Chi investe in asset speculativi sa che non c’è certezza, solo probabilità. Ma a volte, ci sono progetti capaci di rivoluzionare vecchi paradigmi. Non sono facili da individuare, ma, secondo alcuni analisti, un investimento di 500 euro in questo asset potrebbe trasformarsi in 50.000 euro entro il 2030. Fantascienza? Forse. Ma ci sono degli elementi a sostegno di questa tesi.
Protagonista di questa analisi è Ripple, o meglio il suo token XRP, tra i pochi sopravvissuti dell’era pre-ICO. Nato nel 2012 l’un obiettivo ambizioso di ridurre i costi e i tempi delle transazioni finanziarie globali, Ripple si è posizionato in modo unico nel settore crypto: come una tecnologia pensata per collaborare con il sistema bancario, non per distruggerlo.
Negli ultimi anni, però, la sua storia si è intrecciata con quella della SEC, l’authority americana, che ha portato l’azienda in tribunale con l’accusa di aver venduto XRP come security senza autorizzazione. La battaglia legale va avanti dal 2020, anche se la sentenza favorevole del 2023 potrebbe presto scrivere il capitolo finale. Paradossalmente, più che indebolire Ripple, ne ha rafforzato l’identità. gli investitori tornano a farsi una domanda: e se alla fine avesse ragione Ripple?
Il potenziale di Ripple
RippleNet è una rete di pagamenti già usata da centinaia di istituzioni finanziarie nel mondo. E potrebbe prendere il posto, o ridimensionare, lo SWIFT, la rete attraverso cui le banche si scambiano istruzioni sui pagamenti internazionali. Non proprio una sfida da poco. Ed è proprio qui che la storia si fa interessante.
Secondo Brad Garlinghouse, CEO di Ripple, entro il 2030 XRP potrebbe gestire fino al 14% dei volumi globali di pagamenti transfrontalieri, una fetta del mercato da 21 trilioni di dollari. Oggi, RippleNet gestisce un volume annuo nell’ordine dei miliardi. L’ipotesi, quindi, è di una crescita esponenziale, trainata da accordi strategici con banche centrali, sperimentazioni su valute digitali (CBDC) e partnership con istituzioni asiatiche e mediorientali.
Ripple non è una criptovaluta come le altre, pensata per essere una riserva di valore o da accumulare in attesa che si rivaluti. È progettato per essere utilizzato, scambiato, convertito in tempo reale tra valute diverse, in pochi secondi e con costi trascurabili. Più la rete viene usata, più cresce la domanda di XRP. E con un’offerta limitata e pre-minata (100 miliardi di token, già emessi), il principio della scarsità può fare il resto.
Perché 500€ possono diventare 50.000€
Attualmente XRP oscilla tra i 2 e i 4 dollari. Ma le stime più ottimistiche, basate sull’assorbimento anche parziale dei volumi SWIFT, ipotizzano un target tra i 25 e i 170 dollari entro fine decennio. Anche considerando uno scenario intermedio, diciamo 100 dollari, un investimento oggi da 500€ (che al prezzo attuale equivale a circa 180-200 XRP) potrebbe traformarsi in 50.000€ nel caso di massimi teorici.
Grafico XRP
Fonte Tradingview
Certo, queste stime si fondano su ipotesi. Per esempio:
- Ripple deve vincere (o chiudere con un accordo vantaggioso) la causa con la SEC. Il 15 agosto 2025 potrebbe segnare l’epilogo della battaglia legale;
- La rete deve diventare lo standard nei pagamenti interbancari cross-border;
- Deve reggere alla concorrenza di altri protocolli, come Stellar, e persino a quella futura delle CBDC.
Ma chi investe in asset speculativi sa che il timing è tutto. Comprare quando nessuno guarda, prima che il mercato sconti la potenziale adozione, è l’unico modo per approfittare di slanci esponenziali. Oggi, Ripple è ancora lontano dai riflettori che illuminano Bitcoin ed Ethereum e, tutto sommato, 500 euro sono un rischio accettabile per scoprirlo.
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