In queste ore, Mosca è impegnata a contrastare il più grande assalto di Kiev in territorio russo - nell’oblast’ di Kursk - dall’inizio della guerra, inviando rinforzi militari, stabilendo misure di sicurezza rigide nelle aree di confine e conducendo attacchi aerei, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa russo. Uno di questi attacchi, diretto contro le truppe ucraine, ha coinvolto un missile termobarico.
Nonostante la Russia sia riuscita a fermare i rapidi progressi delle forze ucraine, che cinque giorni fa hanno lanciato un attacco a sorpresa oltre confine nella regione sud-occidentale di Kursk, gli ucraini sembrano mantenere le loro posizioni. Sabato hanno dichiarato di aver catturato un piccolo villaggio nella vicina regione di Belgorod, e gli analisti, riferisce il New York Times, ritengono che le forze ucraine controllino gran parte della città di Sudzha, a circa dieci chilometri dal confine.
L’azzardo di Zelensky
Pasi Paroinen, un analista del Black Bird Group, un’organizzazione con sede in Finlandia che analizza immagini satellitari e contenuti dei social media provenienti dal campo di battaglia, ha affermato al New York Times che ci sono prove che Mosca sia riuscita a rallentare i principali avanzamenti sul proprio territorio alla fine della settimana. Il vero fine di Kiev, così come l’utilità strategica dell’attacco delle truppe di Zelensky, è poco chiaro alla maggior parte degli analisti. Come ammette il Nyt, dopo due anni e mezzo di un conflitto che è sembrato essersi cristalizzato lungo una linea del fronte di circa 900 chilometri nell’est e nel sud dell’Ucraina, la scelta di Kiev attraversare il confine russo ha sorpreso la Russia ma non - come si dice - gli alleati occidentali della NATO, che erano perfettamente consapevoli dell’operazione ucraina.
«invertire la narrazione sull’Ucraina perdente»
Il fine sembra essere più politico che strettamente strategico o tattico. «Migliaia» di truppe ucraine stanno partecipando all’incursione nella regione russa di Kursk, con l’obiettivo di «indebolire» le forze russe e «destabilizzare» il Paese: lo ha detto all’agenzia di stampa Afp un alto funzionario della sicurezza ucraina che ha voluto mantenere l’anonimato. Secondo quanto riportato da Rybar su Telegram, le forze ucraine composte dall’82a e dall’80a brigata separata di assalto aereo stanno guidando gli attacchi, supportate dalla 22a e dalla 61a brigata meccanizzata separata dell’AFU.
L’incursione è stata dettata direttamente dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, desideroso di dimostrare agli alleati che la guerra non è finita. «Invadere la Russia - afferma il politologo Ivan Katchanovski in un’intervista al Sunday Times - è la mossa più rischiosa che Zelensky abbia fatto finora. Le truppe d’élite vengono utilizzate per un contrattacco rischioso contro Putin che ha sorpreso il mondo — e l’impronta del presidente ucraino è evidente ovunque. Le impronte personali del presidente Zelensky sono ben visibili in questa operazione. A Kiev, da mesi si sapeva che il presidente stava facendo pressione sui suoi capi militari affinché lanciassero un’offensiva estiva».
Strategia sviluppata con la NATO
A causa dei problemi di manodopera e risorse dell’Ucraina, sottolinea il professore dell’Università di Ottawa, i militari erano riluttanti. «Ma Zelensky è disperato nel voler invertire la narrazione secondo cui l’Ucraina sta perdendo la guerra. I successi nel Mar Nero e contro le forze russe in Crimea non attirano l’attenzione del mondo quando l’esercito del suo paese viene spinto lentamente ma inesorabilmente fuori da più territori nell’Ucraina orientale». La scommessa di Zelensky è dettata dal fatto che l’Ucraina non può continuare la guerra ancora a lungo, e non c’è grande fiducia sul fatto che la NATO, come auspicato da Kiev, intervenga a fianco degli ucraini. «L’offensiva di Kursk è quindi una scommessa per l’Ucraina al fine di avere una leva sulla Russia in una trattativa di pace» osserva su Substack l’ex sottosegretario dell’amministrazione Reagan, Stephen D. Bryen. «La strategia e la tattica che l’Ucraina sta mostrando a Kursk sono state sviluppate con la NATO. È una prova per la difesa dell’Europa in caso di un attacco russo. Perché? La NATO, nella sua attuale configurazione, è in una brutta posizione quando si tratta di difendere il territorio. Se dovessero scoppiare combattimenti in Polonia, o in Romania, o a nord nei Paesi Baltici, i russi avrebbero un vantaggio significativo nelle forze di terra. Un modo per contrastarlo sarebbe esattamente il tipo di operazione che l’Ucraina sta testando in questo momento nella regione di Kursk».
La NATO ha supportato e sviluppato quest’incursione in territorio russo voluta fortemente da Zelensky per consentire a Kiev di presentarsi al futuro tavolo negoziale in una posizione migliore. Ma è un azzardo altamente dispendioso e costoso in termini di uomini che rischia di essere controproducente.