Nonostante il nuovo blocco USA, Teheran continua a esportare greggio attraverso lo Stretto di Hormuz in «modalità oscura».
Nella settimana compresa tra la revoca della deroga statunitense sulle vendite di petrolio iraniano, avvenuta il 7 luglio, e il 14 luglio, l’Iran avrebbe fatto transitare clandestinamente attraverso lo Stretto di Hormuz diverse superpetroliere con un carico complessivo di circa 12 milioni di barili di greggio. Le operazioni sarebbero avvenute proprio mentre Washington annunciava il ripristino del blocco navale contro i porti e i carichi iraniani.
La nuova escalation è iniziata martedì 7 luglio, quando alcuni attacchi iraniani hanno colpito tre navi mercantili nello Stretto di Hormuz. La risposta degli Stati Uniti è stata immediata: le forze americane hanno bombardato diversi obiettivi in territorio iraniano, tra cui sistemi di difesa aerea, infrastrutture di comando e controllo, radar costieri e più di 60 imbarcazioni leggere appartenenti alle Guardie Rivoluzionarie.
Nelle stesse ore, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha revocato con effetto immediato la deroga sulle esportazioni petrolifere iraniane, inizialmente valida fino al 21 agosto. La General License X, concessa il 21 giugno, è stata ritirata e sostituita dalla General License X1, destinata esclusivamente alla chiusura e alla liquidazione delle operazioni già autorizzate.
La Casa Bianca ha quindi annunciato il ripristino del blocco navale completo. Un provvedimento analogo era già stato applicato tra il 13 aprile e il 29 maggio, dopo il fallimento dei colloqui tra Washington e Teheran tenuti a Islamabad. Durante quella fase, l’esercito statunitense aveva dichiarato di aver respinto o bloccato 94 navi commerciali dirette verso porti iraniani.
Nonostante le restrizioni, Teheran avrebbe continuato a esportare il proprio petrolio ricorrendo alla cosiddetta «modalità oscura». Secondo i dati di tracciamento navale raccolti da Bloomberg, sei superpetroliere sottoposte a sanzioni avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz verso il Golfo dell’Oman con i transponder AIS disattivati. Le navi, in grado di trasportare complessivamente 12 milioni di barili, si aggiungono ad altre petroliere, gasiere e portacontainer collegate all’Iran che sarebbero riuscite a lasciare l’area dopo il 7 luglio.
Nel periodo compreso tra la sospensione del primo blocco e il 13 luglio, l’Iran avrebbe trasferito fuori dal Golfo Persico circa 57 milioni di barili di greggio. TankerTrackers.com stima che il totale possa aver raggiunto i 60 milioni. In caso di nuovo blocco prolungato, Teheran rischierebbe però di ritrovarsi con circa 50 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati invenduti.
La maggior parte del greggio è diretto in Cina
La destinazione principale resta la Cina, in particolare le raffinerie indipendenti dello Shandong. Per raggiungerle, il petrolio iraniano viene spesso trasferito da una nave all’altra al largo della Malesia, mescolato con altri prodotti e successivamente dichiarato di diversa provenienza.
Secondo Windward, tra l’1 e l’11 luglio dieci petroliere sanzionate sarebbero entrate in modalità oscura vicino a Port Klang, trasportando complessivamente circa 14,6 milioni di barili di greggio e condensato provenienti dalle aree iraniane di Kharg e Assaluyeh. Il valore di una parte dei carichi sarebbe vicino al miliardo di dollari. Una delle navi avrebbe già completato il trasferimento e sarebbe ora diretta verso un porto cinese.
Il braccio di ferro nello Stretto di Hormuz dura ormai da quasi cinque mesi. Dall’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, il 28 febbraio 2026, il traffico commerciale è stato ostacolato da attacchi alle navi, minacce e mine marine. Attraverso lo stretto passa normalmente circa un quarto del petrolio mondiale trasportato via mare e il 20% del gas naturale liquefatto.
Una breve normalizzazione era seguita all’accordo firmato il 17 giugno tra Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Lo stretto era stato riaperto il giorno successivo, ma Teheran lo aveva nuovamente dichiarato chiuso il 20 giugno, introducendo un sistema di autorizzazioni e pedaggi. La Cina, principale acquirente del greggio iraniano, ha ora chiesto il ripristino della normale navigazione, nel tentativo di tutelare i flussi energetici destinati alle proprie raffinerie.