Italia: è la peggior crisi demografica dalla prima Guerra Mondiale

La popolazione Italiana diminuisce per il quinto anno consecutivo. Quali conseguenze su un’economia dove il numero di decessi supera quello delle nascite?

Italia: è la peggior crisi demografica dalla prima Guerra Mondiale

L’Italia è nel bel mezzo della peggiore crisi demografica registrata dalla prima Guerra Mondiale.
La popolazione italiana è in calo per il quinto anno consecutivo nel 2019: il numero di decessi supera quello delle nascite con uno scarto di 212.000 secondo i dati riferiti dall’Istat ieri.

Il (grave) significato è presto detto: il rapporto sul saldo negativo tra morti e nascite, detto anche dinamica naturale, è il peggiore mai registrato dal 1918, come sottolinea Bloomberg. Novità anche sul fronte del saldo migratorio, in calo del 18% nel 2019 rispetto all’anno precedente - gli immigrati superano il numero di emigrati di 144.000 unità.

L’Italia, un Paese che muore

È ormai da cinque anni che la popolazione d’Italia continua a scendere: al 1° gennaio 2020, secondo l’Istat, risulta essere di 60 milioni e 317.000, con un calo di 116.000 rispetto al 2018.

Interpretando i numeri tramite un semplice rapporto, il recente report dell’istituto di statistica nazionale ci dice che per ogni 100 decessi in Italia ci sono solo 67 nascite.

Nelle stesse pagine si legge che gli espatri nel 2019 sono aumentati del 2% rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 120.000.
L’età media della popolazione italiana è di 45,7 anni, mentre la speranza di vita alla nascita è di 85,3 anni per le donne e 81 per gli uomini. Il numero medio di figli per donna residente in Italia è di 1,29, valore stabile dal 2018.

Fonte: Istat

Il numero di decessi che supera quello delle nascite comporta effetti assai gravi sulla società e, in prospettiva, sull’intera economia italiana.

Cosa succede ad un Paese quando nascite diminuiscono

Cosa succede quando nascono meno bambini? Le conseguenze si registrano sia sull’industria che sul governo stesso.

Nel lungo termine, i datori di lavoro potrebbero iniziare a trovare difficoltà a trovare dipendenti. Meno forza lavoro futura, meno sostegno alle casse previdenziali per pagare le pensioni. Meno vitalità, meno dinamismo intellettuale, meno idee, meno crescita economia e imprenditoriale.

Il maggior numero di anziani, poi, mette in difficoltà il Sistema Sanitario Nazionale e il settore dell’assistenza alla persona, che ancora ben lontano dall’essere definito efficiente.

Il divario delle nascite tra Nord e Sud Italia

Fonte: Istat

A registrare il maggior calo della popolazione è il Mezzogiorno, che segna un -6,3 per mille, seguito dal Centro Italia (-2,2 per mille). Prosegue invece il saldo positivo al Nord, con un +1,4 per mille. A spiccare il miglior sviluppo demografico sono le Province autonome Bolzano e Trento, con un saldo positivo rispettivamente del +5 e del +3,6 per mille.

L’Istat prosegue sottolineando il buon risultato sul fronte della crescita della popolazione nelle regioni di Lombardia e Emilia Romagna, rispettivamente con un +3,4 e +2,8 per mille.

È la Sardegna a segnare la peggior dinamica naturale nel 2019: la popolazione è scesa del 5,3 per mille lo scorso anno.

Per approfondire si consiglia la lettura del report INDICATORI DEMOGRAFICI ANNO 2019 a firma dell’Istat, disponibile di seguito:

ITALIA: INDICATORI DEMOGRAFICI 2019
Il report dell’Istat

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