Il «decennio perduto» si è trasformato in ventennio e poi, evidentemente, in un trentennio. L’economia del Giappone continua ad essere impantanata nelle sabbie mobili, dando l’impressione di non riuscire a scrollarsi di dosso, in maniera definitiva, la grave crisi finanziaria che ha travolto l’intera Asia a cavallo degli anni ’90.
La cicatrice conseguente a quel periodo è sempre sul punto di riaprirsi, o comunque funge da pericoloso promemoria ai sogni di gloria di un Paese che, al netto di tutto, può comunque contare su un pil nominale di circa 4,9 trilioni di dollari e della palma di quarta economia mondiale. È il paradosso del Giappone che non sa più crescere.
Nel 2024 il pil nipponico è salito, sì, ma dello 0,1% rispetto all’1,5% del 2023, mentre i dati relativi al periodo ottobre-dicembre hanno fatto registrare un +0,7%, poco meglio del +0,4% rilevato nel trimestre luglio-settembre. Biriciole o quasi. Il Daiwa Institute of Research ha tuttavia osservato “vari fattori di crescita, tra cui la normalizzazione della produzione di veicoli a motore” e sottolineato aspetti positivi come “i continui miglioramenti nell’ambiente dei redditi, una forte propensione per la spesa in conto capitale da parte delle aziende e un ritorno dei consumi in entrata”.
Tutto questo esercizio di ottimismo si scontra però con la realtà. E la realtà dice che la Germania ha superato il Giappone diventando la terza economia mondiale e che, entro la fine del decennio, l’India supererà entrambe. Nonostante questo, a gennaio la Bank of Japan (BoJ) ha aumentato i tassi di interesse al livello più alto degli ultimi 17 anni e ha annunciato ulteriori aumenti. In precedenza lo stesso istituto aveva concluso che i «decenni perduti» del Giappone, caratterizzati da stagnazione economica e prezzi statici o in calo, erano finiti, portando finalmente i tassi sopra lo zero.
Le spie da tenere d’occhio
A gennaio l’inflazione in Giappone è salita del 4% su base annua, raggiungendo il livello più alto da gennaio 2023 e rafforzando ulteriormente la richiesta di aumenti dei tassi da parte della BoJ. Il tasso di inflazione di base, che esclude i prezzi dei prodotti alimentari freschi, è intanto passato dal 3% al 3,2% superando le aspettative degli economisti del 3,1%. Il tasso di inflazione generale, che a dicembre si era attestato al 3,6%, è rimasto al di sopra dell’obiettivo del 2% della BoJ per 34 mesi consecutivi.
Tutto questo – e non la convinzione di aver lasciato alle spalle i decenni perduti - ha dunque spinto la Banca centrale del Paese a sposare un aumento dei tassi. Gli analisti della Bank of America sono infatti convinti che la BoJ sia “sempre più preoccupata” per i rischi di inflazione, il che aumenterà la possibilità di rialzi anticipati e di un tasso terminale più elevato. Gli analisti prevedono inoltre che la stessa BoJ aumenti i tassi a giugno e dicembre, e che incrementerà la stima del tasso terminale all’1,5%, con altri due aumenti a giugno 2026 e nel primo trimestre del 2027.
Poi, oltre all’inflazione, c’è da tener conto di un’altra spia: lo yen debole, anzi, debolissimo. Gli effetti? Basta dare un’occhiata a quanto accaduto un anno fa quando, mentre lo yen crollava al minimo degli ultimi 37 anni rispetto al dollaro, e grandi marchi come Toyota Motor registravano i profitti più alti nella storia giapponese, la maggior parte delle famiglie giapponesi si è vista aumentare i costi delle spese di sostentamento di base, come cibo ed elettricità.
Lo skyline alza bandiera bianca
Il Japan Times ha inoltre realizzato un lungo approfondimento su un fenomeno presente in molte città giapponesi. Come conseguenza di un’economia in difficoltà, si stanno infatti moltiplicando i condomini in rovina. Ci sono palazzoni, abitati da decine se non centinaia di famiglie, con fondamenta incrinate, con allarmi antincendio rotti e un sistema di drenaggio danneggiato...
In tutto il Giappone, dunque, migliaia di condomini invecchiati affrontano destini simili, intrappolati in un ciclo di manutenzione differita, alle prese con scarsità di risorse e con residenti sempre più anziani. “Cosa succede quando il costo di riparazione di una casa supera il suo valore? E cosa succede quando non c’è più nessuno a pagare?”, si è chiesto il quotidiano di Tokyo.
Nel frattempo il prezzo medio dei condomini è aumentato del 2,9% rispetto al 2024, arrivando a 60,82 milioni di yen per unità. A Tokyo e in alcune prefetture limitrofe, il prezzo medio è invece sceso del 3,5%, arrivando a 78,2 milioni di yen, dopo che molti condomini costosi sono stati messi in vendita nel 2023. A Osaka, invece, il prezzo medio è aumentato del 14,8%, arrivando a 53,57 milioni di yen.