Il 2025 sarà presumibilmente un anno chiave per il futuro dell’economia della Russia.
Da quando è iniziata la guerra in Ucraina, nel febbraio 2022, il Cremlino ha ristrutturato la sua economia per dare priorità agli sforzi bellici, imponendo divieti di esportazione, attingendo al suo fondo nazionale di ricchezza e rafforzando gli scambi commerciali con i Paesi non occidentali (Cina in primis).
Il fatto è che il mix formato dalla spesa per la Difesa - assolutamente senza precedenti – dalla carenza di manodopera e dalle sanzioni ha avuto un costo. Un costo che, spiegano vari analisti, almeno fino ad oggi era stato in qualche modo contenuto dal team economico di Vladimir Putin, ma che nei prossimi 12 mesi rischia di travolgere i conti della Federazione Russa.
Nel marzo 2022, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden dichiarava che le sanzioni occidentali stavano trasformando «il rublo in macerie», e che l’economia russa era «sulla buona strada per essere dimezzata». Tuttavia, dopo un calo del pil del 2,1% nel 2022, l’economia russa è cresciuta del 3 ,6% nel 2023 e del 3,8%nel 2024. E allora perché gli analisti insistono nel considerare il 2025 una specie di bivio per Putin?
Business Insider, per esempio, scrive che la Russia avrebbe raggiunto il limite della resistenza economica, e che il combinato sanzioni e aumento delle spese belliche diventerà presto insostenibile. The Moscow Times ha altresì sottolineato come la resilienza del motore economico di Mosca si basi su tre pilastri: ingenti riserve pre belliche, entrate stabili dalle vendite di petrolio e gas e limitazione dell’impatto della guerra sull’economia civile. Pilastri che si starebbero lentamente sgretolando sotto il peso di intensi mesi di combattimenti...
L’economia russa nel 2025
“La Russia ha messo in moto processi che continueranno a erodere la sua economia dall’interno”, ha dichiarato a Business Insider Roman Sheremeta, professore associato di economia presso la Weatherhead School of Management della Case Western Reserve University.
Mosca ha incrementato progressivamente la spesa per la Difesa per sostenere i suoi sforzi bellici, passando dai 59 miliardi di dollari nel 2022 ai 109 miliardi del 2023, con altri 126,8 miliardi stanziati nel 2025, quando il richiamato settore della Difesa rappresenterà il 32,5% del bilancio federale (rispetto al 28,3% del 2024). Ebbene, se è vero che l’impennata di questa spesa ha alimentato l’economia del Cremlino nel corso degli ultimi anni, allo stesso tempo ha pure contribuito in maniera rilevante all’aumento dell’inflazione, che, secondo lo stesso Putin, potrebbe raggiungere il 9,5% nel 2025.
Per frenare questa tendenza, a ottobre la banca centrale del Paese ha aumentato il tasso di interesse di riferimento dal 19% al 21%, un livello record che ha intaccato i margini di profitto delle aziende. Ma non è finita qui, perché il mese scorso il think tank russo TsMAKP ha lanciato un altro allarme: l’incapacità della Russia di tenere sotto controllo l’inflazione starebbe spingendo il Paese verso la stagflazione, uno scenario in cui la crescita è bassa e l’inflazione alta. “La tendenza generale è piuttosto fosca. Direi che è una stagnazione generale simile a quella che ha avuto l’Unione Sovietica all’inizio degli anni ’80”, ha detto Kolyandr.
Che cosa succederà allora?
Nel suo World Economic Outlook di ottobre, il FMI ha abbassato la sua stima di crescita del PIL per la Russia dall’1,5% all’1,3%. Secondo il Wall Street Journal, invece, le sanzioni statunitensi su Gazprombank e altri istituti finanziari imposte a novembre avrebbero causato il crollo del rublo.
Il quotidiano statunitense ha riferito che le aziende russe stavano tagliando i loro piani di espansione, e che più di 200 centri commerciali sarebbero a rischio fallimento a causa dell’aumento del debito. Anche il più grande operatore di telefonia mobile russo, MTS, ha attribuito il calo di quasi il 90% degli utili netti del terzo trimestre ai costi relativi al pagamento degli interessi.
In ogni caso, per capire se la Russia affronterà veramente una crisi nel 2025, bisognerà prima vedere cosa accadrà nel corso dei prossimi mesi nel resto del mondo. Molto dipenderà infatti dai prezzi del petrolio, dalle sanzioni, dalle politiche commerciali del presidente statunitense Donald Trump e da come reagirà il mercato del lavoro russo.