L’altra faccia del voto di Taiwan: come leggere i risultati delle elezioni presidenziali

Federico Giuliani

18 Gennaio 2024 - 07:04

William Lai, il nuovo presidente di Taiwan, deve fare i conti con il mancato raggiungimento della maggioranza parlamentare. Un particolare non da poco in vista dei prossimi quattro anni.

L’altra faccia del voto di Taiwan: come leggere i risultati delle elezioni presidenziali

Sul fatto che William Lai abbia vinto le ultime elezioni presidenziali di Taiwan non ci sono dubbi. Il candidato del Partito democratico e progressista (Dpp) ha ottenuto il 40% dei voti espressi (quasi 5,6 milioni), superando Hou Yu-ih, del più grande partito di opposizione, il Kuomintang (Kmt), che ha chiuso al secondo posto con il 33,49% delle preferenze (con circa 4,7 milioni di voti), e Ko Wen-je del Partito popolare di Taiwan (Tpp), terzo con il 26,46% dei consensi (3,7 milioni).

Sul fatto, invece, che il prossimo mandato quadriennale di Lai possa essere in discesa ci sono forti dubbi. E non solo per via delle possibili crescenti pressioni della Cina, che considera il neo leader di Taipei un “piantagrane” favorevole all’indipendenza dell’isola, a sua volta rivendicata da Pechino come “provincia ribelle”).

Ma anche e soprattutto per via della mancata maggioranza parlamentare raccolta dall’erede di Tsai Ing-wen, nonché di un’opposizione che potrebbe accusare il Dpp di essere la radice dei mali economici taiwanesi a causa della mancata volontà del partito al governo di dialogare, almeno sul piano commerciale, con il Dragone.

Il mandato di William Lai e l’assenza di una maggioranza parlamentare

Lai ha sostenuto che Cina e Taiwan sono diverse e si è impegnato a portare avanti le politiche di Tsai. Negli ultimi otto anni, per due mandati consecutivi, l’amministrazione uscente ha fatto di tutto per rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti e i loro partner nel tentativo di scoraggiare un’eventuale offensiva militare di Pechino volta a riannettere l’isola alla Cina continentale.

I due candidati dell’opposizione hanno quindi criticato Lai per essersi descritto come un “operaio pragmatico per l’indipendenza di Taiwan”. Nello specifico, Hou ha accusato il governo guidato dal Dpp di aumentare il rischio di uno scontro militare nello Stretto di Taiwan mettendo in pratica una linea politica inefficiente.

È qui che si inseriscono indirettamente le elezioni parlamentari, tenutesi sempre lo scorso 13 gennaio, in concomitanza con le presidenziali. Già, perché alle parlamentari, necessarie per rinnovare il Parlamento monocamerale dell’isola, il cosiddetto Yuan legislativo, il Kuomintang ha portato a casa 52 dei 113 seggi disponibili guadagnandone 13 rispetto all’ultima legislatura. Il Tpp ne ha messi in cascina otto mentre il Dpp si è fermato a 51, perdendone 11. Sono stati eletti anche due membri indipendenti ideologicamente inclini al Kmt.

La battuta d’arresto “interna” del partito di Lai sembra riflettere il malcontento pubblico per l’aumento dei prezzi delle case e l’avversione psicologica dell’elettorato ad essere governato da un partito per lungo tempo. Se, dunque, sul fronte presidenziale il Partito democratico e progressista ha avuto la meglio esprimendo un proprio candidato, e mettendo di fatto un’ipoteca su come Taiwan dovrà gestire i rapporti con la Cina, diverso è il discorso relativo al contesto parlamentare.

Detto altrimenti, il Dpp ha perso il controllo del parlamento, lo stesso sul quale Lai dovrà fare affidamento per approvare leggi e spese. Questo complicherà la vita del nuovo presidente, che presumibilmente si troverà più volte a fare i conti con l’impossibilità di promuovere la sua agenda. La spesa per la Difesa e l’acquisto di armi, ad esempio, sono aree particolarmente controverse che potrebbero generare rilevanti spaccature.

Un mandato complesso

Insomma, nessuno dei due principali partiti di Taiwan ha ottenuto sabato la maggioranza assoluta nello Yuan legislativo, lasciando il Tpp nella posizione di influenzare il funzionamento interno dell’organismo.

Attenzione, poi, ai risultati. Le percentuali dei voti lasciano presupporre che la maggioranza degli elettori dell’isola (il 33,5% che ha votato Kmt e il 26,5 che ha scelto Tpp) non sia d’accordo con l’approccio scettico nei confronti della Cina adottato dal Dpp, e che questa maggioranza semplicemente non sia riuscita a concordare sulla migliore alternativa sulla quale puntare per favore un riavvicinamento tra le due sponde dello Stretto. È inoltre lecito supporre che se il patto tra il Kmt e il Tpp non fosse saltato a novembre il risultato elettorale sarebbe potuto essere molto diverso.

In ogni caso, a Pechino non sarà sfuggito il fatto che il 40% dei consensi raccolto da Lai rappresenta il margine di vittoria più basso dal 2000. In futuro, come anticipato, la paralisi politica e la conseguente legislatura sospesa del governo centrale di Taipei sono due fattori che potrebbero far oscillare la situazione a favore del campo filo cinese. La divisione del parlamento in tre significa infatti che il Dpp dovrà lavorare a stretto contatto con gli altri partiti, cercando nel caso la sponda del Tpp, per attuare eventualmente la propria agenda.

Lin Fei-fan, ex vice segretario generale del Dpp e ora membro senior di un think tank del partito, ha raccontato a Reuters di essere “abbastanza preoccupato” perché c’è il rischio che il nuovo governo debba trascorrere quattro anni “molto duri”, soprattutto su questioni legate alla Cina. Ha inoltre spiegato che i legislatori dell’opposizione, che insieme formano una maggioranza legislativa, potrebbero intensificare gli scambi con Pechino e chiedere di riavviare un controverso patto sul commercio dei servizi con il Dragone che Taiwan aveva accantonato dieci anni fa di fronte a ingenti proteste di massa.“ I governi locali e il parlamento potrebbero formare una linea per fare pressione sul governo centrale”, ha affermato Lin.

Nel 2023, la Cina ha inviato 1.709 aerei da guerra attraverso la zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan, oltre ad imporre embarghi commerciali, lanciare campagne di disinformazione e attuare altre misure coercitive. Il segnale che Xi Jinping vorrà inviare adesso a Taipei potrebbe essere uno: far capire al popolo di Taiwan che puntare su Lai è stato un errore. Questo potrebbe coincidere con esercitazioni militari intensificate, nuove restrizioni commerciali alle aziende taiwanesi e maggiori attacchi informatici alle infrastrutture dell’isola. Saranno, è proprio il caso di dirlo, quattro anni di fuoco.

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