Investire evitando le truffe: come riconoscerle e come evitarle

Lorenzo Raffo

9 Giugno 2025 - 12:52

Una piaga in ambito finanziario molto più diffusa di quanto non si creda. Cosa dicono le statistiche. I consigli utili per non caderci e i numeri del fenomeno.

Investire evitando le truffe: come riconoscerle e come evitarle

È un tema di cui si parla poco, perché quasi sempre chi casca in una vicenda del genere evita di riferirne i dettagli. Quello delle truffe nei confronti dei piccoli, medi e grandi investitori è invece un argomento molto complesso e più diffuso di quanto non si creda. E riguarda anche chi ha tanti solidi, come dimostra la vicenda Madoff, noto impostore newyorkese che ha fatto vittime pure in Italia e fra nomi altosonanti dell’economia. Nessuno quindi ne è esente o creda di esserne esente. Il motivo è semplice: la sete di profitti oltre il buonsenso alimenta la facilità con cui i furfanti fanno fortuna.

I numeri? Sono più di quelli denunciati

Le dichiarazioni di chi opera nel settore finanziario fanno pensare che le truffe siano molte più di quelle evidenziate dalle statistiche. Spesso, infatti, chi ci è ruzzolato non vuole farlo sapere e nasconde quindi vicende che andrebbero sempre e comunque denunciate. È pur vero che purtroppo le stesse forze dell’ordine tendono a concludere velocemente le relative indagini, poiché complesse e poiché richiedono talvolta rogatorie internazionali lunghe e costose. Se il danno risulta modesto (magari poche migliaia di euro) si tende ad accelerare il tutto, nella consapevolezza che chi ha costruito castelli truffaldini l’ha fatto concependo macchine tortuose e lasciando dietro di sé tracce molto labili. Accumulando però qualche migliaio di euro su qualche migliaio di euro le somme raccolte dai truffatori possono diventare ingentissime.

Soggetti non autorizzati

Punto di partenza: quasi sempre il tutto nasce da singoli operatori o da finte società senza autorizzazione nel proporsi sui mercati. Con la globalizzazione della finanza e con il boom delle criptovalute hanno avuto vita facile. Spesso si nascondono infatti dietro etichette di alcuni paradisi fiscali ma dichiarano di disporre di filiali nell’ambito dell’Unione europea, in realtà del tutto fittizie. Basterebbe accedere al sito della Consob (autorità italiana per la vigilanza dei mercati finanziari) per verificare la veridicità di quanto dichiarato. Quanti però lo sanno e lo fanno? Purtroppo pochi e così il passaparola dell’amico o del parente ha il sopravvento nel costruire catene fasulle che portano alla truffa. Basata appunto su due elementi: il ricorso a soggetti non autorizzati e la seduzione di rendimenti elevati già nel breve periodo.

Lo schema Ponzi

Anche chi lo conosce talvolta c’è caduto. Il fascino infatti del notevole profitto nell’arco di pochi mesi è inesorabile. Ciò avviene con il cosiddetto schema Ponzi: è una specie di catena di Sant’Antonio. Il primo che piomba nella trappola ottiene profitti che non sono frutto di veri investimenti ma di apporti di denaro (fatti passare come profitti) da parte di clienti successivi ignari del meccanismo, i cui capitali servono solo a “premiare” i clienti precedenti. La macchina funziona fino a che o un ingranaggio si rompe o il denaro in entrata si esaurisce poiché i nuovi investitori si sono dissipati. Naturalmente il tutto si basa sulla fiducia in chi ha creato la truffa, persone che manifestano grande empatia, abilità di comunicazione e soprattutto capacità nel non fornire documenti validi a dimostrare l’operatività svolta (in realtà inesistente!). Quando si leggono queste vicende appare ai più impossibile che ci siano creduloni così ingenui. I fatti dimostrano invece – come detto - che sono numerosi e anche altolocati.

Un affare da non perdere

Può succedere infatti che anche un professionista o un esperto inducano in trappola un cliente o un amico, proponendo magari l’affare della vita: l’acquisto di un immobile, l’acquisizione di una società o qualcosa anche di più semplice. I metodi possono essere tanti e per indurre a fare presto – evitando controlli o altri accertamenti – c’è chi accelera le pratiche offrendo bonus, sconti o incentivi, che altro non sono se non parte della truffa. Oppure fornendo prove false di partecipazioni all’affare da parte di altre persone che si possono conoscere o che sono nomi noti della località in cui si vive. Ecco, quest’ultima è la conferma che qualcosa non funziona, poiché un consulente o un bancario non farebbero mai riferimento esplicito a individui o famiglie con tanto di nome e cognome. Eppure la casistica dimostra che ciò avviene, proprio perché fa scattare così la convinzione del “se c’è stato lui ci posso stare io!”. Altrettanto falsi possono essere siti Internet, articoli di stampa, e-mail e social costruiti per imbrogliare e illudere. Prima, quindi, di accettare qualsiasi proposta si verifichino tutti i riferimenti forniti dall’intermediario e soprattutto la sua iscrizione all’Albo dei consulenti finanziari, anche se appartenente a banche o altre organizzazioni di primo piano. L’esperienza dimostra infatti che ci sono stati casi di falsari che hanno contraffatto marchi di primo piano e utilizzato impropriamente il logo della Consob per carpire la fiducia di chi si apprestava a versare denaro. Meglio allora, salvo quando la sicurezza è assoluta, chiedere conferma alla stessa Consob della regolarità di quanto dichiarato dall’intermediario, soprattutto se il contatto è partito da quest’ultimo. Si ricordi poi che nessuna società attiva in finanza sollecita il versamento di denaro su conti correnti non intestati all’investitore. Basta attenersi a questa precauzione e buona parte dei rischi si azzera.

E poi ci si mette anche il trading

Se si considera che i provvedimenti di oscuramento di siti falsi e di denuncia di operatori disonesti ha superato di gran lunga il migliaio negli ultimi anni in Italia è evidente come questa piaga si sia ampliata a dismisura, trovando nella penisola un Paese più disposto a investire fuori dai canali leader di quanto non avvenga in altre aree d’Europa. È pur vero che la diffusione delle criptovalute ha portato a una propagazione di business correlati del tutto illegali. Lo dimostra l’ultima comunicazione della Consob, datata 5/6/2025: di 13 siti di trading oscurati per attività abusive ben 8 hanno riguardato servizi di cripto attività. E si tenga conto che i precedenti avvisi portano le vicine date del 22 e del 30 maggio 2025 per capire come il problema sia diffuso e drammatico. Ogni storia comporta così danni ingenti alla comunità da parte di organizzazioni che spesso si ripropongono a ritmo continuo, cambiando nomi, indirizzi e telefoni. Tutto il resto magari rimane identico.

Dal fronte della consulenza

Certamente minori come numero e come portata i casi di consulenti più o meno iscritti all’Albo di categoria che abbiamo commesso irregolarità o truffe di questo tipo. Dal 2018 sono stati meno di 200, con un basso tasso di radiazioni. Le scorrettezze sono sostanzialmente queste: acquisizione di liquidità in maniera disonesta, perfezionamento di operazioni non autorizzate, ricezione di forme irregolari di compenso e omessa identificazione. In sostanza non versando mai liquidità su conti correnti non intestati a proprio nome ed essendo ben coscienti delle controparti con cui si opera buona dose del rischio su questo fronte è annullato.

Naturalmente il panorama è complesso e in continua evoluzione, a causa anche delle tecnologie che cambiano. Il modo migliore in conclusione per evitare queste spiacevoli vicende sta nell’affidarsi a persone che si conoscono e a strutture solide. Le precauzioni comunque non sono mai troppe.