Negli ultimi anni il termine «pezzotto» è entrato nel gergo comune e spesso la cronaca racconta di sequestri e operazioni per contrastare la pirateria digitale.
Eppure, stando alle stime sul fenomeno, l’Italia è il paese europeo in cui meno si accede ai contenuti illegali online. E anche tra quelli in cui la pirateria è risultata in calo nel 2023.
Naturalmente anche nel nostro Paese si fruisce di film, musica, spettacoli, libri e software tramite streaming e download clandestini, ma non come accade nel resto d’Europa, dove il ricorso alla pirateria digitale risulta ben più spinto. A dirlo è una relazione dell’Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale.
La misura utilizzata dallo studio è l’accesso mensile ai contenuti “piratati” per ogni utente di Internet attivo nel paese. Nel 2023, a livello medio Ue, sono stati effettuati circa 10,3 accessi a contenuti illegali al mese, stabili rispetto al 2022, ma in aumento di 1,7 accessi rispetto al 2021. In effetti il 2022 è stato un anno di crescita per il fenomeno in tutta Europa, con aumenti degli accessi ai contenuti piratati rilevati in ognuno dei 27 membri. L’anno seguente, invece, si è formato un bivio, tra paesi in cui la pirateria digitale ha continuato a crescere (15 su 27) e altri in cui si è assistito a un leggero ridimensionamento o a una stabilizzazione del fenomeno. Nella seconda categoria c’è l’Italia, dove nel 2023 sono stati rilevati 7,3 accessi a contenuti illegali al mese per utente, contro i 7,6 del 2022.
Lituania (26,2 accessi mensili), Estonia (23,2) e Cipro (22) risultano i tre paesi europei che maggiormente fruiscono di contenuti illegali online, mentre all’opposto, oltre all’Italia, sono Polonia (8,3), Romania (7,9) e Germania (7,7) quelli dove è meno frequente la violazione del diritto d’autore online.
Nel caso italiano, il 52% degli accessi illegali riguarda la fruizione di contenuti televisivi, che in molti casi significano sport e, più nello specifico, calcio. Il report ricorda che in occasione degli Europei 2024 la Guardia di Finanza ha condotto un’estesa operazione antipirateria, che ha coinvolto 13 sospetti gestori di reti IPTV (Internet protocol television) illegali, alle quali avevano accesso 1,3 milioni di utenti. Nel 22% dei casi gli accessi illeciti riguardano l’editoria (in particolare i manga), per il 12% i software e solo per il 5% la musica.
A seconda del tipo di contenuto, cambia molto la modalità tramite la quale avviene l’accesso. Se parliamo di film, in Italia la fruizione illecita avviene nel 91% dei casi attraverso lo streaming, percentuale che sale al 98% per i contenuti televisivi, a cui si assiste anche in diretta. Per editoria e software, ovviamente, si può solo parlare di download, rispettivamente nel 90% e 80% dei casi o di condivisione tramite torrent (per i restanti 10% e 20%). Molto più variegato l’accesso illecito alla musica: nel 61% dei casi avviene a seguito di “ripping”, ossia l’estrazione di audio da un supporto fisico (il Cd) e sua trasformazione in file audio, al 21% tramite download diretto e solo per il 14% in streaming.
Secondo l’analisi, la pirateria in tutte le sue declinazioni, dalla cinematografica alla musicale, passando da quella editoriale e degli eventi sportivi in diretta, ha più probabilità di diffondersi nei paesi con una popolazione mediamente giovane e una disoccupazione giovanile più alta.