Il colpo di coda (a urne aperte) di Draghi: Intel ha scelto il Veneto per costruire chip

Mauro Bottarelli

Commenta

Il colosso Usa pronto a investire a Vigasio, nel veronese, per l’impianto principale in Ue. Cinquemila posti di lavoro fra diretti e indotto in attesa dell’ok del nuovo governo. E Pechino non gradirà

Il colpo di coda (a urne aperte) di Draghi: Intel ha scelto il Veneto per costruire chip

Segui Money.it su Google Aggiungici alle fonti preferite per vedere più spesso le nostre notizie nei risultati di ricerca.

Un capolavoro. Sotto tutti i punti di vista. Non ultimo, quello del timing. Perché far filtrare a urne aperte come il colosso statunitense Intel abbia scelto la località veronese di Vigasio per costruire il proprio impianto di riferimento in Ue per i microchip e i semiconduttori equivale a un aggiotaggio politico di dimensioni epocali.

Benedetto, sia chiaro. Perché se tutto andrà in porto, l’investimento iniziale di Intel sarà di 4,5 miliardi e garantirà circa 5.000 posti di lavoro fra i 1.500 diretti e i 3.500 dell’indotto e un avvio dell’operatività fra il 2025 e il 2027. Una scelta strategica che rientra nel piano generale di Intel presentato lo scorso marzo e che prevede investimenti in Europa per 80 miliardi di euro in dieci anni. A far pendere l’ago della bilancia a favore della località veneta, l’ottimo collegamento, via Brennero, con la Germania e in particolare con Magdeburgo, sito dove sempre l’azienda statunitense aprirà altri due stabilimenti,

Inizialmente il novero delle candidate italiane prevedeva anche località in Lombardia, Puglia e Sicilia ma le fonti vicine alla trattativa che hanno parlato sotto anonimato con Reuters hanno dichiarato come la decisione, presa a inizio settembre, avrebbe visto il computo dei candidati ridotto a due fra Veneto e Piemonte. A detta delle medesime gole profonde, il governo Draghi avrebbe chiesto massima riservatezza alle controparti riguardo la trattativa e imposto che l’annuncio sarebbe stato fatto del prossimo governo, una volta insediato. Casualmente, gli spifferi di inizio autunno hanno invece fatto spalancare la finestra esattamente a metà dell’arco temporale in cui è possibile votare.

Poco importa, ancorché appare chiaro come i partiti che leghino il loro programma alla cosiddetta agenda Draghi possano potenzialmente beneficiare da una notizia simile, qualcosa di molto simile a una pioggia manzoniana, stante le dinamiche macro attuali dell’eurozona. Ma ecco che sempre Reuters rende noto come il governo italiano sarebbe pronto a contribuire al 40% dell’investimento totale di Intel in Italia, di fatto un intervento strategico che l’esecutivo destinato a uscire dalle urne si troverà fra capo e collo come un’ipoteca. A cui non si può dire di no.

Ma, soprattutto, diventare punta di diamante di un investimento di tale rilevanza economica, occupazionale e strategica come il mercato dei microchip e dei semiconduttori appare come un vincolo di politica estera assolutamente classificabile come red line. L’America si fida a tal punto dell’Italia da costruirvi il suo stabilimento chiave in un comparto di sensibilità enorme, in primis dal punto di vista dell’intelligence (non a caso, in terra di forte presenza Nato). Roma deve meritarselo, però. Con i fatti.

A partire da un drastico segnale di addio a qualsiasi tipo di cooperazione amichevole e preferenziale con la Cina che facesse riferimento al memorandum d’intesa siglato dal governo giallo-verde di Giuseppe Conte. C’è poco da dire, chapeau per il premier uscente. E auguri al prossimo, Ammesso che non si tratti della stessa persona, ipotesi che dopo questo blitz appare decisamente meno improbabile. Il Draghi-bis ha lanciato il primo vagito?

Commenti

0

Per commentare serve un account Money.it gratuito.

Nessun commento: scrivi tu il primo.

Cerca la tua Azienda su