In arrivo nuovi controlli fiscali mirati, ecco cosa fa scattare la segnalazione

Patrizia Del Pidio

8 Gennaio 2026 - 17:24

Nel 2026 i controlli fiscali dell’Agenzia delle Entrate saranno mirati ai profili con più alto rischio di evasione. Vediamo quali comportamenti fanno scattare l’allarme.

In arrivo nuovi controlli fiscali mirati, ecco cosa fa scattare la segnalazione

L’Agenzia delle Entrate sceglie la strada dei controlli fiscali mirati basati sull’incrocio delle banche dati con altri fattori che mettono a rischio particolari categorie di lavoratori. Cosa fa scattare le segnalazioni e a cosa si deve prestare la massima attenzione?

Nel 2026, la strategia del Fisco cambia ponendo un focus su partite Iva e imprese medie e grandi basando i suoi controlli sull’incrocio dei dati con i punteggi ISA, le anomalie contabili e l’eventuale adesione al concordato preventivo biennale.

Il 2026, quindi, non sarà caratterizzato da controlli a pioggia; il Fisco si concentrerà piuttosto su verifiche mirate grazie ai dati presenti sulle numerose banche dati a cui accede l’Agenzia delle Entrate che permettono di selezionare i profili che rappresentano un rischio elevato di evasione fiscale. Al centro di queste analisi si collocano gli ISA, per l’affidabilità fiscale del contribuente.

Gli Isa nei controlli fiscali

Ai titolari di partita Iva sono assegnati punteggi che vanno dallo 0 al 10. Solo chi si colloca con un punteggio pari o superiore a 8 ha la possibilità di accedere a un regime premiale con accertamenti fiscali ridotti a priori. Chi si colloca sotto il 6, invece, fa scattare il campanello d’allarme nell’Agenzia delle Entrate ed è collocato in liste a cui il Fisco dedica maggiore attenzione.

Va sottolineato che un punteggio basso di ISA non è una prova certa di evasione fiscale, ma è solo un campanello di allarme che, se incrocia altre anomalie, rischia di sfociare in un accertamento fiscale.

I punteggi ISA hanno una mappatura tutt’altro che semplice: le variabili contabili interessano 1.100 codici di attività, ma il sistema è in grado di cogliere le differenze della collocazione geografica (un esercizio commerciale in centro città e uno in periferia) con i diversi introiti che si potrebbero avere per l’accesso dei clienti fino all’analisi dei costi sostenuti (il canone di una eventuale locazione sarebbe ben diverso).

Il Piao del Fisco

Qui entra in gioco il PIAO, il Piano Integrato di Attività e Organizzazione che programma per il 2026 320.000 controlli sostanziali a cui si sommano anche circa 75.000 verifiche da parte della Guardia di Finanza. L’indagine ispettiva si concentrerà maggiormente sulle imprese di medie o grandi dimensioni con un incremento dei controlli del 20% nel 2026.
Per non inviare indagini ispettive e controlli su contribuenti che potrebbero non rappresentare un profilo di rischio, i controlli saranno mirati. A far scattare l’interesse del Fisco potrebbero essere diversi elementi, come ad esempio uno squilibrio evidente tra costi sostenuti e ricavi: se si dichiara poco, ma si ha un magazzino ben rifornito, molti dipendenti e si paga l’affitto molto alto, è ovvio che il Fisco possa sospettare che non tutti i ricavi siano stati dichiarati. Altri motivi che potrebbero far rientrare nelle liste di controllo sono:
guadagni troppo bassi per il settore in cui si opera, rispetto ai guadagni medi nazionali;
acquisti esteri che non sono coerenti con l’attività svolta;
incassi Pos che sono nettamente superiori ai corrispettivi dichiarati.

Il ruolo del concordato preventivo

In uno scenario di questo genere il concordato preventivo biennale rappresenta un filtro per i controlli: chi ha aderito all’accordo con il Fisco non sarà oggetto di controlli, visto che ha accettato di pagare quello che il Fisco si aspetta che quell’attività paghi. Al contrario, anche se l’adesione al concordato è facoltativa, chi non ha aderito potrebbe essere statisticamente più interessato ai controlli.

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