La scorsa settimana, le truppe russe hanno conseguito una vittoria strategica importante nel Donbass, ufficializzando di aver preso il controllo completo della città di Vuhledar, nella regione orientale di Donetsk, in Ucraina. Vuhledar, il cui nome significa «dono del carbone», è una città mineraria nella regione di Donetsk: prima della guerra, aveva una popolazione di circa 14.000 abitanti, la maggior parte dei quali è fuggita.
Costruita dall’Unione Sovietica negli anni ’60 intorno a una miniera, la città oggi ospita due miniere con riserve di carbone significative. Situata su una pianura, Vuhledar è composta principalmente da edifici residenziali alti e altre strutture. I russi chiamano la città “Ugledar". Il controllo di Vuhledar, nota l’agenzia Reuters, rappresentava per la Russia un passo cruciale per incorporare l’intera regione di Donetsk nel proprio territorio.
Vuhledar era vista infatti come una delle posizioni più fortificate e difficili da conquistare da parte dei russi. La sua importanza strategica deriva sia dalla sua posizione sopraelevata, sia dal fatto che si trova all’intersezione tra i fronti orientale e meridionale, rendendola un punto chiave per le linee di rifornimento di entrambe le fazioni in conflitto.
Crolla il fronte ucraino nel Donbass
Come ammette anche l’account Visegrad24, fortemente anti-russo, “l’esercito ucraino è stato costretto a ritirarsi nella città di Vuhledar dopo due anni di difesa ininterrotta contro decine di attacchi russi di portata maggiore. Gli ucraini sono stati costretti ad andarsene perché rischiavano di essere circondati”. Il 30 settembre scorso, la 72ª Brigata Meccanizzata ucraina è praticamente intrappolata a Vuhledar: le forze russe hanno circondato la città su tutti i lati, riuscendo a controllare con il fuoco tutte le vie di fuga. Nonostante il comandante della brigata, il colonnello Ivan Vinnik, avesse richiesto al governo di Zelensky di ritirare le truppe, l’ordine non è stato dato. Al contrario, il leader ucraino ha trasferito Vinnik, in pratica rimuovendolo dall’incarico. Non è stato ancora nominato un sostituto, e non è stato impartito nessun ordine di ritirata.
“Non è chiaro se il colonnello Vinnik fosse effettivamente a Vuhledar, ma sembra improbabile, dato che una delle critiche frequenti rivolte ai comandanti ucraini è la loro assenza dal fronte insieme ai propri soldati” nota l’ex sottosegretario Usa ed esperto di Difesa, Stephen Bryen. E mentre il fronte del Donbass crolla, la leadership ucraina continua a inviare forze nella zona di Kursk, un’area che non ha un reale valore strategico per l’Ucraina. “Nonostante le dichiarazioni di Zelensky - afferma Bryen - questa regione non rappresenta una carta vincente in un’ipotetica trattativa di pace, che al momento non esiste”.
Quelle voci su Zelensky
Negli ultimi tempi, il governo ucraino sta attraversando una fase di grande instabilità, con una serie di cambiamenti interni che hanno coinvolto figure di alto profilo. Secondo alcune fonti, questi sconvolgimenti potrebbero proseguire con ulteriori rimozioni o rimpasti ai vertici del potere. Una delle voci più preoccupanti citate dallo stesso Bryen riguarda un presunto tentativo di assassinio del presidente Zelensky, che sarebbe stato orchestrato da membri della sua stessa Guardia Presidenziale. Questo episodio, se confermato, evidenzierebbe un clima di profonda tensione all’interno del governo e delle forze armate ucraine. Al centro delle speculazioni figura Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence militare ucraina, che potrebbe essere coinvolto o quantomeno essere a conoscenza dei dettagli del tentato attentato. Tuttavia, non ci sono prove concrete che lo colleghino direttamente a questo episodio.
Budanov è una figura di grande rilievo in Ucraina, noto per i suoi stretti legami con i servizi segreti occidentali, come l’MI6 britannico e la CIA. La sua posizione lo rende un possibile candidato per sostituire Zelensky nel caso in cui il governo attuale dovesse subire un crollo o essere costretto a dimettersi. Queste relazioni con l’Occidente potrebbero renderlo una scelta favorevole per mantenere il sostegno internazionale all’Ucraina, ma allo stesso tempo potrebbero anche sollevare questioni sulla sovranità del Paese, dato l’influenza esterna su figure chiave del governo. D’altro canto è la medesima influenza che viene esercitata su Kiev sin da Euromaidan, quando il Dipartimento di Stato Usa in concerto con George Soros “scelsero” i membri del primo governo post-Maidan.
L’aiuto di Biden prima delle elezioni
Con il timore che alla Casa Bianca possa tornare Donald Trump, il presidente Usa Joe Biden ha adottato una strategia a due livelli per quanto riguarda l’Ucraina. Da un lato, vuole inviare un forte messaggio pubblico di sostegno, dimostrando che gli Stati Uniti continueranno a stare al fianco di Kiev. Un esempio di questo impegno è stato l’incontro di alto profilo alla Casa Bianca tra Biden, Harris e Zelensky. Oltre alla dichiarazione politica, Biden sta sostenendo questo approccio con aiuti concreti. Ha recentemente annunciato un pacchetto di assistenza alla sicurezza da 8 miliardi di dollari, destinato a fornire nuove armi all’Ucraina, in particolare per potenziare le capacità di attacco a lungo raggio. Questo suggerisce che Biden sta approvando tattiche più offensive contro la Russia, anche se gli USA non permettono attualmente che tali missili vengano usati per colpire territori russi oltre il confine.
Il pacchetto recentemente approvato include anche l’Ukraine Security Assistance Initiative, che consente agli Stati Uniti di acquistare armi per l’Ucraina da aziende esterne, senza dover intaccare le scorte americane. Inoltre, Biden ha ordinato al Dipartimento della Difesa di utilizzare tutti i fondi di assistenza alla sicurezza già stanziati per l’Ucraina entro la fine del suo mandato, per evitare che un eventuale successore possa cambiare la destinazione di questi fondi. Sul fronte repubblicano, il candidato alla vicepresidente JD Vance ha proposto di fermare i combattimenti dove si trovano attualmente le truppe, dunque lungo le attuali linee del conflitto, creando una zona demilitarizzata fortificata per evitare future invasioni russe. In cambio, l’Ucraina manterrebbe la sovranità, ma dovrebbe rinunciare a entrare nella NATO, accettando la perdita del territorio occupato dalla Russia. Inoltre, Vance propone che la Germania finanzi la ricostruzione dell’Ucraina.