Infermieri di famiglia, boom di assunzioni: ecco chi sono e dove c’è più richiesta

Gli infermieri di famiglia sono una figura sanitaria che il Decreto Rilancio intende potenziare su tutto il territorio nazionale. Ecco chi sono e dove c’è maggiore richiesta.

L’emergenza dettata dal coronavirus ha reso sempre più necessaria una professione sanitaria poco diffusa nel nostro Paese: l’infermiere di famiglia. Durante la pandemia si sono palesate alcune lacune del nostro sistema sanitario, prima fra tutte la carenza di un’adeguata assistenza territoriale. Proprio per questo motivo nel Decreto Rilancio il Governo ha affidato alle Regioni il compito di rimodellare e riorganizzare questo servizio al cittadino stanziando 1,26 miliardi di euro.

In questa situazione entra in gioco l’infermiere di famiglia, che dovrà assistere in un primo momento i pazienti in isolamento domiciliare e quelli più fragili affetti di patologie croniche. Si stima che saranno circa 10mila le nuove assunzioni dapprima mediante incarichi di lavoro autonomo fino alla fine del 2020 e a partire dal nuovo anno mediante assunzione a tempo indeterminato.

Infermieri di famiglia: chi sono

L’infermiere di famiglia è un professionista sanitario che si occupa in modo completo della salute delle famiglie diventando la figura di riferimento per tutte le cure domiciliari, ossia quei trattamenti medici, infermieristici e riabilitativi che stabilizzano il quadro clinico del singolo. Il suo ruolo è parallelo a quello dei medici di base ed è di fondamentale importanza per supportare le USCA, Unità Speciali di Continuità Assistenziale, nate per assistere i pazienti COVID in isolamento domiciliare, ma anche i pazienti cronici.

Questa figura è già presente in molti Stati come il Regno Unito e gli Stati Uniti e adesso anche in Italia si sta affermando sempre più. La prima definizione di questa figura fu fornita dall’OMS all’inizio del 2000, inquadrandolo come colui che aiuta i cittadini ad adattarsi alla malattia cronica, lavorando principalmente nel domicilio dell’assistito. L’obiettivo ultimo di questa figura è quello di migliorare nel corso del tempo lo stato di salute della famiglia, evitando e gestendo le minacce e svolgendo la sua attività sull’intera comunità, inserendosi anche nella rete dei servizi sociosanitari, nelle scuole e nelle associazioni.

Dove ci saranno più assunzioni?

Nelle piccole realtà territoriali spesso l’infermiere di famiglia è già presente, nelle aree metropolitane e nelle grandi città invece questa figura ancora scarseggia, e sarà proprio in queste zone che bisognerà strutturare una nuova rete di assistenza, garantendo un nuovo punto di riferimento sanitario diverso dai medici di base.

Il nuovo decreto prevede di assumere 8 infermieri di famiglia ogni 50mila abitanti, rispondendo solo in parte alle reali necessità del territorio, come specificato anche dalla Federazione Nazionale delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), la quale sostiene che ne servirebbe uno ogni 3mila abitanti o ogni 400 pazienti critici.

Proprio in base a queste stime si può facilmente dedurre che le maggiori assunzioni avverranno nelle città che hanno un maggior numero di residenti, per cui ai vertici della classifica troviamo Roma con 691 nuove possibili assunzioni, Milano con 517, Napoli con 491, Torino con 359 e Firenze con 207. Le singole Regioni tuttavia avranno la facoltà di potenziare questo servizio prevenendo maggiori assunzioni qualora si rivelasse essere necessario.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • 3 mesi fa

Hanno tolto la figura sociosanitaria dell’assistente sociale? Ma le assistenti sociali italiane cosa combinano nei territori? Le minacce vengono gestite da chiunque e la professione e/o il comparto non c’entrano niente perché le minacce segnalano che in quel territorio-contesto esiste qualcosa di non detto. L’esistenza di carenze nei servizi sociosanitari territoriali è una realtà nota a molti-e da anni, evidentemente non ci sono bisogni reali. Se ci sono delle cd macchie di leopardo significa che le realtà sono profondamente diverse in ogni territorio. Chi raccoglie i dati per monitorare i bisogni veri ed espressi? In Italia era nota anche un altra carenza ovvero non esistono professioni correlate al coordinamento, al monitoraggio dei processi e quando nessuno controlla i topi ballano e manipolano.
L’indifferenza ha generato e fomentato molte discriminazioni sociali.

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