Negli ultimi dieci anni sono spariti quasi centomila negozi e oltre quindicimila imprese di commercio ambulante. Nei centri storici sono sempre di più le attività commerciali che abbassano le serrande, lasciando spazio a Bed&Breakfast, bar, ristoranti, ma senza riuscire a compensare le riduzioni del commercio.
A stilare questo quadro avvilente è l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio «Demografia d’impresa nelle città italiane».
«Complessivamente – sottolinea il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella – la doppia crisi pandemica ed energetica sembra avere enfatizzato i trend di riduzione della densità commerciale già presenti prima di tali shock. L’entità del fenomeno non può che destare preoccupazione».
Tra il 2012 e il 2022 sono sparite, complessivamente, oltre 99mila attività di commercio al dettaglio e 16mila imprese di commercio ambulante; in crescita alberghi, bar e ristoranti (+10.275); nello stesso periodo, cresce la presenza straniera nel commercio, sia come numero di imprese (+44mila), sia come occupati (+107mila) e si riducono le attività e gli occupati italiani (rispettivamente -138mila e -148mila).
Dall’analisi, che prende in esame 120 città medio-grandi, emerge che la riduzione di attività commerciali e la crescita dell’offerta turistica risultano più accentuate nei centri storici, con il Sud caratterizzato da una maggiore vivacità commerciale rispetto al Centro-Nord.
Lo possiamo considerare uno degli «effetti collaterali» della globalizzazione, a cui si unisce la cosiddetta “platform revolution” (“effetto piattaforma” con la concentrazione di poche ma potenti reti che dominano il mercato, pensiamo per es. ad Amazon. La gente preferisce comprare online, dove spesso si trovano offerte e si risparmia, evitando inoltre le code nei negozi.
Una delle cause è infatti l’omnicanalità, cioè l’utilizzo anche del canale online che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, con le vendite passate da 16,6 mld nel 2015 a 48,1 mld nel 2022.
«Elemento, questo, che ha contribuito maggiormente alla desertificazione commerciale ma che rimane comunque un’opportunità per il commercio fisico tradizionale», evidenzia lo studio. «Alla base della scomparsa di 100 mila negozi nelle città italiane tra il 2012 e il 2022 c’è senza dubbio l’avvento dell’ecommerce che ha rivoluzionato le abitudini di acquisto degli italiani», dichiara Assoutenti, commentando la ricerca di Confcommercio.