L’Iran scopre una miniera d’oro da 61 milioni di tonnellate. È la più grande nella storia del paese

Emanuela Ceccarelli

18 Giugno 2026 - 17:45

Record storico in Iran: scoperta una miniera d’oro da 61 milioni di tonnellate. È il giacimento più grande mai individuato nel Paese.

L’Iran scopre una miniera d’oro da 61 milioni di tonnellate. È la più grande nella storia del paese

Una scoperta mineraria senza precedenti promette di ridisegnare gli equilibri economici del Medio Oriente, con possibili ripercussioni anche sui mercati globali. Nella provincia orientale dell’Iran, all’interno del già noto complesso di Shadan, è stato infatti rinvenuto un giacimento sotterraneo stimato in oltre 61 milioni di tonnellate di minerale aurifero.

Stando ai dati geologici ufficiali, confermati dalle autorità di Teheran, si tratta del più grande complesso minerario d’oro mai scoperto nella storia del Paese. Una scoperta che arriva in un momento a dir poco propizio per la Repubblica Islamica, che può ora contare su un inatteso polmone d’ossigeno economico a una nazione che si trova da anni a dover far fronte a un severo regime sanzionatorio internazionale.

Una risorsa preziosa per un’economia sotto pressione

L’annuncio della scoperta ha immediatamente attirato l’attenzione degli osservatori internazionali perché l’oro rappresenta una delle materie prime più strategiche al mondo. A differenza del petrolio o del gas, infatti, il metallo prezioso può essere accumulato come riserva finanziaria e utilizzato per sostenere la valuta nazionale e impiegato negli scambi commerciali internazionali.

Per l’Iran, che negli ultimi anni ha fronteggiato restrizioni commerciali e difficoltà nell’accesso ai mercati finanziari occidentali, la scoperta potrebbe tradursi in un’importante opportunità economica. Non a caso, il governo ha già inserito il progetto tra le priorità strategiche per lo sviluppo del settore minerario. Tuttavia, è prematuro parlare di una futura corsa all’oro; quando parliamo di 61 milioni di tonnellate di minerale aurifero non stiamo infatti parlando di oro puro.

Cosa contiene realmente il giacimento di Shadan

Le indagini approfondite sul sito di Shadan sono state completate nella prima metà del 2026 dal Ministero dell’Industria, delle Miniere e del Commercio iraniano; le analisi hanno evidenziato che il giacimento è diviso in due macro-componenti dalle caratteristiche chimico-fisiche profondamente distinte.

La prima sezione, quantificabile in circa 7,95 milioni di tonnellate, è costituita da minerale ossidico, una roccia che permette di estrarre l’oro in modo semplice, veloce e con le normali tecnologie già esistenti. Ben diversa è la situazione della seconda sezione, che con i suoi 53,1 milioni di tonnellate corrisponde alla maggior parte del sito. Questa parte è composta da minerale solfidico, una tipologia molto più complessa che richiede macchinari avanzati e investimenti costosi per poter separare l’oro dalla roccia.

Per questa ragione, gli esperti internazionali frenano gli entusiasmi nei confronti della scoperta: la cifra di 61 milioni di tonnellate si riferisce infatti al peso complessivo della roccia estratta, e non all’oro puro finale. Per poter sapere con esattezza quanto oro si potrà effettivamente mettere in commercio, bisognerà aspettare qualche anno, quando i lavori entreranno nel vivo.

I prossimi passi di Teheran

Nei grandi progetti minerari il dato più importante non è il volume della roccia estratta, ma la quantità di metallo effettivamente recuperabile. Per scoprire il reale potenziale economico del sito è necessario completare ulteriori studi geologici e avviare le prime fasi operative di estrazione. Entra così in gioco anche l’incognita del tempo, tra la progettazione e l’avvio effettivo delle attività industriali, potrebbero infatti trascorrere diversi anni prima che il giacimento produca effetti concreti sui conti pubblici iraniani.

Il governo iraniano sembra intenzionato a procedere rapidamente, sarebbero già stati stanziati i fondi per realizzare nuovi impianti di lavorazione direttamente nell’area di Shadan, con l’obiettivo di ridurre i costi logistici e accelerare l’avvio della produzione. Se i risultati delle prossime analisi confermeranno le aspettative iniziali, il sito potrebbe diventare uno dei principali poli auriferi del Medio Oriente e rafforzare il peso dell’Iran nel mercato delle materie prime. Questo significa che la scoperta dei 61 milioni di tonnellate di minerale aurifero ha certamente un potenziale valore strategico, ma siamo ancora lontani dal poter parlare di una ricchezza immediatamente disponibile.

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