Il momento dell’India è finalmente arrivato? Dopo almeno due decenni di attesa, false speranze e occasioni perse, l’economia del gigante asiatico sta mostrando interessanti segnali di crescita. In attesa di conoscere le cifre ufficiali, che dovrebbero essere rese note il prossimo 30 novembre, il Pil del Paese dovrebbe crescere di quasi il +7% nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2023-2024, superando la stima del +6,5% effettuata dalla Reserve Bank of India lo scorso 6 ottobre.
Il motivo di tanto ottimismo è da ricercare in alcuni dati emblematici dell’ottimo stato di forma di Nuova Delhi. Nel secondo trimestre, l’indice della produzione industriale è cresciuto in media del +9,7%, gli incassi GST lordi sono stati in media di 1,62 lakh crore, mentre anche il PMI manifatturiero e dei servizi si sono mantenuti su livelli elevati, facendo registrare rispettivamente una media di 57,9 e 61,1.
Frutti dolcissimi sono arrivati anche sul fronte del consumo di energia, della vendite delle auto e della crescita del credito. L’India ha quindi imboccato la strada giusta, la stessa che potrebbe portarla sullo stesso piano economico della Cina? È ancora presto prima di annunciare l’era indiana. Certo, la direzione intrapresa sembrerebbe essere quella giusta.
L’obiettivo di Modi
Sono passati quasi dieci anni da quando Narendra Modi, attuale primo ministro dell’India, è salito in carica avviando un controverso piano di riforme per rilanciare il Paese. Il leader ultra nazionalista del Bharatiya Janata Party prometteva riforme, semplificazioni, accordi con altri Paesi per stimolare investimenti esteri e il riscatto delle attività guidate dai piccoli imprenditori locali.
L’obiettivo dichiarato da Modi? Rendere, intanto, l’India il primo hub manifatturiero del mondo. Per intenderci, lo stesso traguardo raggiunto oltre un trentennio prima dalla Cina di Deng Xiaoping. In un secondo momento, quando Nuova Delhi avrà accumulato un adeguato know how, semplificato il proprio sistema economico e, soprattutto, reso più efficiente le infrastrutture nazionali – limando anche l’enorme gap tra gli arretrati Stati del nord e quelli meridionali – allora, a quel punto, l’Elefante sarà pronto a spiccare il volo. Trasformandosi in una vera e propria potenza economica.
La crescita economica dell’India
Da Paese del terzo mondo a potenza economica globale, il passo è lunghissimo. Lo sa bene Modi, che ha tuttavia dichiarato che “in 5 anni l’India sarà tra le prime tre economie al mondo”. I report e le analisi sembrerebbero dargli ragione. S&P Global e Morgan Stanley hanno ipotizzato che l’economia indiana potrebbe superare quella di Giappone e Germania entro il 2030. In che modo? Grazie all’offshoring, al manifatturiero, alla transizione energetica e alle infrastrutture digitali.
Al momento, il Pil è, come detto, in crescita, così come l’export, arrivato a circa 650 miliardi di dollari. La disoccupazione è scesa sotto il 10% e il reddito pro-capite – importante valore per capire se e quando potrà emergere la classe media indiana, ovvero la traghettatrice del Paese– è raddoppiato in dieci anni, superando di poco i 2mila dollari annui. Il lavoro da fare è tanto, così come le riforme che necessitano di essere inserite in agenda.
Il salto dell’Elefante
Fino a questo momento, l’India aveva puntato sul binomio formato dal manifatturiero e dal settore IT. Se, per quanto riguarda la manifattura, l’arretratezza dell’intero sistema ha compromesso l’enorme potenzialità del Paese – e spinto le multinazionali straniere a preferire la Cina – molto meglio è andata sul fronte tecnologico.
Nell’ultimo quinquennio, sono stati infatti registrati oltre 50mila brevetti e sono nate più di 100 start-up “unicorni” (imprese che raggiungono una valutazione di un miliardo di dollari senza essere quotate in una borsa valori), per lo più nell’e-commerce e nel fintech.
Adesso il governo deve consolidare la manifattura e, al contempo, agevolare la nascita di una classe media in grado di trainare i consumi. Per farlo, Modi dovrà continuare ad attuare riforme sul modello di quelle già effettuate, i cui risultati iniziano ora ad esser evidenti.
L’indipendenza operativa concessa alla banca centrale per gestire la politica monetaria ha contribuito, ad esempio, a scongiurare un’inflazione galoppante. La digitalizzazione dell’economia, di pari passo, ha favorito i pagamenti digitali. Di conseguenza, anche le famiglie a basso reddito hanno avuto accesso ai conti bancari per gestire risparmi e crediti.
In tutto questo, non dimentichiamo che l’India è il Paese più popoloso al mondo con oltre 1,4 miliardi di abitanti. Le frecce nell’arco della leadership indiana sono numerose. Questa volta, a differenza del passato, l’Elefante non dovrà sbagliare mira.