Il colpo di coda (a urne aperte) di Draghi: Intel ha scelto il Veneto per costruire chip

Mauro Bottarelli

25 Settembre 2022 - 14:46

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Il colosso Usa pronto a investire a Vigasio, nel veronese, per l’impianto principale in Ue. Cinquemila posti di lavoro fra diretti e indotto in attesa dell’ok del nuovo governo. E Pechino non gradirà

Il colpo di coda (a urne aperte) di Draghi: Intel ha scelto il Veneto per costruire chip

Un capolavoro. Sotto tutti i punti di vista. Non ultimo, quello del timing. Perché far filtrare a urne aperte come il colosso statunitense Intel abbia scelto la località veronese di Vigasio per costruire il proprio impianto di riferimento in Ue per i microchip e i semiconduttori equivale a un aggiotaggio politico di dimensioni epocali.

Benedetto, sia chiaro. Perché se tutto andrà in porto, l’investimento iniziale di Intel sarà di 4,5 miliardi e garantirà circa 5.000 posti di lavoro fra i 1.500 diretti e i 3.500 dell’indotto e un avvio dell’operatività fra il 2025 e il 2027. Una scelta strategica che rientra nel piano generale di Intel presentato lo scorso marzo e che prevede investimenti in Europa per 80 miliardi di euro in dieci anni. A far pendere l’ago della bilancia a favore della località veneta, l’ottimo collegamento, via Brennero, con la Germania e in particolare con Magdeburgo, sito dove sempre l’azienda statunitense aprirà altri due stabilimenti,

Inizialmente il novero delle candidate italiane prevedeva anche località in Lombardia, Puglia e Sicilia ma le fonti vicine alla trattativa che hanno parlato sotto anonimato con Reuters hanno dichiarato come la decisione, presa a inizio settembre, avrebbe visto il computo dei candidati ridotto a due fra Veneto e Piemonte. A detta delle medesime gole profonde, il governo Draghi avrebbe chiesto massima riservatezza alle controparti riguardo la trattativa e imposto che l’annuncio sarebbe stato fatto del prossimo governo, una volta insediato. Casualmente, gli spifferi di inizio autunno hanno invece fatto spalancare la finestra esattamente a metà dell’arco temporale in cui è possibile votare.

Poco importa, ancorché appare chiaro come i partiti che leghino il loro programma alla cosiddetta agenda Draghi possano potenzialmente beneficiare da una notizia simile, qualcosa di molto simile a una pioggia manzoniana, stante le dinamiche macro attuali dell’eurozona. Ma ecco che sempre Reuters rende noto come il governo italiano sarebbe pronto a contribuire al 40% dell’investimento totale di Intel in Italia, di fatto un intervento strategico che l’esecutivo destinato a uscire dalle urne si troverà fra capo e collo come un’ipoteca. A cui non si può dire di no.

Ma, soprattutto, diventare punta di diamante di un investimento di tale rilevanza economica, occupazionale e strategica come il mercato dei microchip e dei semiconduttori appare come un vincolo di politica estera assolutamente classificabile come red line. L’America si fida a tal punto dell’Italia da costruirvi il suo stabilimento chiave in un comparto di sensibilità enorme, in primis dal punto di vista dell’intelligence (non a caso, in terra di forte presenza Nato). Roma deve meritarselo, però. Con i fatti.

A partire da un drastico segnale di addio a qualsiasi tipo di cooperazione amichevole e preferenziale con la Cina che facesse riferimento al memorandum d’intesa siglato dal governo giallo-verde di Giuseppe Conte. C’è poco da dire, chapeau per il premier uscente. E auguri al prossimo, Ammesso che non si tratti della stessa persona, ipotesi che dopo questo blitz appare decisamente meno improbabile. Il Draghi-bis ha lanciato il primo vagito?

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