Italia, popolazione dimezzata tra 80 anni. Lo studio

L’italia potrebbe vedere la sua popolazione dimezzata entro l’anno 2100: la previsione dell’Institute for Health Metrics and Evaluation

Italia, popolazione dimezzata tra 80 anni. Lo studio

In Italia la popolazione sarà dimezzata tra 80 anni. La previsione arriva da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica inglese The Lancet, e rientra in una più ampia ricerca targata Institute for Health Metrics and Evaluation. Ricerca che prova a delineare numeri e tendenze di crescita (e decrescita) degli abitanti su scala globale.

Il punto di partenza è infatti il raggiungimento del picco della popolazione intorno al 2064, quando ci si potrebbe avvicinare a quota 10 miliardi di persone nel mondo.

Da lì in poi però si prevede una netta inversione della curva, tale da portare a una decrescita pari a più di 1 miliardo di abitanti in meno di 40 anni, ovvero entro il 2100. Proprio il 2100 è l’anno inquadrato dall’indagine come quello entro la quale almeno 23 Paesi assisteranno a una riduzione del 50% della loro popolazione rispetto a quella odierna.

Tra questi Paesi rientra l’Italia. Con un picco raggiunto nel 2014 (61 milioni di abitanti), il Belpaese porterà avanti quel già avviato trend di costante decrescita secondo le previsioni; tanto da arrivare a contare circa 30,5 milioni di abitanti intorno al 2100.

Italia, popolazione dimezzata tra 80 anni. Lo studio

Quello ospitato dalle pagine di The Lancet non è altro che il più recente report realizzato dagli scienziati dell’Institute for Health Metrics and Evaluation alla School of Medicine dell’università di Washington.

Se visto nel suo complesso, il lavoro degli esperti non stima una tendenza al crollo della popolazione globale, ma solo una lenta curva tendente verso il basso dopo il raggiungimento del picco.

Dei 195 Paesi oggetto dell’indagine, infatti, almeno 183 non riusciranno a mantenere gli stessi abitanti attuali. Per 28 di questi invece il tasso di fecondità sarà talmente basso da andare incontro a un dimezzamento della popolazione rispetto al numero di abitanti registrato nel 2020.

Così in Italia ma anche in Spagna, con conseguenze economiche importanti e in grado di relegare entrambe le nazioni in secondo piano rispetto agli scenari finanziariamente più importanti.

Tornando sullo scenario generale, il trend in calo porterà a un minor numero di adulti in età lavorativa, con inevitabili riduzioni dei tassi di crescita del PIL e crolli del potere economico globale entro fine secolo.

A variare in maniera drastica sarebbero di fatti anche le età medie, con una crescita degli over 65 nel mondo (2,4 miliardi nel 2100 contro 1,7 miliardi di under 20) e il superamento degli over 80 sugli under 5, per un rapporto di 2 a 1.

Eppure secondo il direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation Christopher Murray e il primo autore della ricerca Stein Emil Vollset, l’indagine non deve essere letta come una mera analisi degli andamenti futuri, piuttosto come un’indicazione che possa fornire ai governi di tutti i Paesi “l’opportunità di iniziare a ripensare le politiche in materia di migrazione, forza lavoro e sviluppo economico”:

“Il declino della popolazione può essere positivo per la riduzione delle emissioni di carbonio e il minore stress sul sistema alimentare. Ma i nostri risultati suggeriscono che il calo del numero di adulti in età lavorativa ridurrà i tassi di crescita del PIL e potrebbe determinare importanti cambiamenti nel potere economico globale entro fine secolo. La risposta al declino della popolazione diventerà probabilmente una preoccupazione politica prioritaria in molte nazioni”.

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