Iran-Israele, la fuga di documenti top-secret: un assist Teheran

Roberto Vivaldelli

22/10/2024

La fuga di documenti top-secret relativi a un imminente attacco israeliano contro la Repubblica Islamica rappresenta un grande assist per Teheran

Iran-Israele, la fuga di documenti top-secret: un assist Teheran

Una fuga di notizia clamorosa che rappresenta un enorme assist per Teheran. E una pessima figura per gli Stati Uniti e per il suo apparato di sicurezza. Il presidente Joe Biden si è detto «profondamente preoccupato» per la diffusione non autorizzata di documenti riservati riguardanti i preparativi di Israele per un possibile attacco contro l’Iran, ha dichiarato un portavoce della Casa Bianca.

L’amministrazione non è ancora certa se le informazioni siano state divulgate o frutto di un attacco informatico, ma al momento non ci sono indicazioni di ulteriori documenti trapelati. Questi documenti, attribuiti ad agenzie come la National Geospatial-Intelligence Agency (NGA), descrivono come Israele stesse spostando risorse militari in risposta all’attacco missilistico iraniano del 1° ottobre 2024.

I documenti top-secret trapelati

Il canale Telegram Middle East Spectator, vicino alla Repubblica Islamica, ha affermato venerdì scorso di aver ricevuto i documenti da una fonte interna alla comunità di intelligence statunitense. Tali documenti, come già accennato, includerebbero un rapporto visivo dell’Agenzia Nazionale Geospaziale (NGA) che descrive movimenti in basi dell’aeronautica israeliana, come il trasferimento di munizioni avanzate e un’esercitazione su larga scala con aerei da combattimento e droni, tutti preparativi per un attacco contro l’Iran.

Il Middle East Spectator sostiene di aver ricevuto i documenti da una «fonte informata nella comunità di intelligence statunitense». È probabile dunque che un insider dell’intelligence USA abbia contattato il canale filo-Teheran per fornire i due documenti riservati. Successivamente, in un altro post, la testata ha chiarito che la fonte era collegata al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Considerando il rigido controllo esercitato in Iran su ogni tipo di informazione, è altamente probabile che il canale sia stato autorizzato a pubblicare questi documenti con il benestare di Teheran.

I dati trapelati rappresentano un tesoro inestimabile per la Repubblica Islamica, che potrebbe sfruttarli per rafforzare le proprie difese contro eventuali attacchi. Come nota Stephen Bryen, uno dei due documenti in questione è classificato con un livello di segretezza estremamente elevato, superiore al top secret, e contrassegnato con la dicitura «NOFORN», che vieta la condivisione di tali informazioni con governi stranieri. Questo dettaglio suggerisce che, se i documenti non sono stati diffusi nemmeno tra alleati privilegiati come il gruppo dei Five Eyes (che dispone di ampio accesso alle informazioni di intelligence statunitense), la fuga di notizie è molto probabilmente attribuibile a individui o organizzazioni interne agli Stati Uniti. E chi ha fatto trapelare queste informazioni ha avvertito l’Iran di un attacco israeliano imminente, fornendo non solo dettagli sulle tipologie di armamenti che sarebbero stati impiegati, ma anche sui potenziali obiettivi, come le difese aeree e i radar a lungo raggio iraniani.

Il silenzio dei media

I funzionari statunitensi hanno riferito ad Axios di essere estremamente preoccupati per una possibile grave violazione della sicurezza dopo la pubblicazione dei due presunti documenti d’intelligence: la presunta fuga di notizie arriva infatti in un momento cruciale, con Israele che sta completando le sue preparazioni per una rappresaglia contro l’Iran, in risposta a un attacco missilistico iraniano del 1° ottobre. La diffusione dei documenti, nota sempre Axios, essere un tentativo di interrompere o destabilizzare l’operazione israeliana imminente. E se si tratta di una «talpa» all’interno dell’apparato di sicurezza statunitense, si tratterebbe di una pessima notizia per Washington.

Nel frattempo, allineandosi completamente ai diktat governativi, i media americani hanno deciso di censurare la questione. Nessun grande media ha infatti pubblicato i due rapporti trapelati dell’intelligence statunitense. Alcune testate, osserva il giornalista investigativo Ken Klippenstein, sembrano quasi vantarsi di essere allineate con lo Stato di sicurezza nazionale, sottolineando con orgoglio la loro decisione di non rendere pubblici i documenti o di non citarli direttamente — anche quando, spesso in modo impreciso, li riassumono. Ma, come scrive Klippenstein, "chiedere ai lettori di fidarsi ciecamente del fatto che i media riportino correttamente il contenuto dei documenti senza mostrarli è un esempio estremo di paternalismo mediatico”.