Mark Zuckerberg ancora sotto i riflettori. Gli ambientalisti protestano per le enormi emissioni del suo yacht, uno dei mezzi più lussuosi al mondo
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È decisamente un pessimo momento per il CEO di Meta Mark Zuckerberg. Dopo il patteggiamento da 17 miliardi di dollari (14,6 miliardi di euro circa) per mettere a tacere le accuse di induzione alla dipendenza dai suoi social e le polemiche sulla condizione lavorativa dei dipendenti dell’unità di intelligenza artificiale dell’azienda, è arrivata un’altra grana.
Gli ambientalisti hanno denunciato l’impatto ambientale del mega yacht di Zuckerberg che in 9 mesi avrebbe consumato due milioni di litri di gasolio e rilasciato in atmosfera più di 5.300 tonnellate di CO2. Più o meno un’impronta di carbonio equivalente a otto giri del mondo.
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Lo yacht e la neutralità carbonica
Launchpad è il nome dello yacht e il CEO di Meta lo ha acquistato nel 2024 per la bellezza di 300 milioni di dollari (poco più di 257 milioni di euro), in occasione del suo 40esimo compleanno.
La barca, costruita dalla società Feadship tra il 2022 e il 2024, è lunga 118 metri e può ospitare a bordo 26 passeggeri e un equipaggio di 49 persone. Per muoversi utilizza quattro motori MTU 20V M93L che consumano 4.165 litri di gasolio ed emettono circa 40 tonnellate di CO2 all’ora.
Per fare un paragone: più o meno le emissioni di 630 autovetture.
Ad agosto la Launchpad si è fermata in un cantiere francese per la manutenzione ordinaria e nell’occasione si sono levate le proteste degli ambientalisti che hanno puntato il dito sul costo ambientale dei viaggi in barca di Zuckerberg. Soprattutto perché cozzano ampiamente con le dichiarazioni che l’intera Meta avrebbe raggiunto la neutralità carbonica entro il 2030.
Perché si torna a parlare della Launchpad
Il vero motivo per cui si è tornati a polemizzare sullo yacht di Zuckerberg, però, è un altro. Sembra infatti che l’equipaggio della Launchpad non abbia dato aiuto a un’imbarcazione rimasta a corto di carburante nei mari dell’Alaska, nella zona tra Petersburg e Juneau.
A rispondere alla richiesta di soccorso, ignorata dal colosso del creatore di Facebook, è stata invece la Wilderness Legacy, una piccola nave da crociera del gruppo UnCruise, che al momento della chiamata si trovava a distanza maggiore rispetto al panfilo di Zuckerberg.
Sui social media un passeggero ha documentato quanto successo e ha evidenziato come lo yacht abbia rifiutato ripetutamente di soccorrere l’imbarcazione ferma, nonostante gli allarmi lanciati dalla Guardia Costiera. Un fatto grave che, secondo alcuni commentatori del post, potrebbe essere addirittura considerato una violazione degli accordi internazionali che obbligano le barche ad assistere chi rimane senza carburante in mare.
Per mettere a tacere le polemiche, un portavoce dell’imprenditore ha dichiarato che l’equipaggio fosse operativo su un altro canale radio al momento della richiesta d’aiuto e che si fosse mosso non appena ricevuta ed esaminata la richiesta, ovvero quando la nave da crociera era già in marcia per aiutare il mezzo fermo.
In più, lo stesso portavoce, ha sottolineato che quel giorno non erano a bordo né Zuckerberg né la moglie Priscilla Chan.
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