Indennità supplementari svanite: Cassa sottufficiali in default?

La Cassa Previdenziale per i sottufficiali delle Forze Armate registra degli importanti ritardi nel pagamento delle indennità supplementari. Si rischia il default? La Corte dei Conti aveva previsto tutto: ecco la novità.

Indennità supplementari svanite: Cassa sottufficiali in default?

La Cassa di Previdenza responsabile delle indennità di congedo di tutti i militari delle Forze Armate registra dei ritardi importanti nei pagamenti, che di norma dovrebbero giungere entro 120 giorni dall’entrata in pensione del dipendente.

Per i sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri e Forze Armate in genere il pagamento arriva in unica soluzione, a differenza degli Ufficiali che ricevono l’indennità in due rate del 50% ciascuna allo scadere del 2° anno successivo al congedo.

Il ritardo nel versamento dell’indennità desta non poche preoccupazioni e non soltanto nei dipendenti, tuttavia, il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano rassicura i lavoratori sulla salute della Cassa Previdenziale ed il Ministro Pinotti addebita al cambio dei vertici la responsabilità della dilazione.

Le forze politiche si dicono serene, eppure in tempi non sospetti persino la Corte dei Conti avrebbe sollevato non pochi dubbi sulla sostenibilità del sistema previdenziale militare, decretando come insostenibile la situazione della Cassa delle Forze Armate.

Le posizioni sono discordanti, occorre vederci chiaro.

L’indennità supplementare per i sottufficiali: preoccupazioni legittime

L’indennità oggetto del nostro articolo è definita come indennità supplementare dall’Art. 1914 del Decreto Legislativo 66/2010: essa è calcolata con aliquota pari al 2% sull’ultimo stipendio annuo lordo, comprensivo della tredicesima mensilità.

A beneficiarne sono ufficiali e sottufficiali in servizio permanente, nonché appuntati e carabinieri iscritti da almeno 6 anni al fondo pensionistico, cui viene riconosciuto il diritto di pensione. La differente tempistica di versamento descritta nel precedente paragrafo deriva dalla passata ramificazione dei Fondi previdenziali.

Le Forze Armate, infatti, disponevano di diverse Casse Previdenziali rappresentative di ogni corpo miliare e suddivise tra fondo per ufficiali e sottufficiali. Malgrado esse siano unificate, le diverse leggi istitutive necessitano di altro tempo per essere uniformate coerentemente.

Ciò non cambia l’attuale situazione, dato che i ritardi registrati nel pagamento dell’indennità ai sottufficiali delle Forze Armate non sembrano riguardare la vecchia divisione, quanto il negativo indice di liquidità identificato dalla Corte dei Conti già nell’esercizio 2013-2014, reperibile come Determinazione 123/2015.

Il rischio di default e le possibili motivazioni

Il rischio di default già identificato dalla Corte dei Conti negli anni passati ha origine e trae attualmente alimento dal mancato equilibrio tra militari uscenti e nuovi reclutamenti, problema comune a tutta la PA italiana e principale causa della scarsa liquidità.

I ritardi nel pagamento dell’indennità supplementare potrebbero essere stati conseguenza del cambio di vertice della Cassa Previdenziale, la cui presidenza sarebbe orientata verso il Generale Del Casale secondo le recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa.

Le forze politiche e i vertici della Difesa sembrano negare scenari drammatici come il default del sistema previdenziale delle Forze Armate, tuttavia, non sembra plausibile imputare al cambio di vertice una situazione di squilibrio così evidente, considerando anche l’analisi dei magistrati contabili.

I problemi sulle pensioni non sono certo una novità per le Forze Armate, basti pensare alla mancata possibilità di accedere alla pensione anticipata e agli squilibri di trattamento per i congedi post riordino. Eppure, il ritardo nel versamento delle indennità sembra portare ad un quadro molto più negativo dei fatti citati.

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Argomenti:

Pensione Forze Armate

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