Al Jazeera, che ha spiegato come i residenti moscoviti riescano, senza problemi di alcun tipo, ad acquistare, ad esempio, dispositivi Apple nonostante il ritiro dell’azienda dal mercato russo.
Le importazioni parallele e le catene di approvvigionamento alternative stanno funzionando come ancore di salvezza per i consumatori del Paese, che possono così avere accesso ad un’ampia gamma di articoli occidentali.
L’economia parallela della Russia
Dal febbraio 2022 quasi 1.400 aziende, tra cui molti dei marchi più riconoscibili a livello internazionale, hanno annunciato che avrebbero cessato o ridotto le loro operazioni in Russia. Eppure, due anni dopo l’inizio dell’offensiva russa, molti dei prodotti di queste aziende sono ancora ampiamente venduti nel mercato russo. Spesso in violazione delle sanzioni imposte dall’Occidente.
Aiutate dalla legalizzazione delle importazioni parallele da parte del governo russo, le imprese della Federazione Russa hanno creato una rete di catene di approvvigionamento alternative per importare merci soggette a restrizioni attraverso Paesi terzi. Detto altrimenti: tutti quei prodotti - come iPhone e cosmetici di lusso – che in passato venivano forniti da aziende straniere, adesso arrivano sugli scaffali russi attraverso Paesi terzi non colpiti dalle sanzioni.
Alla fine del marzo 2022, quando l’entità dell’esodo aziendale dalla Russia è diventata chiara, Mosca ha legalizzato le importazioni parallele, ovvero l’importazione di prodotti senza il permesso del proprietario del marchio. Queste importazioni non sono vietate dal diritto internazionale e sono consentite da alcuni Paesi per determinati beni.“ Più comunemente, viene utilizzato per garantire la fornitura di medicinali essenziali, ma la Russia ha ampliato la sua lista anche a beni di consumo più comuni”, ha spiegato, sempre ad Al Jazeera, Justine Nolan, direttrice dell’Australian Human Rights Institute presso l’UNSW Sydney.
La risposta alle sanzioni
Il caso di Apple, i cui prodotti in molti casi rientrano nelle sanzioni occidentali, fornisce un tipico esempio di come funzionano le importazioni parallele di Mosca. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina il più grande rivenditore russo di prodotti Apple, re:Store, ha chiuso per diversi mesi «per valutare la situazione» in seguito all’uscita del colosso tecnologico americano dal mercato russo.
Quando re:Store ha riaperto, nel settembre 2022, il rivenditore aveva cambiato nome in Restore: e ampliato il proprio catalogo. Da quel momento in poi Restore: ha iniziato a vendere dispositivi Apple, insieme ad altri beni tecnologici. Tutti originali e provenienti da mete quali Cina e Dubai. Insomma, dopo l’imposizione delle sanzioni alla Russia i fornitori hanno trovato il modo di aggirare il problema e hanno continuato le spedizioni verso Mosca ad un ritmo sostanzialmente ininterrotto.
E l’economia nazionale? Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), il prodotto interno lordo (PIL) della Russia è diminuito solo del 2,1% nel primo anno di guerra – rispetto a una contrazione prevista dell’8,5% – e da allora ha continuato a crescere. Secondo un’analisi del think tank Bruegel con sede a Bruxelles, il reddito disponibile reale dei russi è invece diminuito solo dell’1% rispetto al 2021, e cioè meno del calo osservato durante la pandemia di Covid-19.